Ci affezioniamo al modo in cui facciamo le cose e agli oggetti. Ai gesti ripetuti. Alla routine che, giorno dopo giorno, diventa casa
Siamo creature d’abitudine, e tra tutte le costanti della nostra quotidianità, ce n’è una categoria di cui non parliamo mai abbastanza: gli oggetti. Quelli di ogni giorno. Quelli che sembrano nulla, ma che usiamo sempre nello stesso modo. Quelli che, se li cambiamo, qualcosa dentro ci dice che “non è la stessa cosa”.

Ogni caffè, sempre la stessa tazzina
Appena svegli, il primo pensiero è il caffè.
Ma non un caffè. Il caffè nella tua tazzina. Quella precisa. Quella lavata la sera prima, messa da parte. Diventa un rimutale silenzioso. Sceglierla non è un gesto casuale. È una comfort zone in ceramica.
Il caffè ha forse lo stesso sapore anche in un’altra? Probabilmente sì.
Oppure, sedersi sempre nella stessa sedia, nello stesso punto del tavolo. La luce cade in un certo modo, le gambe si incastrano bene, l’inquadratura è quella giusta. Non è questione di abitudine: è una questione di identità. Quella sedia è il tuo posto, e se qualcuno lo occupa per sbaglio, ti senti fuori centro.

La maglietta che ti salva la giornata
Gli oggetti quotidiani sono quelli che hanno assunto un significato. Non ce ne accorgiamo ma li trattiamo in modo diverso. Riserviamo loro un posto speciale nell’armadio. Quella che ti fa sentire a tuo agio anche nei giorni in cui non lo sei per niente. Quando la indossi, sei più te stessa. È come se contenesse una piccola versione di te che ce l’ha sempre fatta.
Sono pezzi pezzi silenziosi di chi siamo. Son il nostro modo di rifiutarsi nel caos. E allora no, non è solo una tazzina, una sedia o una maglietta ma sono piccoli dettaglia che ogni giorno ci aiutano ad affrontare un determinato momento.
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