Fiorucci, o l’anatomia del Déjà-vu: dentro «MEMORIE»

da | FASHION

Memoria come strumento creativo

Ci sono vestiti che compaiono nell’armadio come se fossero sempre stati lì, eppure non ricordi di averli mai comprati. C’è una zona d’ombra nella memoria in cui gli abiti che abbiamo indossato e quelli che avremmo voluto indossare finiscono per coincidere, sovrapponendosi in un unico archivio sentimentale. È esattamente da questa rappresentazione mentale che parte MEMORIE, la collezione Autunno/Inverno 2026 di Fiorucci, concepita sotto la direzione creativa di Francesca Murri con l’art direction di Studio Blanco e lo sguardo fotografico di Luna Conte. La memoria qui smette di essere un reperto polveroso da custodire in una teca per trasformarsi in una materia viva, fluida, pronta a essere riscritta da capo a seconda di come decidiamo di guardarla.

L’hotel sospeso: la campagna e il doppio

La campagna sceglie un set che è prima di tutto uno stato d’animo: un hotel onirico e sospeso nel tempo, un non-luogo cinematografico dove la protagonista fa il check-in e si ritrova a tu per tu con un doppio. Non è il fantasma di ciò che è stata, ma l’ombra di ciò che potrebbe diventare, una figura speculare che aleggia nei corridoi ovattati e dietro i vetri. Con i telefoni che squillano senza una ragione apparente e gli oggetti che compaiono come indizi, la realtà scivola in uno stato di veglia e sogno. È un’intuizione lucida e tagliente: le emozioni deformano i ricordi, il tempo li ridefinisce e l’immaginazione finisce per anticipare la realtà stessa, rendendo passato e futuro totalmente indistinguibili.

La sartoria del déjà-vu

La collezione fa esattamente la stessa operazione sui codici storici del marchio, prendendo i capisaldi del guardaroba borghese, i cappotti sartoriali, il tweed sale e pepe, la maglieria a rombi, e ribaltandoli impercettibilmente di lato. Le proporzioni si allargano, le baschine diventano scultoree, e i jeans adottano una silhouette barrel che trasforma un capo pop in un oggetto architettonico. Non c’è traccia di nostalgia passatista in questi volumi; c’è piuttosto un brivido sottile di straniamento, come se il tempo avesse modificato la forma stessa degli abiti per adattarli a un modo nuovo e più complesso di occupare lo spazio urbano.

Artigianalità e pelle

La vera forza di questa stagione risiede nell’attrito magnetico tra i materiali e le tecniche di lavorazione. Il pizzo Chantilly, realizzato su telai storici e rifinito con bordi smerlati, si scontra e si fonde con borchie metalliche oversize che lo inchiodano a una superficie grafica e rigorosa. Il mohair garzato dialoga con la lana bouclé, mentre il velluto stretch opaco offre una libertà di movimento assoluta. Nel frattempo, il denim si conferma il vero manifesto di sperimentazione della maison: viene piegato prima del trattamento laser per imprimere linee geometriche permanenti, stampato a capo già finito, cucito e lavato, oppure arricchito da grafiche termosaldate una a una, come se la materia registrasse fisicamente il passaggio degli eventi.

Le icone ritrovate e il futuro del brand

Intramontabili icone dell’immaginario collettivo, Cupid, gli Angels, le labbra e il dalmata, riemergono prepotentemente attraverso meticolosi ricami a mano, inserti in mesh stretch e texture tridimensionali, muovendosi all’interno di una palette cromatica calibrata che spazia dai rossi intensi ai verdi menta, fino ai rosa pallidi e ai grigi. A suggellare questo capitolo è il debutto assoluto della Lips Bag in versione clutch, un pezzo pensato per essere stretto al corpo come un segreto inconfessabile. MEMORIE non richiede di guardare indietro con rimpianto, ma si conferma uno stile feroce e liberatorio che restituisce a Fiorucci il suo ruolo originario: una piattaforma in cui la creatività torna a essere un fatto epidermico e la moda è lo spazio esatto in cui decidiamo chi vogliamo essere domani.

Per approfondire:
–Scoprire il “mondo” Fiorucci
–Fiorucci annuncia il suo ritorno

Crediti foto: Fiorucci Press Kit