La palma d’oro è rimasta immutata ma il festival di Cannes ha subito molti cambiamenti nel corso degli anni
Da pochi giorni si è concluso il festival di Cannes dove si ha avuto modo di vedere la celebrazione di attori, registi e personalità del grande cinema internazionale. Il concorso permette il riconoscimento di grandi lavori e progetti cinematografici che nel corso degli anni diventano storia del cinema.
Ma Cannes dalla sua prima edizione del settembre 1946, dove le fotografie erano scattate da paparazzi e le foto venivano sviluppate, dunque la diffusione delle notizie era più lenta.
Nelle decenni, il Festival del Cinema di Cineasta è passato da un evento relativamente esclusivo a un’ampia intersezione di cinema, moda, celebrità, politica, branding di lusso e cultura internet. Al 2026 dove le notizie vengono diffuse prima ancora che qualcosa accada e i look vengono visti dal mondo intero prima di arrivare al tappeto rosso, ancor prima che i paparazzi scattino le foto giuste.

Il festival di Cannes prima e dopo i PR
Si può fare una divisione netta della percezione e del modo stesso di vivere il festival di Cannes negli anni. A fine del XX secolo il mondo della moda e del cinema era in piena evoluzione e formazione. Quando ruoli e gestione dello star System erano ancora sconosciuti, tutto avveniva in maniera totalmente “spontanea”.
Al festival di Cannes come in altri eventi di grande impatto mediatico internazionale tutto può succedere o meglio non si conosce cosa potrebbe succedere. La libertà espressiva e artistica che un palcoscenico come quello di Cannes ti permette di avere, coglie nuovi modi o esposizioni nuove di artisti e celebrità. Verso al pubblico che osserva attonito, celebrità e stilisti, oltre registi e attori candidati alla premiazione, ci sono mesi di preparazione per esporsi in quella determinata giornata.
Anni quelli del XX secolo per il festival di Cannes in cui regnava la semplicità del caso, l’eleganza naturale e un gossip casuale. Le grandi dive indossavano capi d’archivio prima quest’ultimi fossero archivio e i paparazzi erano liberi di interagire sul tappeto rosso per scatti perfetti e da inquadrature differenti.

Non era una semplice apparizione di qualche minuto bensì una performance che ancor prima di essere vista all’interno del Palais du festival plasmando il futuro di un’autore cinematografico mentre incarnavano l’antica sofisticazione di Hollywood, si sviluppava all’esterno. Il tappeto rosso ha permesso ad attrici e attori del cinema una popolarità passeggera o hanno segnato momenti iconici divenuti storia del festival.

Questa quasi naturalezza con cui si possono definire quegli anni viene a mancare nel momento in cui si costruisce un posizionamento di controllo organizzativo che limita l’espressione e la spontaneità dell’evento. Il ruolo determinante di un PR che va plasmare, gestire e proteggere l’immagine pubblica di celebrità, artisti e personaggi noti con l’obiettivo principale di costruire una reputazione positiva e mantenerla nel tempo, creando un ponte strategico tra la stella e il suo pubblico.
Ma l’esposizione quindi che viene fatta è filtrata e costruita. Inoltre dal lato organizzativo del festival si sono susseguite negli anni un non indifferente numero di limitazioni dal dress code alle tempistiche e modalità di presentazione sul tappeto rosso creando una rottura decisiva negli anni.

Tra gli iconici anni ’90 e 2000
Il festival di Cannes ha raggiunto momenti di gloria durante questi anni che hanno segnato il passaggio fra due epoche.
Il fumo di sigaretta, fotografia a flash e caos assoluto regnavano quelle due settimane. Libertà ed esibizionismo erano quotidianità, Madonna arrivava con il corsetto di Jean Paul Gaultier, Cameron Diaz faceva apparire abiti slip e stivali in modo criminale e Björk riscriveva casualmente la storia del tappeto rosso.

Cannes negli anni ’90 non era semplicemente un festival del cinema, ma il punto d’incontro perfetto tra moda, cultura pop e icone trasformando la Croisette. Non esistevano strategie studiate per diventare virali, eppure ogni apparizione sembrava destinata a restare impressa per sempre.
C’erano gli abiti satinati, i collier di diamanti, il minimalismo elegante di quegli anni e quella sensualità silenziosa che non aveva bisogno di eccessi per farsi notare. Da Monica Bellucci in Valentino, a Kate Moss e Johnny Depp mano nella mano, Lady Diana, Sharon Stone che riscriveva le regole del red carpet, le Spice Girls che portavano sulla Croisette un’energia completamente nuova. Tutto sembrava più spontaneo, più cinematografico, quasi irraggiungibile.

Visionare oggi le immagini di quegli anni ’90 significa catapultarsi in un’epoca in cui il glamour non urlava bensì riusciva a dominare la scena, con il tappeto rosso che era sempre a un martini di distanza dallo scandalo.
Cannes come lo vediamo oggi
Oggi il festival di Cannes esiste sotto un panorama più mediatico volatile, frammentato e visibile. Un’esposizione globale immediata in cui un semplice abito o azione può determinare le sorti del film stesso che andrà in proiezione.

Restrizioni di dress code determinate l’anno scorso e negli ultimi anni in cui nudità e politica o ovazione di proteste devono rimanere estranei al festival. Tempistiche di esposizione sul tappeto rosso come se fosse una scala mobile in movimento e membri dell’organizzazione che ostruiscono le celebrità in passerella.
Se la grande potenza simbolica che rimane al festival continua ad essere limitata e costruita cosa resterà per i prossimi anni?
Crediti foto: cosmos.so


