Piccole curiosità beauty che cambiano il modo in cui guardi prodotti e make-up
Pensiamo al beauty come qualcosa di semplice, fatto di prodotti e routine, ma dietro a quello che usiamo ogni giorno ci sono soluzioni tecniche ed errori di laboratorio. Alcuni prodotti nascono per motivi molto specifici e poi finiscono nella vita di tutti i giorni, mentre altri funzionano in modo diverso da come immaginiamo. A volte anche i dettagli che sembrano più naturali sono costruiti molto più di quanto si pensi, ed è proprio da qui che nascono alcune curiosità beauty, eccone qui alcune!
Il rossetto rosso che al cinema… era verde
Quando guardi i film in bianco e nero, le labbra sembrano sempre perfette, con quel rosso pieno e definito… vero? E se ti dicessi che in realtà, quel risultato non veniva ottenuto usando rossetti rossi? Le prime pellicole pancromatiche reagivano in modo molto diverso ai pigmenti. Il rosso tendeva a scurirsi troppo e a perdere contrasto rispetto alla pelle, rendendo le labbra poco leggibili. Per risolvere questo problema, i make-up artist del tempo iniziarono a usare colori opposti, come verde oliva o marrone freddo, che una volta tradotti in scala di grigi risultavano più luminosi e definiti sullo schermo. Il risultato, visto dal vivo, era spesso innaturale, quasi disturbante, ma attraverso l’obiettivo diventava perfettamente coerente e credibile.

Il gloss di MAC che in Stranger Things diventa “sudore”
Cos’hanno in comune Stranger Things e il Lipglass Clear di MAC Cosmetics? Il collegamento si capisce guardando Billy nella terza stagione. Dopo che il Mind Flayer lo possiede, il suo aspetto cambia subito e la pelle resta costantemente lucida, un effetto che aiuta a comunicare visivamente che il suo corpo ha perso il suo equilibrio.
Sul set il sudore reale crea problemi, perché sotto le luci evapora velocemente, cambia tra una ripresa e l’altra e in camera non restituisce mai lo stesso risultato. I make-up artist preparano la pelle con una base di glicerina e acqua, che crea umidità e rallenta l’evaporazione. Successivamente applicano il Lipglass Clear, scelto per la sua consistenza molto densa e per la capacità di restare fermo sulla pelle.
Il gloss aggiunge spessore e riflette meglio la luce, facendo risaltare di più il viso e mantenendo l’effetto coerente tra le scene.
La make-up artist Amy L. Forsythe ha spiegato che il team usa questo prodotto proprio per controllare il risultato finale ed evitare variazioni, applicandolo in punti precisi del viso dove la luce colpisce di più, così da gestire i riflessi in modo accurato.


La Mer nasce da un incidente, non da un’idea di lusso
La storia di La Mer viene spesso presentata come quella di una crema iconica, ma l’origine è molto meno “beauty” di quanto sembri. Max Huber, fisico aerospaziale, inizia a lavorare sulla formula dopo aver subito ustioni in un incidente di laboratorio. Il suo obiettivo è molto preciso, ovvero trovare qualcosa che aiuti la pelle a rigenerarsi più che sviluppare un prodotto cosmetico.
Il cosiddetto “Miracle Broth” nasce da questa ricerca. Una miscela di alghe marine che subisce un processo di fermentazione controllata capace di trasformare le sostanze e rendere alcuni componenti più facilmente assimilabili dalla pelle. Il composto poi matura per mesi in condizioni specifiche fino a diventare il cuore della formula.
A questo punto prende forma anche il modo in cui il prodotto viene raccontato oggi come qualcosa di lussuoso, anche se all’origine c’è una necessità molto concreta che solo in un secondo momento il brand trasforma in identità.

Il mascara waterproof nasce per il cinema
Il mascara waterproof nasce per risolvere un problema molto concreto legato al mondo dello spettacolo, soprattutto a partire dalla metà del ’900. Nei set cinematografici e teatrali, tra luci molto forti, calore e scene emotive, il mascara tradizionale tendeva a sciogliersi facilmente, colando e creando problemi tra una ripresa e l’altra.
Per questo iniziano a comparire formule diverse, basate su cere idrofobiche come cera d’api e paraffine e su polimeri filmanti. Questi ingredienti formano una pellicola attorno alle ciglia che respinge l’acqua e impedisce al prodotto di sciogliersi, permettendo al trucco di restare stabile anche in condizioni più difficili.
Col tempo questa soluzione esce dal set e arriva nella vita quotidiana. Oggi il waterproof è considerato normale, ma nasce proprio da lì, dall’esigenza di avere un make-up che resti identico scena dopo scena.

Il rossetto associato alla stregoneria
Oggi il rossetto è ovunque, ma in alcune epoche bastava anche solo colorare le labbra per attirare attenzione indesiderata. Possibile che un gesto così semplice fosse visto come qualcosa di pericoloso? In contesti molto rigidi, modificare il volto era considerato un segnale di artificio. Quando si parlava di donne, quell’artificio diventava facilmente sospetto, per questo il rossetto, così visibile, finiva subito al centro di questa visione e labbra più rosse e definite venivano percepite come un volto cambiato. Cambiare il proprio aspetto poteva essere letto come un’intenzione.
Sedurre, attirare, ingannare, si collegava facilmente a qualcosa di più oscuro, soprattutto in un periodo in cui tutto ciò che usciva dalla norma poteva essere giudicato e anche il make-up entrava in questo meccanismo.
Il collegamento con la stregoneria nasce da qui. Bastava poco perché l’artificio diventasse sospetto e un dettaglio visivo venisse interpretato come segnale di qualcosa di più, e il rossetto, proprio per quanto era visibile, era uno dei primi elementi che si notavano.

Immagini: Pinterest


