La notte degli Oscar 2026

da | CULTURE

Tra trionfi cinematografici, dichiarazioni controverse e un red carpet ricco di simboli, l’edizione di quest’anno degli Oscar riflette il clima politico e culturale del nostro tempo.

Attori, registi, sceneggiatori, costumisti e tanti altri professionisti che rendono possibile il magico mondo del cinema si sono riuniti nell’evento più atteso e sognato da tutti loro: la notte degli Oscar

La 98ª edizione degli Academy Awards, tenutasi al Dolby Theatre di Los Angeles e condotta dal comico Conan O’Brien, ha celebrato i migliori film dell’anno con una cerimonia molto attesa, ricca di rivelazioni, sorprese e momenti di forte significato simbolico. 

Tra le principali novità di quest’anno spicca l’introduzione di una nuova categoria, quella per il Miglior Casting, riconoscimento che finalmente dà visibilità a una figura fondamentale ma spesso invisibile del processo cinematografico: chi seleziona gli attori che daranno vita ai personaggi sullo schermo. Il primo premio della storia in questa categoria lo ha vinto il casting director Cassandra Kulukundis per il film One Battle After Another. 

Tra i record della serata va inoltre ricordato quello del film Sinners, con ben sedici nomination: uno dei titoli più nominati nella storia recente degli Oscar. 

La vigilia della cerimonia non è stata priva di polemiche: alcune dichiarazioni dell’attore Timothée Chalamet sull’irrilevanza dell’opera e del balletto nella cultura contemporanea hanno suscitato numerose critiche, anche se l’episodio non ha avuto ripercussioni sulle votazioni ormai già chiuse.

Un Oscar “blindato”

L’edizione di quest’anno è stata spesso definita da commentatori e giornalisti un Oscar politico. Non solo per i discorsi pronunciati sul palco ma anche per il contesto geopolitico internazionale in cui si è svolta la cerimonia.

In un periodo segnato da tensioni globali, guerre e forti divisioni politiche, la notte degli Oscar è diventata anche uno spazio di presa di posizione e di riflessione collettiva. Proprio per questo motivo l’evento godeva di un livello di sicurezza molto elevato, tanto da essere definito da alcuni osservatori un Oscar “blindato”.

Diversi momenti sul red carpet e durante la serata hanno evidenziato questo clima. Tra i più commentati vi è stato l’outfit dell’attore Javier Bardem. L’attore ha indossato un abito con la scritta “No a la guerra”, un messaggio politico e sociale legato alle politiche migratorie e ai confini.

A far discutere è stata anche l’assenza di Sean Penn, premiato con l’Oscar come miglior attore non protagonista per il film One Battle After Another. L’attore, noto per il suo forte impegno politico e per il suo sostegno al presidente ucraino Zelensky, ha scelto di non presentarsi alla cerimonia. Una decisione che molti hanno interpretato come una possibile presa di posizione personale nel contesto internazionale attuale.

I migliori attori protagonisti

Il premio come miglior attore protagonista è stato assegnato a Michael B. Jordan per la sua interpretazione nel film Sinners, diretto da Ryan Coogler. Il film racconta una storia intensa e complessa, affrontando temi sociali e morali attraverso una narrazione potente e visivamente molto curata. E’ un film che è riuscito a parlare dell’oggi tornando a parlare del black power, creando uno spettacolo che si coniuga perfettamente con la storia.

Il premio come miglior attrice protagonista è invece andato all’attrice irlandese Jessie Buckley per il film Hamnet, un’opera ispirata al romanzo di Maggie O’Farrell e diretta da Chloé Zhao. Il film racconta la storia della famiglia di William Shakespeare e della perdita del figlio Hamnet, intrecciando tragedia personale e grande sensibilità poetica.

Le interpretazioni di Jordan e Buckley sono già tra le più apprezzate dell’anno. Rappresentano due modi diversi ma ugualmente intensi di portare sullo schermo storie emotivamente profonde.

