Una mostra firmata Pierre Huyghe al Berghain di Berlino, il tempio della musica techno
Entrare al Berghain di solito significa prepararsi a ore sfrenate di ballo, luci al neon, odore di fumo e aria “pesante” da pista. E soprattutto significa affrontare la porta più temuta d’Europa, tra outfit studiati e silenzi tesi in fila. Ma dal 23 Gennaio all’8 Marzo 2026 succede qualcosa di quasi irreale: si entra senza selezione. Proprio così. Varcare le porte del Berghain a Berlino non è mai mai stato così facile. Biglietti in mano, orario stabilito e fila da museo.
Il tempio internazionale della techno apre le sue porte a chiunque: non per ballare, ma per immergersi, ascoltare e vivere l’arte immersiva dell’artista francese Pierre Huyghe.

Liminals: perdersi è parte dell’esperienza
Il titolo dice già tutto: Liminals parla di soglia, di quello spazio sospeso in cui non sei più dove eri, ma non sei ancora altrove. Ed è esattamente la sensazione che si prova dentro l’installazione. Non ci sono opere isolate appese al muro, ma un ambiente totale fatto di immagini in movimento, suoni, vibrazioni e frequenze che cambiano continuamente.
Al centro c’è un film con una figura umanoide senza volto, definita dall’artista un “mito moderno”, che attraversa uno spazio in costante trasformazione. Nessuna narrazione lineare, nessuna spiegazione rassicurante.


Il progetto nasce all’interno del programma della LAS Art Foundation e integra principi legati alla fisica quantistica: la componente sonora è generata attraverso processi non deterministici, quindi l’ambiente non è mai identico a se stesso.
Il Berghain è il luogo perfetto
Questo club così iconico, conosciuto in tutto il mondo, dove il tempo sembra dilatarsi, le ore scorrono senza punti di riferimento e il corpo diventa il vero protagonista dell’esperienza, è il contesto ideale per ospitare una mostra come Liminals. Tra scale monumentali, soffitti altissimi e cemento a vista, ogni angolo dello spazio amplifica la sensazione di perdita di coordinate, trasformando lo spettatore in parte attiva dell’opera. È uno spazio che già di per sé gioca con il confine tra realtà e percezione, tra controllo e instabilità, e per questo motivo la scelta di portare qui l’installazione di Pierre Huyghe è semplicemente perfetta. Un colpo di genio che sfrutta l’architettura e la leggenda del Berghain per amplificare ogni singola vibrazione, ogni suono, ogni immagine, creando un’esperienza che rimane impressa molto più di una semplice visita a una mostra.

Non mancano le critiche…
Tuttavia, non sono mancate le critiche. Alcuni visitatori hanno sollevato dubbi sulla figura umanoide senza volto al centro dell’installazione — percepita da molti come corpo femminile — giudicandola problematica.
Per alcuni è una riflessione sull’identità frammentata e sull’era delle immagini, per altri invece rischia di ridurre il corpo femminile a un simbolo svuotato di soggettività. Il dibattito sui social ha acceso discussioni su provocazione artistica, sensibilità e rappresentazione, dimostrando quanto l’opera sappia colpire anche attraverso le tensioni.


