Martin Margiela mette all’asta il suo archivio personale

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Oltre 200 pezzi raccontano quarant’anni di rivoluzione nella moda

Disegni, fotografie, Tabi iconiche e creazioni Hermès appartenute alla madre del designer: per la prima volta Martin Margiela apre le porte del suo universo privato e trasforma la memoria in patrimonio culturale.

Cosa vale la memoria di un genio della moda?

Dal primo dossier che immaginava una maison ancora inesistente alle Tabi che hanno rivoluzionato il concetto stesso di calzatura contemporanea, Martin Margiela ha deciso di mettere all’asta una parte della propria storia.

Oltre 200 lotti, quarant’anni di ricerca creativa e un archivio che racconta molto più di una carriera: racconta il modo in cui una delle menti più influenti della moda contemporanea ha imparato a guardare il mondo.

Perché questa non è semplicemente una vendita. È un raro accesso all’universo privato di un uomo che ha costruito la propria leggenda restando invisibile.

Il prossimo 9 luglio, a Parigi, Maurice Auction e Kerry Taylor Auctions presenteranno una vendita destinata a entrare nella storia della moda. Martin Margiela ha infatti scelto di mettere sul mercato una parte del proprio archivio personale, dando vita a quella che rappresenta la prima collaborazione diretta tra un designer vivente e una casa d’aste per la cessione dei propri materiali creativi.

Una decisione sorprendente, soprattutto se si considera il rapporto che il designer belga ha sempre avuto con l’esposizione pubblica. Mentre gran parte dell’industria della moda ha costruito il proprio successo attorno alla personalità dei direttori creativi, Margiela ha fatto dell’assenza una dichiarazione estetica. Il suo volto è rimasto nell’ombra, il suo nome è diventato un manifesto e il suo lavoro ha continuato a parlare per lui.

Oggi, invece, sono gli oggetti a raccontare ciò che per anni è rimasto custodito lontano dagli sguardi.

L’asta ripercorre un arco temporale che va dal 1984 al 2008, dagli anni della formazione ai giorni in cui il designer decise di lasciare Maison Martin Margiela per dedicarsi a nuovi progetti. Fotografie, disegni, prototipi, accessori, documenti e oggetti personali compongono un mosaico che permette di osservare da vicino il processo creativo di uno dei protagonisti più influenti della moda contemporanea.

Dentro l’archivio che ha cambiato il fashion system

Tra i pezzi più significativi figura il celebre dossier realizzato nel 1987, quando Margiela era ancora alla ricerca di produttori italiani e stava immaginando la futura identità della Maison. Disegni, collage e appunti raccontano la nascita di un linguaggio visivo che avrebbe ridefinito il concetto stesso di decostruzione, anonimato e sperimentazione.

Non meno affascinanti sono gli oggetti che negli anni sono diventati veri e propri simboli del suo immaginario.

La celebre blouse blanche, il camice bianco indossato da collaboratori e atelier, testimonia quella filosofia collettiva che ha sempre rifiutato il culto della personalità. Il velo utilizzato per coprire completamente il volto delle modelle racconta invece l’ossessione per l’abito come protagonista assoluto, libero da qualsiasi distrazione legata all’identità di chi lo indossa.

Persino un telefono personale dipinto di bianco entra a far parte della narrazione. Un oggetto quotidiano trasformato in manifesto estetico, coerente con quella visione radicale che alla fine degli anni Ottanta avrebbe reso il bianco una delle firme più riconoscibili dell’universo Margiela.

Le Tabi: da provocazione a icona

Tra i top lot della vendita spiccano le celebri Tabi “Graffiti” del 1991. Oggi considerate una delle calzature più influenti della moda contemporanea, nacquero da un’intuizione che all’epoca apparve quasi incomprensibile. Ispirandosi alle tradizionali calzature giapponesi indossate dagli operai, Margiela immaginò una scarpa capace di rompere ogni convenzione estetica del periodo.

La storia racconta che nessuno le amasse particolarmente agli inizi. Eppure il designer continuò a proporle stagione dopo stagione, fino a trasformarle in uno degli accessori più riconoscibili e desiderati del fashion system.

Le Tabi presenti nell’asta conservano inoltre un valore simbolico particolare: durante una mostra al Palais Galliera di Parigi furono spontaneamente disegnate e annotate dai visitatori, trasformandosi in una sorta di opera collettiva che ancora oggi testimonia il rapporto diretto tra creazione e pubblico.

L’eredità silenziosa di Hermès

Accanto agli archivi personali del designer trova spazio un capitolo altrettanto emozionante: il guardaroba Hermès appartenuto a Léa Bouchet, madre di Martin Margiela.

Circa sessanta capi, accessori, scarpe e borse raccontano il periodo compreso tra il 1997 e il 2003, quando il creativo guidava la linea femminile della maison francese. Un periodo che oggi molti considerano uno dei momenti più raffinati della storia moderna di Hermès. Le silhouette sono essenziali, i dettagli ridotti al minimo, i materiali straordinari. Cachemire, seta, pellami e costruzioni impeccabili restituiscono una visione del lusso fondata sulla qualità e sulla durata piuttosto che sull’ostentazione.

Tra i pezzi più significativi emergono la celebre Clochette reinterpretata come collana, la rivoluzionaria cintura Double Tour che avrebbe influenzato generazioni di accessori e il raro sac Initial, esempio perfetto della ricerca di equilibrio tra funzionalità e artigianalità che ha caratterizzato il lavoro di Margiela per Hermès.

La moda è patrimonio

L’esposizione che accompagnerà la vendita, curata da Bob Verhelst, è stata concepita come una sorta di “unwrapping”. Un gesto semplice ma evocativo che invita il pubblico a scoprire gli oggetti come se venissero aperti per la prima volta.

Ed è forse proprio questo il significato più profondo dell’intera operazione. In un momento storico in cui la moda sembra consumare sé stessa alla velocità di uno scroll, Martin Margiela sceglie di fermarsi e guardare indietro. Non per celebrare la nostalgia, ma per ricordare che ogni collezione nasce da idee, tentativi, intuizioni e ossessioni.

Per anni questi oggetti sono rimasti custoditi in silenzio. Oggi diventano testimonianze tangibili di una visione che continua a influenzare designer, studenti e appassionati in tutto il mondo.

Perché se la moda vive nel presente, i grandi archivi hanno il potere di raccontare il futuro.

Photocredits: press kit Com & Stories