Il volto di Björk e il linguaggio delle maschere

da | FASHION

Maschere e trasformazioni del volto: le identità artistiche e gli universi visivi generati da Björk. 

La cantante islandese Björk non si distingue solo per la sua voce e sperimentazioni sonore, ma anche per il potente linguaggio visivo sul palco. Poliedrica, innovativa e antesignana delle mode future, l’artista trasforma il proprio volto in una tela bianca da ristrutturare per ogni nuova esibizione. Il trucco all’esordio solista negli anni ’90 e le maschere dagli anni 2000 sono mezzi espressivi dal potente valore simbolico. Al pari di musica e canto, la maschera e il costume sono la cifra stilistica e parte integrante del messaggio artistico di Björk.

L’uso simbolico delle maschere nelle performance

La maggioranza degli artisti pop contemporanei utilizzano le maschere per creare personaggi immediatamente riconoscibili e per proteggere la propria intimità. Non è questo il caso di Björk. La performer utilizza questi prolungamenti del volto con il fine di ricostruire gli scenari comunicati all’interno delle canzoni. La sua apparenza in continuo mutamento rispecchia simbolicamente la costante evoluzione delle tematiche trattate: dapprima il minimalismo innocente, successivamente la distopia e attualmente il biomorfismo

Maschere e metamorfosi: Vulnicura e Utopia

Esempio lampante di questo racconto estetico sono gli album ‘Vulnicura’, del 2015, e il successivo ‘Utopia’, del 2017. Nel primo Björk appare spesso con maschere elaborate che presentano ferite metalliche e strutture organiche attaccate come fossero protesi. Queste creazioni sono rappresentazioni simboliche del dolore e della ricostruzione dopo una struggente separazione sentimentale, nucleo tematico centrale dell’album che prende spunto dalla vita reale della cantante. Il viso diventa una mappa delle cicatrici interiori solcate dal dolore della rottura con l’artista Matthew Barney, compagno decennale di Björk. Emblematica la maschera di aculei disegnata da Maiko Takeda. L’aureola di aculei trasparenti che arrivano fino alle spalle esprime protezione e isolamento, oltre a conferire un’aura da martire illuminata dalla sofferenza.

Dopo l’elaborazione del dolore inizia una nuova fase di ricostruzione e cura di sé: le ferite si rimarginano e i lineamenti mutano in forme animali e vegetali. Le maschere ora rappresentano la riparazione dei tessuti e la crescita di nuove strutture che prosperano, seppur ancora materiche e cupe proprio come la “Rottlace” di Neri Oxman. Questa struttura, realizzata tramite stampa 3D, replica fibre muscolari e tissuali che si stanno rimarginando.

Successivamente, come in una metamorfosi “ovidiana”, giungono le crezioni di James Merry, artista e ricamatore britannico, principale collaboratore di Björk. Merry realizza protesi ispirate alla natura, e tramite tecniche di ricamo a mano e lavorazioni di metalli o siliconi genera composizioni molto espressive. Dallo squarcio ormai rimarginato di Vulnicura (dal latino ‘vulnus’, ferita, e ‘cura’, guarigione), con il disco Utopia si passa alla fioritura. Si evolvono forme morbide e floreali, placide e vitali. Una delle maschere più celebri di Merry in questo periodo è la ‘Ghost Orchid’. Un’impalcatura bianca ed eterea a forma di orchidea incornicia il volto di Björk trasformandola in creatura aliena ma ben integrata nella natura.

Il lavoro di James Merry

Il sodalizio tra i due va ben oltre il legame designer-artista, infatti Merry è co-direttore creativo visivo della cantante. Trasferitosi in Islanda nel 2011, l’isolamento geografico ha aiutato nel non essere vittima delle mode parigine o londinesi e incoraggia l’ispirazione tratta dalla natura desolata. In questa simbiosi creativa il designer non solo fornisce accessori, è un vero e proprio curatore dell’avatar pubblico di Björk. Il suo lavoro risiede nel tradurre la musica in materia, come fosse una scienza. In primis i due ascoltano insieme i demo e si confrontano sulle tematiche astratte captate, successivamente Marry crea il bozzetto.

Il lavoro di James Merry è segnato da tre tappe evolutive corrispondenti a quelle discografiche di Björk. Durante l’era del ricamo l’ampio utilizzo di tulle, seta e perle crea l’illusione di una trasformazione cellulare della pelle. La maschera “a falena” esprime la cicatrizzazione delle ferite precedenti e il passaggio all’era della protesi, nella quale Merry evolve verso la scultura 3D. Crea strutture siliconiche che mimano la consistenza carnosa delle orchidee, le quali sembrano germogliare sul viso. Questa simbologia diviene espressione di rinascita e di natura che vince la disgregazione della natura stessa. Dopo il processo di ‘Vulnicura’ e ‘Utopia’ la ricerca si sposta sottoterra, nel regno dei funghi e miceli, soggetto principale dell’album ‘Fossora’. Studiando i collegamenti sotterranei le maschere diventano spesse e filamentose, non sono più eteree come in precedenza ma pesanti e radicate.

Le maschere sono il veicolo chiave per amplificare il dolore privato ed esibirlo tramite un’opera d’arte monumentale.  Il volto di Björk diventa così una superficie artistica, un territorio creativo che muta, si trasforma e racconta storie profonde.

Photocredits: Pinterest