Come i mass media influenzano il nostro senso di sicurezza

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Video di rapine, furti e borseggi. Chi più ne ha più ne metta: i social oggi sono pieni di immagini violente che influenzano il nostro senso di sicurezza. Ma i dati e le statistiche che ne pensano?

Io ho vissuto per un periodo della mia vita a Milano. Studiavo, lavoravo e uscivo nella città meneghina. Oggi la città è al centro di diversi scandali in ambito di sicurezza. La gente afferma senza problemi di non sentirsi al sicuro nel capoluogo lombardo e anche io ammetto di rientrare in questa categoria. Ho i miei buoni motivi per diffidare dalle strade della città, ma ammetto che un ruolo importante lo hanno giocato le notizie e con loro tutte quelle piattaforme dedicate che le diffondevano.

Oggi viviamo in quello che molti studiosi definiscono il Paradosso della sicurezza: mentre le statistiche criminali mostrano un calo costante dei reati violenti, la sensazione di insicurezza dei cittadini è ai massimi storici.

Oggettivamente i dati sono questi: negli ultimi trent’anni nella maggior parte delle democrazie occidentali i crimini violenti sono statisticamente in calo, eppure ci sentiamo così insicuri, in costante allerta anche se i dati ci dicono che dovremmo stare abbastanza tranquilli.

Eppure quella nota pagina (e sono sicura che tutti sappiamo di quale stiamo parlando) racconta di continue aggressioni, in qualsiasi parte della città. E così il panico aumenta, divento più diffidente, guardo bene chi mi sta affianco raccogliendo testimonianze di chi mi è vicino su spiacevoli avvenimenti nella città, alimentando un senso di insicurezza già molto forte. Guardo le mie amiche che fanno serata dopo le 20 come dei coloratissimi unicorni che vivono una realtà parallela a cui io non riesco ad accedere. Vivo una città con un coprifuoco invisibile, ma percepito così stringente che non appena cala il buio mi spinge a cercare il modo più veloce per arrivare a casa.

Eppure i dati raccontano un’altra realtà…

I media determinano questa distorsione del reale: non riflettono la realtà, ma la coltivano.

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Photo via Agenda Digitale

I telegiornali aprono costantemente con fatti di cronaca nera e noi non possiamo far altro che pensare che i terribili eventi siano la norma e non l’eccezione. Ecco che sviluppiamo la Sindrome del Mondo Malvagio che ci porta ad avere una visione del mondo caratterizzata da paura, cinismo e la convinzione che non ci si possa fidare di nessuno.

I media hanno il potere di innescare in noi un panico morale, ossia un processo in cui una condizione, un singolo espisodio o un gruppo di persone viene definito come una minaccia ai valori e agli interessi della società. Milano diventa Gotham e nessuno sembra riscontrare il potere di Batman in nessuna figura.

Spesso dimentichiamo che la selezione delle notizie non segue criteri statistici, ma criteri di spettacolarizzazione.

Un omicidio fa notizia, un milione di persone che tornano a casa sane e salve no. E’ un processo molto semplice legato all’euristica della disponibilità, un qualcosa che il nostro cervello fa in automatico. Se i media ci bombardano con immagini di furti in appartamento, la nostra mente richiamerà facilmente quel ricordo e dato che lo ricordiamo facilmente il nostro cervello deduce, anche erroneamente, che sia un evento molto probabile.

I social media hanno perfino esasperato, se possibile, questo processo: gli algoritmi delle piattaforme favoriscono contenuti che generano forti emozioni negative perchè semplicemente aumentano il tempo di permanenza. Il nostro disagio viene alimentato per il bene dell’algoritmo, della piattaforma e noi rimaniamo impauriti e diffidenti, anche senza rendercene conto. La nostra paura diventa una moneta nell’ecosistema dei social media.

Video di risse o degrado urbano girati da cittadini vengono condivisi migliaia di volte senza alcun contesto, creando quindi una percezione di assedio costante, anche in quartieri sicuri.

Photo via La Repubblica

Detto questo, non smetterò di consigliare di uscire almeno in due la sera, non accettare caramelle dagli sconosciuti e tantomeno entrarci in macchina, ma ammetto di essere vittima di un meccanismo che va oltre la mia esperienza, legato più che altro alla visione di un video visto e rivisto.

Parlando di dati, in termini generali l’Italia conferma un trend decennale in cui i reati violenti sono ai minimi storici, mentre esplodono i reati informatici e le truffe. Si ammette un picco post-pandemia di furti e rapine, ma i furti in abitazione sono calati del 4%, mentre le rapine in strada aumentano, sopratutto nei grandi centri urbani. Quindi questo dato, anche se preoccupante, diventa peggiore quando i video online confermano la statistica, anzi la ingigantiscono.

I media non dicono alla gente come pensare, ma suggeriscono a cosa pensare.

Milano effettivamente anche nel 2025 è stata la città con maggior numero di reati denunciati per 100.000 abitanti, ma questo è un dato che va compreso. Ci sono 7.000 denunce ogni 100.000 abitanti e oltre il 50% di queste sono legate ai furti, come borseggi in metro o furti in auto. La città quindi registra un tasso di rapine superiore alla media nazionale, registrandone la maggior parte nelle zone della malamovida e nelle aree delle stazioni.

Questo non significa che Milano sia la città più pericolosa d’italia, ma che è quella con più alta attratività delittuosa.

Anche qui analizziamo meglio i dati: l’indice è calcolato sui 1,4 milioni di residenti, però a Milano gravitano oltre 2 milioni di persone tra turisti, pendolari e studenti. I crimini quindi avvengono su 2 milioni di persone, ma vengono divisi per 1,4 milioni, gonfiando artificalmente il dato. Inoltre a Milano si denuncia molto di più che in altre zone d’Italia. Non so se sia per una maggiore fiducia nelle istituzioni, ma oggettivamente la denuncia è utile per le assicurazioni, diffusissime per furti di smartphone o auto. Quondi vuoi o non vuoi il dato si ingigantisce.

Anche i segnali di disordine generano paura in assenza di reati.

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Photo via Corriere Milano

Scritte sui muri, bivacchi nelle stazioni, scarsa illuminazione in periferia comunicano al nostro cervello che lo Stato non ha il controllo e questo porta al nostro senso di paura. L’effetto dei social media è però il male peggiore: se avviene uno scippo a Quarto Oggiaro nel giro di 10 minuti lo sanno 2 milioni di persone e questa sovraesposizione crea un senso di assedio costante anche in Via dei Fiori Chiari.

Ma Milano quindi è sicura o no?

Milano è oggettivamente sicura per la vita, ma ostile per la proprietà privata e psicologicamente ansiogena. Per chi ci vive, la sensazione di allerta è superiore al rischio reale di subire un danno fisico e i media sono i principali fautori di questa sensazione.

Eppure questo senso di angoscia sembra non liberarmi mai e prendere la metro significa attivare un meccanismo degno di un perito catastale nell’analizzare gli spazi e chi ho intorno.

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