Una residenza musicale che diventa atto politico e culturale: Bad Bunny celebra le sue radici portoricane e trasforma la musica in identità condivisa, comunità, denuncia e cambiamento.
Si terrà sabato 20 settembre l’ultima data della residency di Bad Bunny a Porto Rico, Una Màs, l’atto conclusivo di 30 concerti consecutivi al José Miguel Agrelot Coliseum di San Juan. Prima di portare la sua musica nel resto del mondo con il suo Debí Tirar Más Fotos World Tour, l’artista portoricano, oggi tra i nomi più influenti della musica globale, ha infatti inaugurato la sua tournée partendo proprio dalla sua isola natale. Un gesto che va oltre la strategia musicale, ma che, insieme ai testi delle sue canzoni – più drammatici di quanto la loro allegria lasci intendere – si trasforma in dichiarazione politica, affermazione di identità, e silenziosa rivoluzione mascherata da spettacolo.

Una rivoluzione culturale
“Qui hanno ucciso gente per aver mostrato la bandiera, per questo ora io me la porto ovunque”, canta così Benito Antonio – in arte Bad Bunny – ne LA MuDANZA. I ritmi di salsa e reggaeton si fondono, esplodendo in un turbine di trombe, piano e percussioni che sembrano quasi appositamente stendere un velo sonoro sulle parole del testo, rendendole apparentemente leggere mentre custodiscono il peso di infanzia, radici, e pregiudizi. È proprio questo il fil rouge del suo ultimo album: un tributo alla cultura portoricana, una denuncia nei confronti delle politiche coloniali e della gentrificazione che minaccia l’autonomia e l’identità di Porto Rico. Le sue canzoni sono allo stesso tempo narrazione identitaria, contestazione, e resistenza. Così come lo è stata la decisione di iniziare il suo tour con una residency nella sua isola. Trenta serate diventano quindi un’estensione naturale dei suoi testi, incarnati nella scenografia: una casita rosa in stile portoricano, cuore visivo dello show, e un palco principale trasformato in un campo ai piedi di una montagna.


Tutto ciò, tuttavia, non è solo uno spettacolo visivo e sonoro, ma attivismo. La residenza musicale di Bad Bunny è stata un’azione politica ed economica concreta, che ha restituito visibilità e risorse alla sua comunità. Le prime nove date erano riservate esclusivamente ai residenti portoricani, che per accedere ai biglietti dovevano mostrare il proprio documento. Solo in seguito, le vendite sono state aperte al pubblico internazionale, con biglietti legati a pacchetti di viaggio comprendenti il soggiorno presso strutture locali. Secondo alcuni dati, questo avrebbe avuto un impatto sull’economia portoricana di circa 200 milioni di dollari, con un aumento del PIL nazionale dello 0,15%. Un bel risultato per uno a cui dicevano che non avrebbe avuto alcun successo se non avesse cantato in inglese.


Come farà Bad Bunny a diventare il re del pop?
La forza di Bad Bunny non sta solo nella musica, ma nella coerenza. Rifiutando di adattarsi o di snaturare la propria identità, ha fatto delle sue origini il suo punto di forza e la sua cifra estetica, ora più che mai universalmente riconosciuta e apprezzata. Ogni dettaglio è affermazione culturale, ogni parola è denuncia e soffio di cambiamento. Far conoscere al mondo la sua Porto Rico: questo il vero scopo. “L’orgoglio, il senso di appartenenza alla patria che unisce le generazioni. Ci sono ragazzi di 17, 18 anni, ma anche di 20, 30, 40, 60 anni, ci sono persone anziane. Si vedono persone che ballano, ridono, cantano”, dichiara lui stesso.

Nella vita ci si sposta – di continuo. Si lascia casa, poi si torna, poi si lascia di nuovo. Le culture si mescolano, si scambiano particolarità e tradizioni. Si incontrano, e a volte si amano, a volte si odiano. Nulla è garantito quando si lascia la propria patria, tranne la consapevolezza di averne una, e di potervi tornare. Di poter contare sulle proprie origini, sul legame con la propria terra che scorre nel sangue ovunque ci si trovi. Questo, Benito, lo sa bene. E con il suo Debí Tirar Más Fotos – Avrei dovuto scattare più foto, ci invita non solo a dare uno sguardo alla sua cultura, ma a rendere omaggio alla nostra. A scattare più foto, immortalare i momenti, e mantenere viva la nostra identità culturale. A saper dire di più, per tornare a citare un suo testo: grazie mamma per avermi fatto nascere qui.
Foto: Instagram @debitirarmasfotos


