2026: dallo spazio statico allo spazio empatico

da | LIFESTYLE

L’interior design non è solamente la definizione di spazi, ma è la diretta rappresentazione del sentire sociale di un’epoca. La tendenza per l’anno appena iniziato è quella di una continua, benché sottile, trasformazione, legata a una sempre più evidente adattabilità degli ambienti

Sembrerebbe quasi di essere tornati alla machine à habiter di Le Corbusier, ma non tanto perché la casa debba semplicemente “funzionare”, quanto perché debba seguire i cambiamenti che essa stessa richiede. Forse non è un caso che il colore Pantone dell’anno sia un bianco quasi diafano (sarebbe probabilmente piaciuto proprio a Le Corbusier). Come a voler diventare sfondo, tela su cui possano appoggiarsi elementi ben più presenti e persino azzardati.

Una spazialità in continua trasformazione

Anche la spazialità non è più statica, ma diventa proteiforme per assecondare le modifiche che avvengono all’interno della stessa abitazione attraverso una continua “trasformazione”. Pareti mobili, moduli trasformabili, elementi che scompaiono alla bisogna. Nulla che Joe Colombo non avesse già immaginato, ma questa volta non come provocazione, bensì come risposta concreta alle domande di un’abitazione non più eternamente ferma. Questa continua trasformabilità diventa metafora della società che stiamo vivendo, in cui non esistono più punti fermi e tutto è in costante mutazione. In un’epoca in cui la specializzazione delle professioni è sempre più marcata, sono proprio le stanze a suggerirci che esse stesse possono diventare sempre altro da sé.

E cosa si trasforma più continuamente della natura? Il verde è entrato con (pre)potenza nella casa per offrire un’abitazione sempre più sinestetica, in cui i sensi vengono coinvolti in maniera totalizzante. Anche il colore non è più statico. Il colour capping lo rende cangiante e permette di creare ambienti capaci di costruire una vera e propria spazialità visiva, grazie allo stesso tono declinato in differenti modalità, seguendo le ore della giornata e offrendo sensazioni diverse nei momenti che le richiedono.

Se il colore ci guida all’interno dello spazio, conducendoci in una sorta di passeggiata in cui esso indica la strada, le forme non possono che assecondare questo percorso. Attraverso elementi fluidi, capaci di garantire una continuità priva di spigoli. Del resto, come afferma Byung-Chul Han, non è forse questa la “società della levigatezza”? E se la levigatezza risiede nella fluidità spaziale, il tatto recupera tutta la sua funzione a contatto con pietre levigate, legni scabrosi che mutano al variare della luce. Seguendo non solo il tempo della giornata, ma quello della vita. “Invecchiando” insieme alla casa e a chi, cosa rara in un mondo in cui tutti aspirano a essere come Dorian Gray, la abita. Emerge così una nuova lettura della sostenibilità, che non si fonda più esclusivamente sulla composizione dei materiali, ma sulla loro durata. Sulla loro non necessaria sostituibilità. Serge Latouche, probabilmente, ne sarebbe compiaciuto.

Lo spazio che rallenta

La casa rallenta, mentre il mondo, al di fuori di essa, accelera. L’involucro che ci accoglie e ci protegge vive e attraversa il tempo con noi, opponendo resistenza all’eterno presente e alla velocità impazzita dei social media. La vita trascorsa lascia il proprio segno non solo sul volto, ma anche nello spazio domestico, che diventa racconto di ciò che negli anni è avvenuto al suo interno.

E sempre in contrapposizione alla logica dei social, dove tutto si mostra, la casa si riappropria di una parola nata nella modernità ma forse dimenticata: privacy. Non più costruita attraverso ambienti nascosti, ma mediante uno spazio capace di accogliere, all’occorrenza, i nostri momenti intimi. Perché privacy e intimità non coincidono; per avere intimità è necessario custodire qualcosa che non si desidera esporre. Questo riconfigura radicalmente l’idea di apertura totale degli spazi, che per molti anni è stata considerata la strada maestra.

L’anno appena cominciato non chiede più che la casa sia un palcoscenico in cui il protagonista è solo chi la abita. La direzione che si delinea è quella di una spazialità capace di facilitare il vivere quotidiano, di aiutarci a stare meglio, adattandosi a noi e alle nostre esigenze.

Articolo a cura di Massimiliano Zigoi

Foto: Pinterest