Avere follower non è più cool

da | LIFESTYLE

Nell’era degli influencer assistiamo a una controtendenza: oggi avere tanti follower non significa nulla, a fare la differenza è la qualità dei propri contenuti.

C’è stato un tempo in cui essere cool era l’unica preoccupazione. Non era se ti piaceva quella giacca o quello stivale, ma semmai: “quanto mi fa figo?”. La prova del nove arrivava con il controllo dei seguiti sui social. Più follower si aveva più si era cool.

Per un lungo periodo la principale unità di misura della popolarità e, per estensione dello status sociale e della percezione di essere “cool”, nel mondo digitale sono stati i follower.

Ma la cosa usciva quasi sempre dallo schermo del telefono. Durante questo periodo d’oro i follower non erano solo la metrica dominante, ma una vera e propria forma di capitale sociale digitale. Un profilo con migliaia o addirittura milioni di follower era immediatamente percepito come autorevole, influente e sopratutto desiderabile (oltre che cool, ovviamente). Avere un numero elevato era un segno di accettazione sociale di massa, dentro e fuori dallo schermo.

È abbastanza ridondante spiegarlo, ma anche in questo caso si parla della necessità di una conferma esterna, una risposta al bisogno di stima e realizzazione personale e rappresentativa di un’indicatore di popolarità e accettazione nel nostro gruppo. Inoltre la ricerca ossessiva di follower e like portava gli utenti (cosa che succede ancora oggi) a costruire un’immagine impeccabile e performativa della propria vita. Un “lavoro” decisamente faticoso.

Photo via Path Social

Più follower significava che più persone approvavano e desideravano quel tipo di vita, convalidandone il successo e l’autenticità.

Le cose sembrano poi andare a scemare: avere follower sì è cool, ma quasi tutti abbiamo qualcuno vicino a noi con un numero discreto di seguito. I social poi si sono tanto cambiati e avere follower o andare di tendenza può davvero capitare a chiunque e a pochi interessa avere un certo tipo di immagine solo per qualche numero in più sul profilo.

Subentra poi il concetto della FoMo, presente da sempre, ma riscoperto sopratutto di recente. La paura di essere esclusi o di non essere parte del top evento ha riportato il concetto di essere cool al primo posto. Per molti non essere parte di qualcosa di esclusivo significa non esistere socialmente in quello spazio. Essere un “lurker” o non avere seguito non era “cool”, ma una vera e propria forma di invisibilità.

Le cose però sono cambiate di nuovo.

La stessa caratteristica che ha reso i follower una metrica così potente ne ha causato anche la sua progressiva svalutazione.

La facilità di quantificazione e la potenziale accessibilità a tutti sono i principali fattori di questo cambiamento. L’uso di bot, l’acquisto di follower e la saturazione dei contenuti hanno progressivamente spinto il mondo digitale verso metriche di qualità e interazione rendendo quel numerino meno indicativo di autentica influenza o vera e propria “coolness”.

Gli algoritmi moderni danno la priorità alla rilevanza del contenuto, a volte anche alla sua qualità. Ma chi è l’autore spesso passa in secondo piano. Un video oggi può diventare virale, aggiudicarsi milioni di visualizzazioni anche se il creator ha ben 0 follower.

In questa fase la differenza la fa davvero il contenuto, sopratutto la sua completion rate, ossia quanto un utente rimane incollato allo schermo per vedere il video fino alla fine.

Allo stesso modo, l’interazione diretta diventa cruciale. Se ci fate caso, nei video degli attuali creator più che “lasciate un follow”, la formula che si sente è “lasciate un commento e condividete con gli amici”. Insomma, non è più un fatto di seguito, ma quanto di share e “aknowlodgement”.

La situazione è talmente tanto cambiata che si stanno affermando social network totalmente no-follower. Questi eliminano il concetto del seguito assieme a quello di influencer, focalizzandosi solo sulla connessione basata su interessi comuni, anziché esaltare la popolarità individuale.

C’è da dire che per molti utenti, sopratutto per i più giovani, il “non avere follower” e il non dare importanza al numero è una scelta consapevole pensata per il proprio benessere personale.

Photo via Bulltech Informatica

Anche qui probabilmente risuonerò ridondante, ma l’accumulo di follower è spesso legato all’ansia da prestazione, più precisamente alla costante preoccupazione di pubblicare contenuti perfetti per mantenere il proprio pubblico. Allo stesso modo si crea un continuo confronto sociale. Rimossa da dosso la pressione del numero finalmente ci permettiamo di usare i social in modo più autentico e meno performativo.

In un’epoca in cui spopolano social come BeReal, in realtà stiamo assistendo al ritorno alla privacy. Non si ama più pubblicare in modo ossessivo e non cercare più l’approvazione digitale permette di proteggere la propria salute mentale e coltivare le relazioni reali. Una vera e propria forma di consapevolezza contro l’iper-esposizione, un qualcosa che ci hanno spinti a vivere sempre più, volenti o nolenti.

Tutto questo avviene agli albori di una nuova era De-Influencing e decisamente anti-popolarità.

Definibile proprio come una controtendenza che svaluta il modello dell’influencer tradizionale, prediligendo invece figure più normali, quotidiane. Questo con contenuti che non mirano alla popolarità, ma alla nicchia e alla qualità di ciò che viene prodotto.

Ovviamente tutto questo smuoversi delle acque ha portato allo svilupparsi e all’affermarsi di alcuni particolari fenomeni specifici proprio della nostra era digitale. È il caso del fenomeno sociologico del Lurking, ossia la partecipazione a una comunità virtuale solo con la lettura e l’osservazione dei contenuti in modo attento e minuzioso, ma senza mai intervenire o postare messaggi. Insomma, veri e propri utenti silenziosi.

La maggior parte degli utenti in una qualsiasi comunità online sono Lurker e la cosa si amplifica quando le piattaforme premiano la visione passiva del contenuto rispetto alla sua creazione.

Questo avviene perchè molte persone preferiscono scrollare i contenuti che gli algoritmi gli raccomandano, senza sentire la necessità di stabilire un legame diretto con il follow. Il following quindi diventa irrilevante, tanto ci pensa l’AI a suggerirci i contenuti che ci piacciono, senza che ci mettiamo a seguire a destra e a manca.

Photo via decimo uomo

Che questo sia comunque un problema è un altro discorso…

Siamo di fronte a un cambiamento importante: la mutazione nell’interazione sociale mediata dalla tecnologia.

Ci troviamo di fronte a un’affinarsi dei contenuti presenti sui social. Si parla di qualità, non più di quantità.

Si tratta in realtà anche di un momento positivo (sopratutto positivo) in quanto riusciamo a liberarci da un sé digitale meno performativo e preoccupato, ma più autentico e libero da qualsiasi schema imposto dalla ricerca spasmodica della popolarità.

Questo non vuol dire che i follower spariranno, semplicemente la loro funzione sta cambiando: oggi non sono più l’obbiettivo finale, ma il sottoprodotto di contenuti che generano vero valore e risonanza.

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