“Frankenstein” e il trionfo nelle categorie tecniche

Se i premi principali sono andati ad altri film, il grande protagonista delle categorie tecniche è stato senza dubbio Frankenstein, diretto da Guillermo del Toro.

Il film ha ottenuto tre importanti premi Oscar: miglior scenografia, miglior trucco e acconciatura e miglior costume.

L’Oscar per i migliori costumi è stato assegnato alla costumista Kate Hawley, che ha creato abiti capaci di ricreare l’atmosfera gotica e ottocentesca del film. Attraverso tessuti scuri, dettagli ricercati e una forte attenzione alla costruzione dei personaggi, i costumi contribuiscono a rafforzare l’estetica romantica e inquietante della storia ispirata al romanzo di Mary Shelley.

Il premio per trucco e acconciatura è andato al team composto da Mike Hill, Jordan Samuel e Cliona Furey, il cui lavoro è stato fondamentale per la trasformazione dei personaggi. In particolare, per la creazione dell’aspetto della Creatura.

Infine, per la miglior scenografia sono stati premiati Tamara Deverell e Shane Vieau, che hanno costruito ambientazioni suggestive e dettagliate, contribuendo a creare l’atmosfera cupa e immersiva che caratterizza l’intero film.

Il successo di “Una battaglia dietro l’altra”

Il vero trionfatore della serata è stato però il film One Battle After Another, diretto da Paul Thomas Anderson, che ha conquistato sei premi Oscar. Tra cui: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura adattata, miglior montaggio, miglior casting e miglior attore non protagonista.

Il film, che affronta temi politici e sociali contemporanei, è stato uno dei più discussi e apprezzati dell’anno e ha dominato la serata degli Academy Awards. Attraverso una narrazione intensa e una regia molto personale, Anderson costruisce un racconto che riflette sulle tensioni e sulle contraddizioni della società contemporanea, mescolando dramma umano e dimensione politica.

La vittoria del film ha confermato il grande favore della critica e dell’Academy. Il film è consacrato già come una delle opere cinematografiche più significative dell’anno, e come uno dei momenti più importanti nella carriera del regista.

Un’entrata d’effetto

Come ogni anno, grande attenzione è stata dedicata anche al red carpet, dove cinema e moda si incontrano in uno spettacolo parallelo alla cerimonia.

Tra le presenze più fotografate della serata spiccano l’attrice Anne Hathaway e la storica direttrice di Vogue Anna Wintour, entrambe protagoniste di un ingresso molto atteso. La loro apparizione insieme ha attirato particolare attenzione. E non solo per il forte legame tra cinema e moda che rappresentano, ma anche per il riferimento ormai iconico al film “Il diavolo veste Prada”. Proprio Anna Wintour è infatti da anni considerata la principale ispirazione per il personaggio di Miranda Priestly, interpretato da Meryl Streep nel celebre film.

Per molti osservatori e appassionati di moda, la presenza di Wintour alla cerimonia ha assunto quasi un valore simbolico. Sul palco degli Oscar è finalmente comparsa quella che viene spesso definita la “vera” Miranda Priestley, figura iconica dell’industria della moda contemporanea. Accanto a lei, Anne Hathaway — che nel film interpretava la giovane assistente Andrea Sachs — ha reso il momento ancora più significativo, creando un curioso incontro tra realtà e immaginario cinematografico che non è passato inosservato ai numerosi fan.

Una celebrazione del cinema e della speranza

Nonostante il clima politico e le tensioni globali che hanno fatto da sfondo alla cerimonia, la serata si è conclusa con un messaggio di speranza.

All’inizio dello show, il conduttore Conan O’Brien aveva infatti ricordato al pubblico il vero significato di questa celebrazione del cinema:

“Si festeggia non perché tutto vada bene, ma perché si spera sempre che possa andare meglio.”

Una frase che riassume perfettamente lo spirito della notte degli Oscar. Un momento in cui il cinema diventa non solo intrattenimento, ma anche riflessione, immaginazione e speranza per il futuro.

Foto: Pinterest, Instagram