Incentrato sul mondo degli ultra-ricchi, Privileged Few è un progetto interessante che si inserisce come baluardo della decostruzione delle élite, spiegando i meccanismi dietro alle azioni dell’1% della popolazione mondiale.
Si usa spesso dire che l’erba del vicino è sempre più verde. Potrebbe sembrare un detto tramandato dopo generazioni di giardinieri disillusi dalle capacità del proprio vicino, ma esiste un concetto specifico alla base. Si tratta della cosiddetta “Privazione Relativa“. Questo concetto fa riferimento al come valutiamo la nostra felicità e il nostro benessere. Noi non ci chiediamo se siamo felici in assoluto, quanto piuttosto lo siamo in relazione al nostro gruppo di riferimento.
La frustrazione o il desiderio che proviamo tutti di fronte a certi avvenimenti o semplicemente oggetti, non arrivano dal fatto che a noi manchi il necessario per vivere, ma dal divario enorme che sentiamo tra noi e chi li vive o possiede.
Magari a me non frega nulla di comprare una casa a 20 anni, ma vedere qualcuno della mia età in grado di farlo mi crea un’ansia assurda che nemmeno sapevo di poter avere. Voglio dire, fino al giorno prima il mio unico desiderio erano i saldi da Zara e ora sento l’estrema necessità di impegnarmi per raggiungere l’obbiettivo di una casa tutta mia, saltando la fase dell’affitto e fantasticando direttamente sul mutuo.
Il tutto ovviamente, perchè a poco serve dirlo, si riduce a una divisione tra chi può e tutti gli altri. C’è chi può e chi non può e chi non può vuole assolutamente entrare a far parte di quella cerchia di persone che può.
Questo preambolo per farvi conoscere una realtà che questo divario cerca di rimpicciolirlo sempre più con testimonianze e meccanismi elitari spiegati passo passo.
@weareprivilegedfew è un progetto multimediale che ha come dichiarazione d’intenti lo smascherare i segreti di quell’1% di popolazione mondiale: i privilegati(ssimi).
A dare vita a questa idea è stata Albina Aliyeva, la quale si categorizza apertamente come “nepo baby”. Cresciuta nella realtà del super-lusso tra guardie del corpo e ingenti patrimoni familiari, dà voce a quelle che sono delle realtà a cui noi comuni mortali non possiamo accedere, ma che una volta conosciute trovano una spiegazione e una similirità quasi “popolare”.
Uno dei principali punti affrontati dalla pagina è la narrazione tossica della cosiddetta “hustle culture”. Un concetto tanto caro al capitalismo, meno a chi finisce in born-out prima dei 30. Si tratta della cultura del darsi da fare, dove il valore di una persona non è legato a chi è, ma a quanto produce. Partendo da qui Privileged Few smonta il tossicismo di alcune liste come i “Forbes 30 Under 30“, spiegando come dietro a molti di questi 30 ci siano in realtà fondi fiduciari, capitali familiari e reti di relazioni del tutto inaccessibili a “noi tutti”. Il mito del self-made man è quindi il primo a cadere.
Un altro tema ricorrente è quello legato ai matrimoni e alle relazioni, i quali si rivelano “semplici” contratti strategici.
Nella pagina le dinamiche relazionali interne alle classi dominanti non vengono edulclorate, ma svelate per quello che sono oggi e che sono in realtà sempre state per le classi elevate: alleanze strategiche. Uno dei video più virali si intitola “Le 7 domande a cui il mio fidanzato ha dovuto rispondere prima della proposta“. Qui Albina descrive in modo quasi analitico l’incontro tra il padre, un miliardario di origine daghestana, e il suo fidanzato. Le domande del padre non affrontavano nessuna delle questioni che saltano all’occhio nelle più belle favole d’amore, ma nodi cruciali di tutt’altro tipo. Tra queste la gestione del denaro, lo stile di vita, il patrimonio e anche la capacità di mantenere lo status della figlia.
Questo è il più lampante degli esempi riguardo a come le classi dominanti agiscano per proteggere i confini della propria cerchia e assicurare la produzione sociale e culturale in precisi confini.
Un altro argomento bollente è il Pre-nup. Più raro in Italia, il contratto pre-matrimoniale è argomento hot di discussione in America, sopratutto da un certo net balance in poi. Questo perchè nelle cerchie dell’élite globale il matrimonio è a tutti gli effetti la fusione di due entità legali ed economiche. Parlare apertamente di accordi prematrimoniali serve a decostruire l’idea che il denaro sia un tabù nelle relazioni di successo. Anzi, per chi detiene grandi patrimoni, la pianificazione della separazione dei beni è il prerequisito fondamentale per poter vivere la relazione con serenità e trasparenza, eliminando quella orticante illusione del “vissero felici e contenti senza questioni economiche di mezzo”.
Photo via @weareprivilegedfew account
Anche la rappresentazione estetica dei ricchi viene decostruita: non sono i loghi a fare i soldi, anzi.
La pagina analizza spesso il divario tra la percezione comune della ricchezza e i veri codici di consumo della cerchia ristretta, etichettata come la “nuova élite istruita”. Oggi, infatti, esisbire loghi giganteschi ti rende “tacky” e per nulla degno di essere notato come parte della cerchia dei ricchi. I veri ricchi giocano in tutto un altro campionato investendo in beni immateriali, capitale culturale o fome di consumo ultra-specifiche. Queste rappresentano delle barriere invisibili e oltretutto insormontabili per una persona qualunque.
L’aspetto affascinante del progetto è il paradosso della fonte, che fa parte dell’élite, ma la smonta pezzo per pezzo.
Da qui nasce l’enorme autorevolezza che Albina e il suo progetto possiedono. La cosa interessante è che dalla stessa riflessione potrebbero nascere le critiche. Questo perchè Albina utilizza il capitale (economico, sociale e culturale) derivante dal suo privilegio per accumulare altro capitale, in questo caso reputazionale e probabilmente anche economico, criticando il privilegio stesso.
Ma la parte più affascinante io trovo che stia nella componente del pubblico.
Se noi dovessimo ammettere di essere affascinati dal mondo del lusso potremmo essere percepiti come superficiali, un termine che ha sempre fatto salire i brividi sulle braccia di un qualsiasi componente del ceto medio. Se però i contenuti che parlano di lusso hanno un’impostazione e una finalità educativa e critica, allora il nostro guardarli è giustificato. Una sorta di voyeurismo moralmente e intellettualmente autorizzato e approvato.
La figura di Albina incarna quella del traditore del meccanismo, ma puramente a fini narrativi. Sotto sotto è un tradimento controllato, si svelano i trucchi del mago per vendere i biglietti dello spettacolo, senza mai far crollare il teatro…per adesso.


