Maurizio Cattelan propone una nuova opera in cui il peccato diventa il fulcro centrale, ma non per liberare l’anima quanto per consumare (ancora di più).
“Chi è senza peccato scagli la prima pietra”! A dirla è stato un personaggio abbastanza conosciuto, durante un episodio in cui una donna viene scoperta in flagrante adulterio. Ai tempi dell’accaduto diciamo che un fatto di questo tipo non era cosa da poco, ma il nostro protagonista guarda la folla accanita contro la donna e con questa singola frase chiede a tutti: ma davvero nessuno di voi ha mai fatto qualcosa di sbagliato?
Ora, questa frase non vuole rendere tutti intoccabili e liberarli dalla possibilità di finire in carcere in seguito a un reato, di poco conto o meno che sia. Infatti, se noi la portassimo all’estremo delle sue conseguenze logiche, con questa frase nessuna giustizia risulterebbe possibile in quanto nessun giudice o avvocato che sia è davvero senza peccato.
Si tratta di un invito a guardarsi dentro, prima di puntare il dito contro chiunque altro. Diciamocela tutta, ma chi è che davvero non ha mai peccato?
Eddai, che si tratti di uno sgarro o di una malefatta di poco conto (perchè spero di avere all’ascolto peccatori di buona fattura e non ricercati presenti su alcuna lista di quelle consultabili all’occorrenza), nessuno è davvero privo di peccati da dover confessare.
Detto questo, se oggi ne parliamo con leggerezza è perché il concetto di “peccato” è radicalmente cambiato da allora. Se nelle società tradizionali e religiose il peccato era una drastica e definitiva rottura dell’ordine del mondo, oggi diventa un’infima infrazione alla norma della salute e della bellezza. Anzi, il termine oggi è talmente sdoganato che viene perfino usato nel marketing come incentivo a consumare e comprare un qualsivoglia prodotto. Vi dice nulla il famoso peccato di gola affiancato alla “lussuriosa” immagine di un dolce qualsiasi?
Eppure una differenza esiste e sta tutto nel senso di colpa che ne deriva.

E’ vero che oggi il peccato è molto più che sdoganato, il senso di colpa e lo stigma che ne derivano sono però più forti che mai. Nella religione invece esistono ancora il perdono e la redenzione. C’è la confessione e c’è la penitenza che ci permettono di espiare tutto ciò che di sbagliato abbiamo fatto. Nella cultura contemporanea invece di certe cose non se ne parla troppo e quando lo si fa lo stigma che ne deriva, sopratutto se reso pubblico, tende ad essere permanente e non proprio facilmente espiabile.
In questo contesto si inserisce l’ultima provocazione artistica di Maurizio Cattelan, noto provocatore, appunto, oltre che artista. Lanciata di recente, ad aprile 2026, è un’opera che nuovamente fonde sacro, profano e logiche di mercato contemporanee.
Cattelan dà vita a “Hotline”, una linea telefonica dedicata alla confessione dei propri peccati.

Il numero da chiamare è +1 601 666 7466, per i residenti americani. Mentre chi si trova all’estero può inviare un messaggio vocale via WhatsApp al +44 7462 406938.
Ma come funziona?
La cosa è molto semplice: chi chiama è invitato a confessare i propri peccati e l’artista ne ascolterà alcuni finendo perfino ad interagire direttamente con alcuni dei partecipanti. Infine, il 23 aprile verranno ascoltate pubblicamente le confessioni in una diretta streaming. In questa occasione l’artista offrirà un perdono più che altro artistico.
L’artista promette perfino un possibile miracolo.
No, nulla di rivoluzionario e stravolgente, semplicemente l’accesso a una corsia preferenziale, una sorta di prelazione se vogliamo restare sul sacro, per partecipare al sorteggio per l’acquisto di una delle sculture dell’artista. Al prezzo di 2.200 euro, si tratta della riedizione in miniatura della celebre “La Nona Ora”.

Anche qui ritorniamo nel campo del sacro, infatti l’opera ritrae in modo iperrealistico Papa Giovanni Paolo II letteralmente abbattuto da un meteorite, il quale lo colpisce attraverso un soffitto di vetro, lasciando una scia di frammenti sul tappeto rosso dove si trova l’ex Pontefice.
Realizzata nel 1999, mirava a rendere vulnerabile colui che nell’immaginario religioso era l’unico in Terra in grado di scagliare davvero la prima pietra. Il meteorite non è però la punizione per un peccato, ma più che altro il simbolo di una realtà, quella della natura, che colpisce tutti indiscriminatamente andando oltre anche al concetto di Divino. Il quale nell’immaginario religioso risulta molto più che intoccabile.
Così la ricerca di redenzione e il senso di colpa diventano l’ennesima forma di consumo.

Si arriva a confessare la peggiore delle azioni per avere la possibilità di acquistare, quindi nemmeno di vincere, un qualcosa che trasforma il legno duro di un confessionale in quello delle fondamenta di una boutique. La colpa diventa valuta, non più il modo in cui purificare la propria anima. Una colpa in cambio di un bene di lusso.
In un contemporaneo in cui le autorità religiose hanno perso potere nel guidare le masse, Cattelan ci mette davanti alla realtà dei fatti: vogliamo davvero essere ascoltati o il mercato del consumo è l’unica forza che ci convince, o ci umilia, a renderci vulnerabili?
La vulnerabilità oggi è un asset prezioso per il mercato e la confessione da spazio privato per la riparazione dell’anima, diventa il perfetto contenuto per creare engagement.
Nel caso dell’opera di Cattelan la voglia di vulnerabilità viene umiliata in quanto ridotta a mera transazione economica. Il mercato ci preferisce aperti, vulnerabili. Anche perchè come altro potrebbe scoprire i nostri desideri e produrre quindi il giusto prodotto da farci acquistare?
Se l’economia è una scienza che si occupa della gestione delle risorse, in quanto esse sempre scarse, Cattelan sottolinea a modo suo come il contemporaneo non è più la comunità riunita intorno all’adultera pronta a giudicare…quanto una massa di individui che competono per ottenere l’unica risorsa scarsa rimasta oggi: l’attenzione.


