Emanuele Giannelli: l’evoluzione in bronzo di Mr Arbitrium a Zurigo

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L’enigma della scelta tra resina e bronzo: la svolta di Emanuele Giannelli

La scultura paradossalmente non è mai un fatto statico, ma un corpo vivo in cui il proprio significato gioca con lo spazio che la circonda. Quando Emanuele Giannelli ha concepito Mr Arbitrium, ha dato forma a un dilemma visivo alto più di cinque metri: un gigante colto nell’istante supremo dello sforzo muscolare. Una figura maschile i cui tendini e la cui anatomia monumentale si tendono in un gesto volutamente indecidibile. Sostiene o respinge? Protegge l’architettura a cui si appoggia o tenta di abbatterla? In questa ambivalenza risiede il cuore pulsante dell’opera, una provocazione intellettuale che oggi compie un passaggio nella sua storia. Non si tratta semplicemente di un cambio di scenario geografico, ma di una vera e propria metamorfosi. Il colosso cambia pelle, evolve dalla fluidità contemporanea della resina alla solennità imperitura del bronzo, sdoppiandosi. Da un lato permane l’opera nomade, il corpo itinerante che ha attraversato l’Italia e l’Europa; dall’altro nasce un pezzo unico, una presenza stabile e specchiata, destinata a mutare la mappa visiva di Zurigo. L’inaugurazione del 29 maggio 2026 mette in luce ciò che passa e ciò che resta, traducendo l’urgenza del libero arbitrio in un’installazione permanente che costringe l’osservatore a fermarsi.

Emanuele Giannelli Mr Arbitrium scultura bronzo

La genesi del doppio: una tensione contemporanea tra nomadismo e memoria

Per comprendere la portata di questa evoluzione, è necessario guardare a Mr Arbitrium non come a un singolo manufatto, ma come a un progetto binario. La nuova scultura in bronzo, fusa tra i fuochi e la perizia tecnica della storica Fonderia Salvadori, agisce come il gemello speculare della versione originaria in resina. Stessa matrice creativa, medesima tensione drammatica, eppure destini opposti. La resina incarna il tempo fluido, la provvisorietà e la velocità della nostra epoca. E’ una materia leggera che permette il viaggio, l’adattamento rapido, il nomadismo culturale. Il bronzo, al contrario, recupera la grande tradizione della scultura monumentale della storia dell’arte. Ne reclama il peso, il pregio, la durevolezza e la capacità di persistere nei secoli senza cedere all’usura del tempo. Questa dualità riflette una spaccatura interiore profondamente contemporanea. Da una parte l’anelito verso la libertà assoluta, lo spostamento e la ridefinizione continua di sé; dall’altra il bisogno atavico di radicamento, di presidio dello spazio, di memoria. Due corpi uguali, estratti dallo stesso pensiero dell’artista, intraprendono da oggi due esistenze separate: uno continua a correre per le strade del mondo, l’altro si ferma per diventare pietra angolare, testimonianza stabile di una domanda sospesa

Dalla Toscana all’Ucraina: la mappa di un corpo in perenne viaggio

L’opera ha costruito la propria identità attraverso un pellegrinaggio artistico. Il viaggio è iniziato nel 2021 in Toscana, muovendosi tra i centri della materia e della scultura. In alcune città come Pietrasanta, Carrara, Lucca e Seravezza il colosso ha misurato per la prima volta la sua imponenza contro l’orizzonte urbano. Successivamente, l’opera ha alzato il tiro del confronto architettonico. Ha stretto un dialogo ravvicinato con la facciata della Basilica di San Lorenzo a Firenze nel 2022, per poi sfidare la scala metropolitana dell’Arco della Pace a Milano nel 2023 e la solennità di San Francesco del Prato a Parma nel 2024. Ma è nel cuore del conflitto ucraino, sul fronte del Teatro dell’Opera di Lviv nel 2023, che il lavoro di Giannelli ha superato la dimensione puramente estetica per farsi missione umanitaria e politica. In una terra ferita dalla guerra, Giannelli è stato tra i pochissimi artisti europei a portare fisicamente la propria arte sul territorio. Lì, quel colosso che sorregge o respinge è diventato uno scudo simbolico a difesa della cultura. Un monumento spontaneo alla memoria degli intellettuali falciati dal conflitto. Ogni singola tappa ha risignificato i muscoli di Mr Arbitrium. Ha dimostrato che la scultura non è vittima dello spazio, ma lo riscalda, costringendo i passanti a interrogarsi sul proprio ruolo nella storia.

