La sorpresa è, ora, un lusso

da | LIFESTYLE

Perché abbiamo smesso di lasciarci sorprendere?

Sappiamo già come finirà un film prima ancora di entrare in sala. Conosciamo il ristorante prima di esserci mai stati, perché abbiamo visto il tavolo, il piatto signature e persino il bagno (rigorosamente fotografato allo specchio) nelle stories di qualcun altro. Degli hotel conosciamo la vista dalla camera. Delle collezioni, spesso, abbiamo già visto anticipazioni, fitting e backstage. E quando arriva finalmente il momento di vivere qualcosa, c’è un piccolo problema: in qualche modo l’abbiamo già vissuta.

Benvenuti nell’epoca in cui sappiamo tutto prima che accada.

E forse, dopo aver trasformato l’immediatezza in un’ossessione, stiamo iniziando a renderci conto di aver sacrificato qualcosa per strada: la sorpresa.

Abbiamo smesso di aspettare

Aspettare, oggi, sembra quasi una cattiva abitudine.

Vogliamo sapere subito. Comprare subito. Vedere subito. Ricevere subito. Se una serie televisiva esce a mezzanotte, poche ore dopo bisogna già evitare i social per non conoscere il finale. Se viene annunciata una collaborazione nella moda, cominciano immediatamente leak, indiscrezioni, immagini rubate e presunte anteprime.

L’attesa, quella che una volta costruiva il desiderio, è diventata un fastidio da eliminare. Eppure il desiderio ha bisogno esattamente di quello: tempo.

Desideriamo davvero qualcosa quando ancora non la possediamo, quando possiamo immaginarla senza conoscerla completamente. È nello spazio tra ciò che sappiamo e ciò che ancora ignoriamo che nasce l’aspettativa. Noi quello spazio lo abbiamo riempito. Di notifiche, teaser, countdown, recensioni, unboxing, spoiler e contenuti “esclusivi” che restano esclusivi per circa sette minuti.

Gli algoritmi hanno eliminato l’imprevisto

Poi ci sono loro: gli algoritmi. Ci mostrano quello che presumibilmente ci piacerà. La musica che dovremmo ascoltare, gli abiti che potremmo comprare, il ristorante in cui potremmo cenare, la destinazione della prossima vacanza.

Comodissimo. Ma tremendamente prevedibile. Non c’è sorpresa, scoperta.

Abbiamo costruito un mondo digitale progettato per ridurre al minimo l’errore e, insieme all’errore, abbiamo ridotto anche la possibilità della scoperta. Apriamo Instagram e troviamo ciò che ci assomiglia. TikTok impara velocemente cosa riesce a trattenerci davanti allo schermo. Le piattaforme di streaming suggeriscono il prossimo titolo sulla base di quello precedente.

Persino il gusto rischia così di trasformarsi in un circuito chiuso: amiamo ciò che già sappiamo di poter amare.

La sorpresa, invece, nasce spesso dall’esatto contrario. Da qualcosa che non avremmo scelto.

Quando anche la moda ha perso il mistero

La moda conosce molto bene il potere dell’attesa. Per decenni ha costruito il desiderio proprio attraverso la distanza: tra la passerella e il negozio, tra l’immagine e l’oggetto, tra ciò che poteva essere osservato e ciò che poteva realmente essere posseduto.

Poi è arrivata la velocità.

Fashion week raccontate in diretta, backstage pubblicati mentre le modelle devono ancora entrare in passerella, front row trasformati in studi televisivi, collezioni sezionate sui social pochi secondi dopo l’ultimo look. Non è necessariamente un male. La democratizzazione dell’accesso alla moda ha abbattuto barriere che per molto tempo erano sembrate intoccabili. Ma ha avuto un prezzo. Il mistero.

Screenshot live sfilata Dior

Una sfilata può diventare virale prima ancora di essere terminata. Un accessorio può essere decretato “It bag della stagione” mesi prima di arrivare realmente nei negozi. E una tendenza può essere dichiarata morta quando la maggior parte delle persone non ha ancora avuto il tempo di indossarla.

Abbiamo accelerato talmente tanto il ciclo del desiderio da rischiare di esaurirlo prima ancora di soddisfarlo.

Il paradosso del lusso contemporaneo

Ed è qui che il concetto di lusso diventa interessante. Perché se tutto è accessibile, visibile e raccontabile, cosa rimane davvero esclusivo? Non necessariamente ciò che costa di più. Forse ciò che non può essere anticipato. Un’esperienza di cui non conosciamo ogni dettaglio. Una cena senza aver studiato il menu online. Un viaggio senza aver salvato cinquanta video dal titolo “Things you MUST do”. Una collezione scoperta nel momento esatto in cui viene presentata. Insomma, una sorpresa come quella degli ovetti Kinder.

Persino un regalo scelto da qualcun altro, senza wishlist e senza link inviato preventivamente per evitare incidenti diplomatici, può essere un lusso. Un gesto quasi rivoluzionario: non sapere. Il nuovo lusso potrebbe essere proprio questo. Lasciare uno spazio vuoto abbastanza grande perché qualcosa riesca ancora a sorprenderci.

La sorpresa diventa nuova esclusività

Il lusso, del resto, ha sempre avuto una relazione particolare con ciò che non è disponibile a tutti. Ma l’esclusività contemporanea potrebbe non riguardare soltanto l’accesso economico. Potrebbe riguardare l’accesso all’inaspettato.

In un mondo in cui possiamo vedere praticamente tutto attraverso uno schermo, il valore si sposta verso ciò che deve essere vissuto per essere conosciuto. Non fotografato prima. Non recensito ossessivamente. Non anticipato.

Vissuto. Ed è forse per questo che alcune delle esperienze che ricordiamo maggiormente non sono necessariamente quelle organizzate meglio, ma quelle in cui qualcosa è andato diversamente da come avevamo previsto.

Una deviazione. Un incontro. Una porta aperta per caso. Un posto che non compariva nelle nostre ricerche. L’imprevisto che per anni abbiamo cercato di eliminare dalle nostre vite potrebbe essere esattamente ciò che oggi ci manca.

Il vero lusso? Non sapere

Naturalmente non smetteremo di usare Google prima di prenotare un hotel e difficilmente torneremo ad aspettare sei mesi per scoprire una collezione su una rivista. E probabilmente va bene così. Ma forse possiamo smettere di pretendere di conoscere tutto. Perché abbiamo costruito un mondo straordinariamente efficiente nel dirci cosa succederà dopo e siamo diventati bravissimi a prepararci a ogni possibilità. Solo che, nel frattempo, abbiamo dimenticato quanto fosse bello non essere preparati.

Il vero privilegio, allora, potrebbe non essere avere accesso a tutto. Potrebbe essere riuscire a lasciare qualcosa fuori dall’algoritmo. Qualcosa che non abbiamo cercato, previsto o già visto sullo schermo di qualcun altro. Qualcosa capace, semplicemente, di accadere.

E di sorprenderci.

Photocredits: Pinterest, personal screenshot