I marchi Adidas e Prada sono stati recentemente accusati di appropriazione culturale. Il grande dubbio di perché i riconoscimenti vengono fatti solo dopo lo scandalo quando si copia una cultura a cui non si appartiene.
Appropriazione o apprezzamento?
L’appropriazione culturale, costituisce l’uso di oggetti, lavorazioni o elementi tipici di una cultura minoritaria che viene approfittata da una cultura, di solito più ricca. In molti casi sono le culture europee o anglosassoni ad approfittare delle culture africane, asiatiche o latinoamericane. Ovviamente, nel mondo si è imposta questa dinamica in cui due continenti hanno più poteri degli altri, questo si traduce nella moda.
Esiste invece l’apprezzamento culturale. Le griffe di moda, in più quelli già affermati, hanno la possibilità di lavorare con artigiani o le comunità che producono, usano o lavorano i prodotti. Viene fatto un apprezzamento giusto quando di fronte a un disegno si spiega l’origine, l’uso e da che cultura parte l’ispirazione.
Se in questi casi è appropriazione culturale o apprezzamento lo giudicherete voi.
Willy Chavarria x Adidas
Come parte del secondo drop di una collaborazione presentata da mesi, Willy Chavarria, lo stilista dell’omonimo brand, ha presentato in Porto Rico le Oaxaca Slip-on. Sono andate virali sui social ma non per la ragione che entrambi i brand speravano. Queste scarpe riprendevano l’intreccio delle “huaraches” una scarpa tradizionale messicana con una suola chunky in gomma. “Hanno gentrificato le huaraches” ha commentato un ragazzo sui post di Instagram, ora rimossi da tutti i social.
Oaxaca ha una delle popolazioni più grandi di popoli indigeni e le huaraches, scarpe tradizionali messicane, che vorrebbero chiamare “Oaxaca” in onore alla città messicana. Non solo questo è un problema ma anche il fatto che non sono originarie della città di Oaxaca ma della città di Michoacan. La nascita delle scarpe tradizionali che lo stilista americano ha disegnato insieme a Adidas, è nella città di Michoacan, non a Oaxaca.

Produzione artigianale messicana
Una calzatura che è simbolo della cultura dell’artigianato messicano. Creato con lunghe strisce di pelle, di solito da mucche americane che sono più grandi, e viene conciata in Messico. Un tipo di intreccio unico al mondo che nasce che avvolge la suola e il piede. Gli artigiani confezionano poche paie al giorno mentre in questo caso si propone una produzione di massa in Cina.
Le scatole pubblicizzate su Instagram con l’intenzione di creare hype mostravano la scritta “Made in China”. Le ha presentato come un omaggio alla cultura “chicana”, un’identità che si sceglie e non si lega ad una nazione ma viene usata dai latini che sono cresciuti in uno stato americano che prima apparteneva al Messico. Per i messicani i “chicanos” sono americani e per gli americani i “chicanos” sono messicani.

Ha anche affermato a Sneaker News che in questo momento, in cui negli Stati Uniti stanno accadendo delle cose terribili ai latini, devono mostrare orgoglio e unità. Dubito che con “unità” si riferisca a fabbricare scarpe in massa in Cina quando solo due marchi se ne approfitteranno del ricavato.
Protezione del patrimonio culturale e intellettuale
Secondo Markus Kittner, uno stilista di scarpe italiano e appassionato di huaraches e la sua storia, le scarpe devono essere fatte su misura. Il modello presentato dallo stilista americano è uguale a quello che si trova nei mercati del Messico con un piccolo cambio di suola. Anziché prendere ispirazione veramente o usare la tecnica per creare una sneaker, si copia il lavoro dei popoli indigeni, senza dare nè lavoro nè credito.

