Non solo monitoraggio di performance d’allenamento, Strava è il nuovo social network dove incontrare nuove persone, motivarsi e condividere esperienze offline. Ma attenzione che la competizione, da sana, non diventi malsana…
Di recente, si è diffusa tra la gen z un’app gratuita, popolata da oltre 76 milioni di utenti, in cui è possibile registrare le proprie prestazioni sportive per confrontarle con altri utenti, e dove postare foto e statistiche degli allenamenti da condividere con i propri followers. Si tratta di Strava, il nuovo social network che unisce lo sport alle funzioni social di altre piattaforme, quali Instagram, Facebook e TikTok.
Strava non è solo per gli amanti della corsa. È possibile registrare e condividere attività per 50 sport diversi (e ne vengono aggiunti continuamente), dal ciclismo al Pilates, al pickleball. Ma ciò che l’ha resa così nota è proprio il jogging.
L’hobby più antico del mondo
Questa disciplina si distingue per essere la più longeva della storia: gli ominidi la utilizzavano per cacciare le prede, e fu nel 776a.C. nell’Antica Grecia che si tenne lo stadion, una competizione di velocità su una distanza di circa 192 metri, prima gara ufficiale dei Giochi Olimpici.
La corsa è sempre stata parte dell’essere umano, ma negli ultimi anni ha assunto un nuovo valore. Da disciplina di nicchia, è diventata un fenomeno di massa, e a dirla tutta, anche un po’ modaiolo…
Il boom è avvenuto dopo la pandemia, un periodo di forte instabilità in cui gli sport individuali e aerobici – in particolare la corsa – sembravano l’unica certezza, qualcosa che nessuno avrebbe potuto portarci via.
Il jogging ha assunto una nuova dimensione: da puro e semplice allenamento individuale, volto quasi esclusivamente alla cura del corpo fisico, si è trasformato in un fenomeno collettivo e sociale che conduce al benessere della mente.



Ormai si sa, la generazione z e i giovani prediligono rapporti autentici, che nascono dall’intuito, dalle sensazioni del primo approccio. Non sono più attratti, al contrario dei millennials, dalle app d’incontri e dalle modalità di conoscenza online. Ecco spiegato come Strava sia riuscita ad insidiarsi discretamente e inosservata nelle nostre vite, sfruttando lo sport e la corsa per creare community offline.
Gli inizi
Strava è nata nel 2009 a San Francisco da Mark Gainey e Michael Horvath, due ex atleti di canottaggio di Harvard, che avevano il desiderio di riportare in vita “il cameratismo e lo spirito di competizione sperimentati ai tempi dell’università”, così è scritto sul sito ufficiale dell’app.
In questo modo hanno contribuito allo sviluppo di un fenomeno che ha cambiato il modo di intendere il running, e di rapportarsi con agli altri tramite lo sport, stimolando nuove modalità di aggregazione.
L’app nel dettaglio
Questa piattaforma, dal punto di vista più tecnico tiene traccia di tutte le attività e le prestazioni che l’utente svolge; registra l’attività, il passo, l’andamento; tiene in memoria le statistiche, tra cui i miglior risultati sul chilometro o sul miglio, e stila una classifica di tutti i passaggi in una determinata zona. Permette, inoltre, di stabilire degli obiettivi mensili e consente di collegare lo smartwatch personale per caricarne l’attività. Esiste anche la versione pro che offre consigli tecnici specifici e strumenti avanzati di analisi.
A livello social(e), invece, in fase di registrazione viene creato un profilo personale, dotato di bio, che può essere pubblico o privato, e dove è possibile seguire altri utenti, proprio come su Instagram. Ci sono anche i like, soprannominati “Kudos”. E la cosa più entusiasmante sono decisamente i Run Club. Ogni utente può organizzare una sessione di corsa di gruppo in una zona della città, programmando data e ora: un modo innovativo per fare networking e chissà, magari incontrare l’anima gemella…


Il fulcro di questa piattaforma sono le interazioni: tutti gli utenti – following o followers – o possono vedere le attività degli amici e commentarle.
Se come sostengono molti, si tratta di un modo per essere stimolati e migliorati a spingersi sempre un po’ più in là, e anche oltre i propri limiti, numerosi sono coloro che hanno deciso di disinstallare e cancellare il proprio profilo da questo social definito “tossico” e troppo competitivo.
“If it’s not on Strava, it didn’t happen”, è una sorta di motto creato dagli utenti del network per incentivare a postare, dimostrando i progressi svolti, la crescita e le abilità.
Ma rivela anche come questo abbia suscitato negli atleti l’ossessione di fare sempre di più, sempre meglio, e di continuare a paragonarsi con gli altri, incentivando comportamenti anti-sportivi.
Competizione sana o malsana?
Il paragone con gli altri su questa app è inevitabile. Quotidianamente gli utenti si trovano a competere volente o nolente con amici o sconosciuti del punto vista fisico, ma soprattutto mentale.
Non fare abbastanza chilometri, avere un tempo troppo basso, non essere abbastanza performante rispetto agli altri.
Il rischio di questa app è proprio quello di annientare lo scopo con cui è stata creata: condividere e vivere insieme lo sport.
Esiste un ultimo lato oscuro: Strava mina la nostra privacy?
Strava, come ormai sappiamo, consente di tracciare e mostrare agli altri utenti i nostri percorsi, oltre ai miglioramenti e le statistiche. Ecco perché la questione della privacy non è da sottovalutare.
Un esempio eclatante è il caso delle rivelazioni di basi e militari italiani in territorio estero. I militari appassionati di jogging e iscritti a Strava hanno inconsapevolmente condiviso i propri spostamenti quotidiani, minando la loro privacy e la sicurezza.
Tutto nasce da un’esigenza: qual è la nostra di condividere con amici e sconosciuti le nostre performance? Ne abbiamo veramente bisogno?
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