The Daily Crash: tutto può cambiare forma

da | FASHION

Al Volvo Studio Milano, venti studenti del Politecnico danno una seconda identità ai materiali provenienti dal mondo dell’automobile. Tra moda, design e sperimentazione, ciò che nasce per proteggere diventa qualcosa da indossare.

Un airbag non nasce per diventare un abito. Una cintura di sicurezza nemmeno. Eppure la moda, quando smette di limitarsi alla superficie, ha questa curiosa abitudine: prendere ciò che conosciamo, sottrarlo alla sua funzione e costringerci a guardarlo di nuovo.

È da questa trasformazione che prende forma The Daily Crash, il progetto presentato al Volvo Studio Milano durante la Milano Fashion Week e nato dalla collaborazione con VerySeri Studio e Collettivo AAA. Venti studenti e studentesse del Politecnico di Milano, selezionati attraverso una open call, hanno lavorato per sei mesi su materiali recuperati provenienti dal mondo Volvo Cars, trasformandoli in capi, accessori, volumi e strutture da indossare.

Ma il crash del titolo non è quello che ci si aspetterebbe da un progetto legato all’automobile. Non racconta l’incidente, almeno non nel suo significato letterale. Racconta piuttosto le collisioni della quotidianità: pressioni, accelerazioni, rotture, momenti in cui l’equilibrio si perde e altri in cui, più o meno lentamente, lo si ricostruisce.

E allora anche la materia segue lo stesso destino. Si rompe con la propria funzione, cambia linguaggio e ricomincia.

Dall’automobile al corpo

Airbag, cinture di sicurezza, tappetini, componenti e parti tecniche provenienti dal mondo Volvo Cars abbandonano la propria funzione originaria e vengono affidati allo sguardo di una nuova generazione di creativi.

Il risultato non è un semplice esercizio di recupero. È, prima di tutto, un cambio di prospettiva: ciò che prima proteggeva un corpo all’interno di un’automobile ora lo veste, lo avvolge, ne modifica i volumi. I materiali diventano abiti, accessori, strutture e protezioni da indossare, conservando qualcosa della propria identità precedente e acquistandone, allo stesso tempo, una completamente nuova.

Ed è forse proprio qui che The Daily Crash trova una delle sue letture più interessanti. La sostenibilità non rimane una dichiarazione a margine del progetto, ma entra direttamente nel processo creativo: recuperare significa osservare ciò che già esiste e chiedersi che cosa potrebbe ancora diventare.

Imparare facendo

Avviato a marzo, il percorso ha accompagnato i venti partecipanti dalla ricerca alla produzione attraverso sei appuntamenti tra lezioni, revisioni e incontri con professionisti del design, della moda e dell’organizzazione culturale.

Per alcuni mesi Volvo Studio Milano ha così assunto la forma di un’aula aperta alla città. Un laboratorio nel quale l’esperienza industriale e progettuale di Volvo Cars ha incontrato l’approccio sperimentale di VerySeri Studio, il lavoro di connessione con il Politecnico svolto dal Collettivo AAA e, soprattutto, lo sguardo di una generazione chiamata non soltanto a progettare, ma a sperimentare.

Il principio alla base era essenziale: imparare facendo. Confrontarsi con un brief concreto, con materiali reali e con un processo destinato, alla fine, a misurarsi con il pubblico.

Una libertà progettuale fortemente voluta anche da Chiara Angeli, Direttore Commerciale Volvo Car Italia e Responsabile delle attività di Volvo Studio Milano, che ha raccontato la volontà di dare «carta bianca» ai giovani creativi, lasciandoli sperimentare e confrontarsi senza porsi limiti.

Una scelta che sposta l’attenzione dal semplice risultato al processo: alle idee, agli errori, ai tentativi e alla capacità di trovare una propria interpretazione.

Cinque modi di attraversare una rottura

Il lavoro, però, non poteva concludersi semplicemente appendendo gli abiti a una gruccia.

The Daily Crash diventa quindi una performance installativa immersiva costruita attraverso cinque stazioni, cinque atmosfere, cinque performer e cinque creazioni. Luce, suono e movimento trasformano lo spazio e accompagnano il pubblico attraverso altrettanti momenti di una rottura: l’impatto, la sospensione temporale, l’instabilità, la protezione ritrovata e, infine, il ritorno alla quotidianità.

Gli oggetti e gli abiti realizzati durante i mesi precedenti acquistano così un corpo e una dimensione narrativa. Non vengono semplicemente mostrati: entrano nello spazio, incontrano il movimento e diventano parte di un racconto.

Moda, design e industria finiscono così per incontrarsi proprio nel punto in cui sembravano più lontani. Perché un airbag può smettere di essere un airbag. Una cintura può dimenticare, almeno per qualche istante, di appartenere a un’automobile. E persino un crash, se osservato da un’altra prospettiva, può non rappresentare soltanto ciò che si rompe.

Magari, questa volta, rappresenta il momento in cui qualcosa cambia.

Photocredits: Volvo Studio Milano