Dal Jet Set allo Sweat Set: volare non è più glamour

da | LIFESTYLE

C’erano una volta il Jet Set, il filet mignon a bordo e hostess in Emilio Pucci. Oggi ci sono i voli low-cost e le tute. Com’è successo che l’aereo, un tempo simbolo di lusso ed eleganza, è diventato sinonimo di ansia, scarpe sfilate al controllo e snack al gusto cartone?

Jet Set: quando volare era uno status symbol

Negli anni ’50 e ’60, volare non era per tutti. Era per loro: i Jet Setter. Giovani, ricchi, sempre in viaggio verso luoghi esotici. E sempre, sempre ben vestiti. Non esistevano le offerte lampo: un volo costava quanto una macchina.

Le compagnie aeree, non potendo competere sui prezzi (per legge), puntavano tutto sull’esperienza. Cosa significava? Champagne, aragosta, salottini con pianoforte, hostess in uniforme firmata e interni d’aereo progettati da Alexander Girard.

C’era perfino una pubblicità di Braniff Airlines in cui l’hostess faceva uno strip tease. Il messaggio? “Anche volare può essere sexy.” Sì, era tutto un po’ sessista. Ma anche… glamour.

La fine del sogno

Nel 1978 arriva la svolta: il governo americano deregola il settore aereo. Le compagnie sono libere di fissare i prezzi, e i voli diventano finalmente accessibili. La parte bella? Più persone possono volare.
La parte meno bella? Addio lusso, benvenute file infinite e panini tristi.

Nel giro di pochi decenni, il volo passa da esperienza elitaria a incubo di massa. Per risparmiare, le compagnie comprimono i sedili, eliminano i pasti, fanno pagare i bagagli e adottano il sistema “hub and spoke”: tanti scali e zero voli diretti.

L’aeroporto non è più un luogo dove farsi vedere: è un campo di battaglia. Ma proprio qui nasce il Jet Set 2.0: più democratico, più disordinato, ma ancora ossessionato dall’immagine.

Da Jackie O a Kendall J: l’evoluzione dell’”airport look”

Negli anni 2000, le star paparazzate fuori dai gate diventano una vera categoria fashion. People Magazine lancia la rubrica “Airport Style” e le foto di celebs struccate, in felpa, con bagagli griffati fanno il giro del web. Solo che oggi… sono tutto tranne spontanee.

Molti di questi scatti sono organizzati ad arte. Staging, PR, brand placement.
Vuoi che Kendall Jenner venga “beccata” con la borsa giusta, mentre cammina al terminal? Sì, certo. Ma sappiamo tutti che poi sale su un jet privato, non sull’economy della Ryanair.

L’outfit casual… curato ad arte

Il vero paradosso? Oggi il look “normale” è più costruito che mai.
Paul Mescal è diventato un’icona di “errand-core” (cioè stile da commissioni), con i suoi shorts da ginnastica e le felpe da palestra. Ma anche lui è protagonista di editoriali, GIF virali e, probabilmente, di qualche campagna sponsorizzata sotto banco.

I paparazzi non ti beccano più all’improvviso. Sei tu a scegliere quando e come farti vedere. Come se tutto fosse un’estensione del tuo personal brand, anche la fila al gate.

Immagini: Pinterest