Il futuro di 007 comincia a prendere forma e la scelta di chi raccoglierà l’eredità di Daniel Craig si fa sempre più interessante. I tre attori in corsa che potrebbero cambiare ancora una volta il volto di James Bond.
James Bond non è mai stato soltanto un agente segreto. Da più di sessant’anni è uno di quei personaggi che escono dallo schermo e finiscono per raccontare il periodo in cui vivono. Cambiano gli attori, cambiano le donne, le macchine e persino il modo di essere eleganti, ma 007 continua a rappresentare un’idea molto precisa di uomo. Ed è proprio per questo che scegliere chi verrà dopo Daniel Craig è molto più complicato che trovare qualcuno a cui stia bene uno smoking.

Ogni generazione ha avuto il suo James Bond
Quando Ian Fleming creò James Bond nel 1953 probabilmente era difficile immaginare quanto quel personaggio sarebbe entrato nella cultura pop. Poi arrivò al cinema, con Dr. No nel 1962, e tutto cambiò. Lo smoking, l’Aston Martin, il Martini, gli hotel di lusso, i casinò, le Bond Girl: nel tempo ogni dettaglio è diventato parte di un immaginario che riconosciamo ancora prima di vedere scritto “007”. Ma Bond non ci ha venduto soltanto macchine, orologi e completi. Ci ha venduto, soprattutto, un’idea di uomo.
Sean Connery era sicurezza, fascino e quella mascolinità quasi intoccabile degli anni Sessanta. Roger Moore ha aggiunto ironia e leggerezza. Pierce Brosnan negli anni Novanta sembrava praticamente perfetto: impeccabile anche mentre gli esplodeva qualcosa alle spalle. Poi nel 2006 è arrivato Daniel Craig e ha rotto il giocattolo. All’inizio molti non lo volevano. Era biondo, più fisico, meno vicino all’immagine classica di Bond. Con Casino Royale, però, ha fatto qualcosa che oggi rende difficilissimo sostituirlo: ha trasformato 007 in una persona. Il suo Bond sanguina, sbaglia, ama, perde, soffre e invecchia. Continua a essere tremendamente affascinante, ma per la prima volta sembra esserci qualcosa anche dietro lo smoking.
Ecco perché oggi la vera domanda non dovrebbe essere soltanto chi sarà il prossimo James Bond, ma piuttosto: che uomo sarà il Bond della Gen Z? Perché il prossimo 007 dovrà vivere in un mondo completamente diverso da quello di Connery e persino da quello in cui Craig ha iniziato. Un mondo che ha cambiato il modo di parlare di mascolinità, relazioni, potere e successo. E probabilmente cambierà anche lui.

Tom Holland sarebbe il Bond più diverso di sempre
Tra i nomi che circolano c’è Tom Holland e, almeno sulla carta, sembra quasi l’opposto di James Bond. Per milioni di persone è ancora Peter Parker: giovane, ironico, impacciato, con quel tipo di fascino molto lontano dall’uomo irraggiungibile che entra in un casinò e sa già di avere tutti gli occhi addosso. Ma forse è proprio questo che rende la sua candidatura interessante. Holland potrebbe essere la scelta perfetta se l’obiettivo fosse ricominciare completamente da capo. Un Bond giovane, ancora da costruire, che non prova nemmeno a imitare Daniel Craig. Sarebbe anche una maniera molto chiara per portare 007 verso una nuova generazione.
C’è però un dettaglio che rende questa possibilità meno scontata. Holland ha raccontato pubblicamente che, quando avrà dei figli, immagina di allontanarsi dalla recitazione per dedicarsi alla famiglia. Una frase che fa sorridere pensando proprio a James Bond, perché diventare 007 non significa accettare un film e vedere come va. Significa potenzialmente legarsi al personaggio per dieci o quindici anni. Daniel Craig lo ha interpretato dal 2006 al 2021. Se l’idea è costruire un nuovo ciclo altrettanto lungo, scegliere un attore che ha già detto di immaginare un futuro lontano dai set potrebbe essere una scommessa. Holland sarebbe forse il Bond più rivoluzionario dei tre, ma anche quello sul quale è più difficile immaginare oggi un progetto così lungo.


Jacob Elordi ha già qualcosa di Bond
Con Jacob Elordi il discorso cambia completamente. Perché se Holland dovrebbe convincerci di poter essere Bond, Elordi ha già quella presenza che ti fa pensare che potrebbe esserlo. È alto, elegante, sicuro, ha un’immagine molto forte e soprattutto appartiene già pienamente alla cultura pop della sua generazione. Non è semplicemente un attore conosciuto: è diventato un riferimento estetico. Quello che indossa viene fotografato, commentato e copiato. E per un personaggio che ha influenzato per decenni il modo in cui gli uomini si vestono e immaginano il lusso, non è un dettaglio da poco.
Il problema potrebbe essere proprio il contrario.
Abbiamo già visto molto di Jacob Elordi. Da Euphoria a Priscilla, da Saltburn fino a Frankenstein, ha attraversato mondi molto diversi e ha costruito intorno a sé un’identità cinematografica e fashion già fortissima. Guardandolo non vediamo un volto da scoprire, vediamo Jacob Elordi. E Bond è uno di quei ruoli che rischiano di funzionare meglio quando l’attore può quasi sparire dentro il personaggio. Daniel Craig prima di Casino Royale aveva già una carriera importante, ma non era ancora un’immagine globale. Bond lo ha trasformato. Con Elordi potrebbe accadere quasi il contrario: sarebbe una star già enorme a entrare nell’universo di 007.
Non necessariamente un problema. Ma sicuramente un Bond diverso.


