I migliori accessori della Fashion Week Fall Winter 2026

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Tridimensionalità, ottimismo creativo e provocazioni travestite da elementi d’eleganza: il meglio degli accessori delle settimane della moda dedicate alle collezioni Autunno Inverno 2026

Parigi ha ufficialmente spento i riflettori sulla settimana della moda dedicata alle collezioni Autunno Inverno 2026, chiudendo, come da tradizione, il folle calendario del fashion month. Dopo centinaia di passerelle calcate in poco più di un mese, ecco gli accessori della Fashion Week FW 2026 che non dimenticheremo facilmente.

Le scarpe-corsetto di Prada

Dopo esser tornato con furore in voga – stagioni or sono – il corsetto non ha mai davvero abbandonato le passerelle. Occhielli e lacci continuano a dominare le tendenze, estendendosi lungo tutto il corpo: prendendo le forme di stringati abiti bustier o insinuandosi sul retro di giacche e cappotti, disegnando quell’effetto vita a clessidra che tanto amiamo. Per il prossimo inverno, Prada sposta questi stessi codici un po’ più in basso, oltre il busto, trasferendoli sulle scarpe. Kitten heels con dettagli in rilievo e stivali sotto il ginocchio piumati sono accomunati da stringhe in stile corsetto, guadagnandosi così un posto sul podio delle calzature più desiderate dell’intera stagione.

Le ninfee firmate Dior

Alcuni definirono quasi ossessivo lo studio che Monet dedicò alle sue ninfee. Tuttavia, ciò che l’artista bramava era esplorare fino in fondo la possibilità di osservare i loro giochi di luce e colore. Cogliere l’attimo, fissare l’impressione. Jonathan Anderson forse non avrà un’oasi privata a Giverny in cui contemplare la natura, ma sembra avere un privilegiato – e ben meritato – posto in prima fila sul balcone d’osservazione del mercato moda e delle annesse richieste di clientela e industria.

Come le ninfee di Monet, quelle ai piedi (con tanto di tacco) firmate da Jonathan Anderson e Nina Christen per la sfilata Autunno Inverno 2026 di Dior catturano un’impressione precisa: restituiscono un’istantanea di ciò che il nostro tempo richiede. La moda vuole tornare a divertirsi, spezzare le catene del quiet luxury, tingersi di ottimismo. E poi, al di là del significato di cui si investono, facendosi testimoni di un’era che cambia direzione, c’è da dirlo: sono bellissime. La suola è sagomata ad immagine e somiglianza delle foglie di ninfea, e ne riproduce le venature. La tomaia, invece, si chiude sul piede con il fiore in rilievo. Un piccolo giardino in miniatura che preannuncia gli accessori tridimensionali come prossima amatissima tendenza.

Vitamina C(hanel)

Matthieu Blazy continua a portare avanti la sua missione: rendere la moda di nuovo euforica. I sorrisi degli ospiti in front row e l’ormai consolidato rituale di ballare sulle note della soundtrack della sfilata ne sono la prova più evidente. Ma più di tutto, sono le texture dei tessuti di stagione, i loro abbinamenti e gli accessori, a restituire l’immagine di uno Chanel finalmente liberato dal peso di una classicità polverosa imposta dalla storia. Storia che invece di esser reiterata con nostalgia austeramente doverosa, viene onorata nel modo più corretto possibile: rispettando il tempo in cui esiste. L’oggi.

Due dettagli che non dimenticheremo? La cinte a vita super bassa delle gonne e la borsetta a forma di melograno. La prima ci ricorda che non vi è limite oltre il quale la silhouette non possa estendersi; la seconda, invece, che è sempre bene fare scorta di vitamina C(hanel).

Schiaparelli e le kitten heels surrealiste

Non vi è nulla che un po’ di sano surrealismo schiaparelliano non sia in grado di portare in vita. Per l’Autunno Inverno 2026 di Schiaparelli, Daniel Roseberry decide di elevare il concetto di kitten heels (‘tacchi da gattina’). Non più soltanto un termine utilizzato per descrivere una scarpa a punta con tacco medio-basso: ora, il kitten heel diventa letterale. Prende forma, si materializza, e teste di gatto finiscono per dominare la punta delle scarpe disegnate da Roseberry. Una definizione che fugge dai vocabolari di moda per calcare le passerelle di Parigi.

Matières Fécales: denaro che acceca e guanti colpevoli

La moda è allo stesso tempo specchio e commento della società in cui vive e si manifesta. In questo, Matières Fécales è impeccabile. La collezione Autunno Inverno 2026 si presenta come una critica al capitalismo, e alla sua cecità di fronte al profitto. Gli occhi dei modelli sono coperti da mascherine che riproducono banconote da un dollaro: simbolo esplicito dell’abbaglio causato dall’avidità.

Ad accompagnarle, i “Guilt Gloves”, realizzati in collaborazione con Christian Louboutin. Lunghi guanti di pelle nera, con un dettaglio che porta avanti la stessa narrazione: i palmi sono di pelle rossa, una rifinitura che evoca l’immagine del sangue sulle mani delle classi dominanti, macchiatesi durante la loro incessante corsa al potere. Chic e provocatori, gli accessori del duo Rose-Raj vincono per eleganza e simbolismo iper attuale.

L’esuberanza cartoon delle borse Moschino

Sinonimo di esuberanza italiana, Moschino non può che essere menzionato tra i brand che portano in passerella gli accessori più memorabili. E anche questa stagione scegliere un solo pezzo degno di nota è quasi impossibile. Lo spirito cartoon della maison si rinnova proprio grazie agli accessori: cibo, piante e oggetti di casa si trasformano in borsette e piccoli compagni di viaggio per i look. Menzione speciale per la borsa di pelle che, imitando una busta di cartone, è colma di churros ricoperti di cioccolato – rigorosamente fittizi – e la pouch a forma di set di cornici.

Gli occhiali da sole tatuati e le maschere di Alexander McQueen

Ultimo, ma non di certo per ordine di rilevanza, l’Autunno Inverno 2026 firmato Sean McGirr per Alexander McQueen. Quasi tutti gli accessori della collezione (borse, specchietti portatili, portasigarette vintage) sono decorati da motivi floreali incisi al laser. Tra questi, a catturare maggiormente l’attenzione sono proprio gli occhiali da sole: le lenti semitrasparenti vengono incorniciate dallo stesso motivo floreale, che si estende come un tatuaggio proiettato sull’arcata sopraccigliare. Infine, inquietanti e magnetiche, delle maschere di plastica che riproducono visi di porcellana portate a mano come piccole borsette. Praticità? Voto zero. Iconicità? Non quantificabile.

Foto: Vogue, WWD, Instagram