L’evoluzione dei Matia Bazar tra synth, elettronica e la voce lirica di Antonella Ruggiero. Il gruppo che ha cambiato il pop italiano
La scena musicale italiana degli anni ’70 si può suddividere tra grandi nomi della tradizione melodica e il magma delle band innovative che ammirano il panorama europeo. Sono proprio Londra e Berlino i cuori pulsanti della sperimentazione sonora, in cui krautrock ipnotico, battiti sintetici e atmosfere dilatate trovano il proprio spazio. Queste fonti d’ispirazione sono di vitale importanza per progetti come quello dei Matia Bazar, che inseriscono gradualmente questi nuovi stilemi musicali nel panorama italiano.
La nascita del gruppo
Il gruppo nasce a Genova nel 1975 con l’unione di musicisti membri delle band nazionali ‘Jet’ e ‘Museo Rosenbach’, entrambe pioniere del rock progressivo italiano. Piero Cassano, Aldo Stellita, Carlo Marrale dalla prima, Giancarlo Golzi dalla seconda, sposano la strepitosa voce di Antonella Ruggiero. Distintisi immediatamente grazie alla proposta musicale sofisticata capace di fondere pop, synth e suggestioni progressive, il primo singolo ‘Stasera, che sera’ del ’75 riscuote grande clamore.

La voce di Antonella Ruggiero
La vera ciliegina sulla torta è proprio la voce unica della Ruggiero. Non è definibile rassicurante e facile, bensì emotiva e razionale al contempo. L’estensione vocale stimata di circa quattro ottave permette al soprano leggero di esplorare vari timbri e registri con una libertà fuori dal comune in quel periodo. I brani pop risultano sorprendenti e multiformi perché si prestano a momenti inaspettati di lirica melodica eccellente. Questa voce cristallina e tecnicamente impeccabile diventa lo strumento attraverso cui il gruppo costruisce un linguaggio sonoro innovativo e immediatamente riconoscibile. Proprio grazie alla componente melodica, che rientra a pieno negli standard tradizionali, i Matia Bazar possono permettersi un sound che sfida le convenzioni radiofoniche molto rigide e poco aperte alle innovazioni.

Il successo e i primi Festival di Sanremo
Il successo arriva rapidamente. Dopo i primi singoli il gruppo si afferma con brani scolpiti nell’immaginario collettivo come ‘Per un’ora d’amore’ (1976) e ‘Solo tu’ (1977). Da un lato la melodia è centrale, dall’altro il lavoro sulle dinamiche vocali e arrangiamenti è molto evidente. Nel 1978 arriva il primo trionfo con ‘…E dirsi ciao’, vincitrice a Sanremo, a cui i MB partecipano per la prima volta l’anno precedente con ‘Ma perché’. La canzone ‘Y decir, ciao’, viene incisa in spagnolo per il mercato latino pochi mesi dopo il trionfo sanremese. Negli anni successivi il gruppo musicale non perde di coerenza nonostante il successo internazionale. L’identità primigenia del gruppo viene salvaguardata, anzi, la fama permette una sperimentazione più profonda delle atmosfere synth pop. La voce della Ruggiero intanto diventa sempre più libera e svincolata dalla tradizionale impostazione della canzone.

Il complesso raggiunge l’Eurovision Song Contest nel ’79 con ‘Raggio di luna’, prodotta poi anche in spagnolo e inglese, e lancia mesi dopo l’album Tournée. Nello stesso periodo, l’uscita di ‘C’è tutto un mondo intorno’ fa sognare le radio italiane e l’omonimo tour mondiale riscontra ottimi incassi.


Addii e new enries: i primi passaggi di testimone
Dopo la commercializzazione dell’album Il tempo del sole, presentato al Festivalbar con il singolo ‘Italian Sinfonia’ nel 1980, Piero Cassano decide di ritirarsi dal gruppo. Dal 1981 cede il ruolo di tastierista a Mauro Sabbione per dedicarsi alla produzione autoriale, al lancio di Eros Ramazzotti e alle collaborazioni con Mina e Anna Oxa. Sabbione definisce il periodo elettronico con l’album Tango che da un’ulteriore spinta propulsiva al successo del gruppo grazie a brani come ‘Palestina’ ed ‘Elettrochoc’. Ma è ‘Vacanze romane’ il vero titolo avanguardistico del momento, la canzone per eccellenza dei Matia Bazar. Il sound moderno, influenzato dalla new wave e dall’elettronica, ha caratteristici arrangiamenti malinconici accompagnati da un testo che trasmette nostalgia retrofuturista e affronta l’avvilimento urbano. La canzone vince il Festival sanremese del 1983 e segna un cambiamento stilistico epocale del pop italiano.

Un anno dopo arriva la partecipazione al Festival di Tokyo, ma, alla vigilia dell’uscita di ‘Aristocratica’ un nuovo addio: Sabbione diventa collaboratore dei Litfiba e lascia il gruppo. Le tastiere passano sotto le mani di Sergio Cossu nell’85. Trionfanti, sempre nello stesso anno, vincono il secondo Premio della Critica al Festival della canzone italiana con ‘Souvenir’ e fanno uscire il pezzo forte ‘Ti sento’. È questa un’altra delle canzoni più iconiche e internazionali dei MB, tornata in voga grazie al remix del DJ francese Bob Sinclar del 2023. Seguono una seconda vittoria del Telegatto e poi la sesta partecipazione a Sanremo come al Festivalbar.

Un anno di svolta: il 1989
Il 1989 registra sia l’apice della popolarità che una svolta drastica: l’abbandono della voce portante del gruppo, Antonella Ruggiero. Per motivi familiari, di saturazione artistica e per una conclusione fisiologica del percorso artistico, la cantante si ritira dalle scene per i successivi sette anni. Il ritorno avverrà da solista nel 1996, con l’album Libera. Ancora oggi è attiva in diversi progetti e porta avanti una forte sperimentazione sonora vicina a jazz, sacralità e tradizione etnica.

Gli anni Novanta aprono il gruppo ad una nuova era rok-pop. La nuova solista Laura Valente abbandona i virtuosismi operistici tipici della Ruggiero a favore di uno stile più grintoso e meno etereo. Il gruppo si reinventa, nonostante la perdita della frontwoman, e la partecipazione al Sanremo del ’92 con ‘Piccoli giganti’ sancisce il nuovo corso della band. L’anno successivo Carlo Marrale decide di lasciare il gruppo per diventare solista, così da poter scrivere lontano dalle dinamiche di una band in continua mutazione. Da quegli anni l’assetto continua ad essere mutevole, con linfa vitale ciclicamente nuova e mai stabile. I Matia Bazar sono dunque la fenice della musica italiana, proprio per questa loro capacità di sapersi reinventare e tornare al successo nonostante tutti i cambiamenti dovuti alla vita dei componenti. Sono un progetto in fieri ma stilisticamente completo, se preso nei singoli periodi di produzione.
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