Clinical Emotion: tra estetica e disagio

da | BEAUTY

Quando anche i sentimenti diventano chirurgia. Il progetto fotografico di Yuka Hirac immagina un futuro freddo, controllato, forse troppo vicino

“Quando bellezza e corpo sono trattati come cose da “regolare”, anche le emozioni vengono gestite in modo simile.”
Yuka Hirac lo dice chiaramente. E fa un po’ paura perché è vero.

Con Clinical Emotion, un progetto artistico realizzato dalla make-up artist e art director Yuka Hirac insieme al fotografo Andy Hoang, si immagina un futuro in cui non solo ritocchiamo il corpo, ma anche quello che proviamo. Un futuro freddo, controllato, quasi sterile.  Un mondo che nasce dalla nostra ossessione per la perfezione assoluta, per la versione “migliore” di noi stessi. Capace di trasformare ogni insicurezza in un problema da risolvere.

La bellezza sotto anestesia – anche nei servizi di moda

Il progetto si inserisce in un momento storico in cui le procedure estetiche non sono più un tabù, ma un traguardo aspirazionale. Oggi, infatti, la chirurgia plastica non è più solo una scelta di pochi: è immaginario collettivo. Dall’allungamento delle gambe ai cosiddetti “tweakments” – quei piccoli ritocchi quasi invisibili. La chirurgia si è ormai normalizzata, filtrata attraverso Instagram, TikTok e servizi di moda che oscillano tra satira e glorificazione.

E non è la prima volta che la moda gioca con l’estetica clinica. Basti pensare allo storico editoriale del 2005 di Steven Meisel per Vogue Italia, o alle atmosfere disturbanti e chirurgiche spesso esplorate da Steven Klein, dove il corpo diventa simbolo di tensione, controllo ossessivo e ambiguità emotiva. 

Ma oggi c’è qualcosa di diverso. La sala operatoria non è più solo un’estetica provocatoria: è diventata un moodboard a tutti gli effetti.

“Emozioni Cliniche”

Hirac prende questa estetica e la svuota di glamour. Nelle sue immagini il soggetto è legato a una sedia medica, le palpebre tirate da fili che forzano uno sguardo spalancato ma assente. Il corpo è avvolto nel cellophane, sollevato su staffe. La bocca riempita di alginato rosa.

“Spero che gli spettatori possano percepire l’atmosfera fredda e distaccata delle immagini,” racconta l’artista. L’emozione c’è, ma è osservata dall’esterno, come in un contesto medico. Analizzata, non condivisa.

Come un sogno disturbante, le immagini di Hirac rimandano ad un futuro distopico ma in qualche modo familiare.  Familiare in quei volti, in quei corpi…e proprio per questo risultano inquietanti.

La distopia di Yuka Hirac

Lo stile di Hirac, fatto di volti e corpi distorti, nasce dal suo background di truccatrice. Dopo gli studi a Londra e il successo commerciale a Tokyo, il suo percorso creativo ha smesso di seguire categorie rigide. Oggi il suo lavoro è più istintivo, più personale.


“Cerco di trovare qualcosa di strano e interessante nel mondo reale, e di trovare quell’equilibrio delicato che fa immaginare qualcosa alle persone. Una storia nascosta” spiega. Ed è esattamente lì che il progetto funziona: nell’equilibrio tra realtà e allucinazione, tra estetica e disagio. E ciò si vede chiaramente, perchè Clinical Emotion non è solo un progetto estetico ma una riflessione molto più viscerale sulla nostra società.

Un futuro forse troppo vicino?

Viviamo in un mondo in cui tutto viene misurato — risultati, aspetto, produttività — e anche le emozioni rischiano di diventare qualcosa da controllare. Forse il punto non è demonizzare la chirurgia. Forse il punto è chiederci cosa succede quando l’ossessione per il controllo arriva a toccare ciò che dovrebbe essere incontrollabile. In questo caso, le emozioni.
Guardando queste immagini, la sensazione è chiara: il futuro immaginato da Hirac è freddo, levigato, perfetto.
E forse non è così lontano da noi.

Foto: Dazed \ Photography Andy Hoang \ Art Direction and Make-up Yuka Hirac

Stylist Ki Ukei \ Hair stylist Hirokazu Endo