Dal 2017 è stata approvata una legge che protegge la proprietà intellettuale e culturale del popolo indigeno, tutelando il loro sviluppo. Quindi, quando ha visto questa notizia Il governatore di Oaxaca, Salomon Jara ha annunciato che si prenderanno azioni legali. Nel caso le scarpe prendessero il nome della città quando si mettano in vendita, sarà presentata una denuncia per appropriazione culturale.
Anche la Segreteria Culturale di Messico ieri si è pronunciata contro questa mossa, di marketing o di visibilità culturale, di Adidas e Willy Chavarria. “Queste pratiche mettono a rischio il rispetto dovuto al loro patrimonio culturale [delle comunità originarie], pilastro essenziale della loro identità e memoria storica”. Da Adidas Mexico, ieri sera si sono comunicati con il governatore Jara per trovare un modo per la “riparazione dei danni alla comunità zapoteca”.
Prada e i “sandali in pelle” (si chiamano chappal)
Una fascia attorno al collo del piede e intorno all’alluce sostenuti insieme da un cordoncino e una sottile suola di cuoio hanno iniziato uno scandalo. Nell’ultima collezione primavera-estate 2026 della linea uomo presentata da Prada, vari modelli stanno indossando dei sandali che ricordano i “chappal” della città di Kolhapuri in India. Nel caso di Prada, viene accusato dalla Camera di Commercio di Maharashtra di non attribuire o riconoscere gli origini della calzatura.

Da luglio del 2019, i chappal sono stati riconosciuti come prodotti a indicazione geografica (IGP). Solo possono venire chiamati di quella forma se sono stati prodotti negli stati di Maharashtra o Karnataka. Anche se Prada non l’ha chiamato chappal e fin qui, non è in difetto, usare lo stesso disegno e materiali costituisce una forma di appropriazione culturale.
Non avendo il nome di Kolhapuri, i chappal italiani non possono essere denunciati ma si mette in gioco l’etica. La calzatura, patrimonio culturale del paese asiatico, nasce nel dodicesimo secolo e viene prodotta ancora oggi. Non solo si copia la calzatura ma si ignora la cultura e storia dell’India.
Lo scandalo che viene messo in azione
Abbiamo praticamente lo stesso caso di Willy Chavarria x Adidas. Prada ha ammesso di essersi ispirato ai chappal e si è parlato, da parte del figlio dei proprietari dell’azienda, Lorenzo Bertelli, di avere un dialogo e uno “scambio significativo con gli artigiani indiani”. Si è anche parlato di una collezione Made in India che porterebbe l’artigianato indiano ad un grande riconoscimento globale e aumentare le esportazioni.

Sperano però che la presentazione di Prada abbia servito come visibilità visto che le vendite dei chappal erano stagnanti. Se lo presenta Prada, allora è cool. Se l’idea di Prada di includere nella collezione i chappal era stata dare visibilità perché erano consapevoli dello stato dell’artigianalità in India, è stata un’idea geniale. Molto costosa che ha fatto l’effetto contrario e si poteva chiarire dall’inizio. Resta vedere se la prossima estate non verranno messe in vendita o le vedremo addosso tutti con il giusto riconoscimento, intellettuale e monetario, agli artigiani che corrispondono.
In sintesi
Un paio di scarpe con origini messicane che vengono fabbricate in Cina e rivisitate con Adidas per creare hype, non può essere apprezzamento. Willy Chavarria presentò nella sua ultima sfilata, l’immagine di ciò che si viralizza della prigione di CECOT situata nel Salvador e la situazione degli immigrati negli Stati Uniti. Non è una persona che ignora la sua cultura o si stacca dalle sue radici. Queste scarpe non sono state la forma per mostrare il potenziale del proprio paese.
Così come il Made in Italy viene protetto da leggi che si rispettano, il Made in India o Made in Messico dovrebbe essere lo stesso. Soprattutto perché tutti vengono protetti da leggi e riconoscimenti che garantiscono le proprietà intellettuali e culturali dei diversi paesi. Le culture sono ricche e sono uniche ma è utopico pensare che le vestimente di un paese rimarranno dentro il paese e non presi dalla moda. Se vengono presi, perchè non attribuire il giusto riconoscimento?
Foto: Pinterest, account Instagram elfashionmemo