Zurigo e il dialogo silenzioso con l’architettura di Seefeldstrasse

Oggi quel lungo cammino incontra la sua prima sosta definitiva, e la scelta della sede non è casuale. Zurigo, crocevia geopolitico ed economico d’Europa. Città dove la stabilità finanziaria convive con le visioni globali dell’avanguardia, diventa il teatro perfetto per l’insediamento del gemello in bronzo. L’opera verrà svelata in Seefeldstrasse 60, nel distretto di Seefeld, un’area definita dall’eleganza residenziale e dalla vivacità culturale, a pochi passi dalle sponde del lago. Il partner architettonico di questo intervento è un edificio storico di straordinario pregio risalente al 1924. E’ stato restaurato nei primi anni Duemila e oggi sede della Ledermann Management AG. Il palazzo, con le sue torri angolari, i dettagli d’epoca e le ampie finestre ad arco al piano terra, rappresenta quel perfetto equilibrio tra conservazione del passato e spinta verso il futuro che caratterizza l’intera ricerca di Giannelli. Appoggiandosi a questa struttura, i 5,4 metri della scultura in bronzo aprono ad una visione pazzesca. L’antico rigore della pietra svizzera si fonde con l’energia plastica del metallo fuso. E la cosa importante da ribadire è che il pubblico non è più un semplice spettatore passivo, ma il destinatario diretto di una responsabilità interpretativa. Il titolo stesso evoca il concetto filosofico di libero arbitrio: la facoltà assoluta di scegliere, di prendere posizione.

Proprio per questo, Mr Arbitrium richiama con forza l’attenzione del pubblico e richiede un suo coinvolgimento attivo. Ad oggi, infatti, è diventato sempre più importante e cruciale che l’arte sappia dialogare profondamente con lo spettatore, stringendo con lui un legame che lo porti a fermarsi e a porsi delle domande, anziché scivolare via nell’indifferenza.

Emanuele Giannelli Mr Arbitrium, scultore, opera

Tra caos e classicità: la radice concettuale di Emanuele Giannelli

La complessità di questa operazione specchia fedelmente l’identità del suo autore. Romano di nascita (classe 1962) ma versiliese d’adozione, Giannelli sintetizza la solennità classica della capitale con la graffiante ironia e la provocazione della terra toscana. Diplomatosi in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Carrara nel 1984, l’artista ha progressivamente abbandonato i canoni accademici tradizionali per immergersi nelle sottoculture di fine secolo. La sua grammatica visiva si è nutrita della musica industriale ed elettronica degli anni Ottanta, del punk inteso come rottura politica e sociale, dei fumetti d’avanguardia e di viaggi cruciali tra una Berlino ancora divisa e la New York dei graffiti. Da questo retroterra culturale emerge un’ossessione tematica coerente, che attraversa quarant’anni di carriera: lo studio del corpo umano. Questo viene visto come territorio di scontro tra la natura e l’artificio, tra la carne e la macchina, tra la spinta evolutiva e l’alienazione tecnologica. Giannelli non usa la scultura per rassicurare, ma per documentare il caos della contemporaneità, offrendo figure che sono al contempo archetipi classici e mutanti post-industriali, specchi di un’umanità che cerca faticosamente di restare umana.

Emanuele Giannelli Mr Arbitrium, Pietrasanta, città

Il peso della responsabilità in un’era di transizioni digitali

Collocare Mr Arbitrium in via permanente nel cuore finanziario e culturale d’Europa significa gettare un sasso nello stagno delle nostre certezze tecnologiche. In un presente dominato dagli algoritmi predittivi, dalle neurotecnologie e dall’intelligenza artificiale, dove la capacità di scelta dell’individuo sembra costantemente delegata a dispositivi digitali, il colosso di bronzo di Giannelli riafferma la centralità del corpo e della volontà. La filosofia occidentale, da Sant’Agostino a San Tommaso d’Aquino, ha dibattuto per secoli sul libero arbitrio. Ritenuto come asse portante della moralità e della coscienza. Giannelli sottrae questo dibattito alle pagine dei libri e lo scarica direttamente sul marciapiede, davanti agli occhi della società globale. La riflessione che l’opera impone non vuole risposte immediate o consolatorie. Quanto del nostro passato storico, della nostra cultura umanistica e dei nostri valori democratici siamo disposti a sostenere e difendere a costo di uno sforzo immane? E quanto, invece, stiamo spingendo via, rifiutando, nel nome di un progresso cieco? Mr Arbitrium, nella sua nuova e solida veste bronzea, non indica la via da seguire, ma cristallizza il momento esatto in cui l’uomo deve decidere. La bellezza dell’opera risiede proprio in questa sua eterna sospensione. Il gigante d’acciaio e fuoco rimarrà a Zurigo a testimoniare che la scelta, nel bene e nel male, appartiene ancora soltanto a noi.

Crediti foto: Morino Studio Press Kit

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