Harris Dickinson è quello con più spazio davanti
Poi c’è Harris Dickinson, il terzo attore in corsa e probabilmente il nome meno immediato dei tre. Ed è proprio per questo che potrebbe essere il più interessante. Londinese, classe 1996, ha lavorato in film molto diversi come Triangle of Sadness, The Iron Claw e Babygirl, senza però diventare ancora quel tipo di celebrity che entra in una stanza prima ancora del personaggio che interpreta. Holland porta Spider-Man sulle spalle. Elordi porta già un immaginario fortissimo. Dickinson, invece, ha ancora spazio.
Ed è forse quello di cui James Bond ha bisogno.
Ha l’età giusta per crescere insieme al personaggio, è britannico, ha un’eleganza naturale ma non troppo costruita e soprattutto non sembra ancora appartenere a un unico universo. Tra i tre è quello che oggi offre più margine di trasformazione. Non sarebbe la scelta che fa più rumore nell’istante dell’annuncio. Potrebbe però essere quella che, tra dieci anni, sembra più ovvia.


E se il nuovo 007 fosse ancora più inaspettato?
Forse, però, stiamo cercando Bond nei posti sbagliati.
Se l’obiettivo è davvero costruire un nuovo 007, sarebbe interessante guardare oltre i nomi che circolano da anni. Attori abbastanza conosciuti da sostenere un franchise enorme, ma non così famosi da arrivare già accompagnati da un’immagine impossibile da ignorare.
Josh O’Connor, per esempio, sarebbe una scelta molto più curiosa. Non ha il fisico da Bond costruito in palestra che ci aspetteremmo dopo Craig e proprio per questo potrebbe funzionare. Ha qualcosa di profondamente britannico, un’eleganza meno perfetta e soprattutto riesce a essere affascinante senza interpretare il classico uomo affascinante. Il suo sarebbe un Bond meno supereroe e più uomo, forse persino un po’ strano.
Poi c’è Callum Turner, che forse è uno dei nomi più facili da immaginare con uno smoking senza che sembri un casting troppo scontato. Britannico, classe 1990, ha già quell’eleganza un po’ vecchia scuola che appartiene naturalmente all’universo di 007, ma allo stesso tempo non è ancora così legato a un ruolo da impedirci di vedere Bond al posto dell’attore. Sarebbe una scelta probabilmente molto credibile.


Ancora più interessante sarebbe George MacKay. Ha qualcosa di meno patinato, quasi nervoso, e dopo 1917 sappiamo quanto riesca a reggere fisicamente un film senza aver bisogno di trasformarsi nel classico action hero. Il suo Bond potrebbe essere più silenzioso, meno costruito sull’idea del seduttore perfetto e molto più vicino a una vera spia. E se volessimo spingerci ancora più lontano c’è Dev Patel. Sarebbe una scelta capace di cambiare immediatamente l’immagine di 007 senza tradirne necessariamente l’essenza. È britannico, ha eleganza e presenza. Soprattutto, non darebbe l’impressione di stare cercando disperatamente il “nuovo Daniel Craig”.
Cercare semplicemente un altro Daniel Craig avrebbe poco senso. Craig ha già fatto il suo Bond e lo ha portato fino alla fine. Il prossimo attore dovrebbe avere la possibilità di fare qualcosa che, almeno all’inizio, ci sembri quasi sbagliato. Perché forse il nuovo James Bond non è quello che guardiamo e pensiamo immediatamente “è perfetto per 007”. È quello che oggi non riusciamo ancora a immaginare nel ruolo e che, tra dieci anni, non riusciremo più a immaginare fuori.


Quindi, che uomo sarà il Bond della Gen Z?
Forse è questa la parte più interessante di tutta la ricerca.
Per decenni James Bond ha rappresentato l’uomo che sembrava avere tutto sotto controllo. Era forte, elegante, desiderato, ricco, sicuro di sé e soprattutto non aveva bisogno di spiegarsi. Oggi quel modello forse non basta più. La Gen Z è cresciuta mettendo in discussione proprio molte delle cose che Bond ha sempre rappresentato. Il modo di essere uomini è cambiato, il rapporto con la vulnerabilità è cambiato e persino quello che consideriamo sexy non è più necessariamente legato all’idea dell’uomo freddo e irraggiungibile. Forse il nuovo 007 dovrà essere meno perfetto. Forse più strano. Più ironico. Più fragile. O semplicemente diverso da quello che immaginiamo quando pensiamo a James Bond.
Holland sarebbe la rottura. Elordi sarebbe la star. Dickinson sarebbe il volto da costruire. Ma forse è proprio questo il punto. Nel 2006 Daniel Craig sembrava a molti il James Bond sbagliato. Oggi trovare qualcuno capace di sostituirlo sembra quasi impossibile. Il prossimo 007 dovrebbe provocarci esattamente la stessa sensazione.


