Top 10 dei DILF più sexy

da | LIFESTYLE

In occasione della Festa del Papà ecco la top 10 dei DILF più affascinanti del momento. Non solo belli, ma uomini che tra paternità e carisma riescono a essere ancora più irresistibili.

Diciamolo subito così evitiamo ipocrisie: la storia del “diventa padre e migliora” è una favola che raccontano le persone stanche. La verità è che la maggior parte degli uomini, dopo un figlio, sparisce. Si spegne. Si appiattisce.
Però poi ce ne sono alcuni che invece giocano un altra partita. I DILF . Quelli che invece si permettono pure di diventare più belli e interessanti. Questo irrita da una parte il padre “spento” che li guarda con invidia e si fa la domanda: “come ci riescono?”, mentre dall’altra noi donne siamo ben contente di rifarci gli occhi.

Posto n° 10: Hugh Jackman

Hugh Jackman è quello che, teoricamente, dovresti ignorare. Troppo lineare, troppo pulito, troppo… corretto. Nessun gossip interessante, nessuno scheletro evidente, nessuna crepa da analizzare. E diciamolo: le persone senza zone d’ombra sono spesso le meno interessanti. Perché non ti danno appigli, non ti fanno lavorare di immaginazione. E questo, nel gioco del fascino, è quasi un difetto. Però. Poi lo guardi. E il discorso cambia. Fisico costruito come si deve, presenza solida, quell’aria da uomo che sa esattamente dove stare e tenendo la presenza scenica senza sforzo. E soprattutto, non ha bisogno di dimostrare niente. Che è già metà del lavoro.

Non è quello che ti manda in crisi.
Ma è quello che, se entra in una stanza, non puoi ignorare.

Posto n° 9: Jeffrey Dean Morgan

Jeffrey Dean Morgan è quello che, sulla carta, dovrebbe piacere a una nicchia. E invece no. Piace a tutte. Anche a chi dice di no.Perché non è il bello classico. Non lo è mai stato. Lineamenti duri, faccia segnata, barba che non prova nemmeno a essere perfetta. È uno di quelli che, se lo guardi velocemente, non capisci subito. Poi però lo riguardi istintivamente.

Fisicamente è l’opposto del pulito: è sporco, vissuto, ruvido. E proprio per questo funziona. Ha quella faccia da uomo che non ha bisogno di essere sistemato per piacere. Anzi, più è imperfetto, più prende. Col tempo è migliorato. Ma non nel senso “si è aggiustato”.
Si è lasciato andare nel modo giusto. Più rughe, più carattere, più identità. Non ha provato a restare giovane, e infatti oggi è molto più interessante di quando lo era. E la paternità, anche qui, ha fatto il suo lavoro.
Non lo ha addolcito troppo, non lo ha reso “carino”. Lo ha reso più completo, più centrato. Sempre ruvido, ma con qualcosa in più.

Difetti? Non è per tutti.
Ma forse è proprio questo il punto. Perché Jeffrey Dean Morgan non deve piacere a tutti.

Posto n° 8: Orlando Bloom

Orlando Bloom ha avuto più reboot di una serie Netflix.
Da elfo intoccabile, e lì sì, era oggettivamente bello, ma in quel modo un po’ distante, quasi irreale, a uomo che si è fatto due giri completi di vita: due donne, due figli, equilibri che si spostano, si rompono e si ricompongono. E qui viene il punto interessante.

Perché oggi è meglio.
Meno perfetto, meno costruito, qualche ruga in più, quell’aria leggermente stanca che non nasconde. E soprattutto quella vibe da padre single con i soldi, ma senza bisogno di farlo vedere. Prima? Onestamente non so se l’avrei messo in classifica. Troppo “bello da locandina”, troppo pulito, troppo poco reale.
Adesso invece c’è del materiale. Dopo la separazione qualcosa si è mosso. Si è tolto quella patina dorata e sotto è uscito un uomo più interessante. Fisicamente resta elegante, ma meno costruito. Più vissuto. Più credibile.

Difetto? Imprevedibile.
È uno che sembra aver trovato un equilibrio un giorno… ma non scommetterei troppo sul fatto che resti così anche il giorno dopo.

Posto n° 7: Brad Pitt

Brad Pitt è il dilf d’eccellenza.
Perché lui non è stato solo bello: lui era IL bello. E diciamolo: negli anni ’90 Brad Pitt era quasi irritante. Troppo perfetto. Troppo facile. Il classico uomo che funzionava sempre, senza sforzo. Anche troppo.

Poi però succede una cosa che non succede a tutti: invecchia. Ma bene.
Non si aggrappa a quello che era, non fa il disperato per restare giovane. Lascia che il tempo si veda e lo fa lavorare a suo favore. E oggi? Non è più quello che ti colpisce subito. È peggio. È quello che guardi e sottovaluti…e poi ti ritrovi ancora lì dopo cinque minuti a fissarlo perche è oggettivamente magnetico.

Rughe, sguardo più stanco, quell’aria leggermente disordinata che non è casuale ma nemmeno costruita. È diventato più umano. E poi c’è il lato padre. Che nel suo caso non è patinato, non è da copertina, non è “guardate che bravo papà”. È complicato, esposto, imperfetto.
E proprio per questo funziona di più. Perché non vende l’immagine del padre perfetto.

Difetto? Non è più il bello immediato.Ma forse è proprio quello il punto. Perché il bello perfetto lo dimentichi. Quello che ha quel qualcosa… no.

Posto n° 6: George Clooney

George Clooney non gioca nello stesso campionato. Lui è il sistema.
Non è il più fisico, non è il più giovane, ma è quello che entra e, senza fare niente, sposta l’aria.

È sempre stato così. Anche quando era circondato da uomini più scolpiti, più giovani, più evidenti. Lui no. Lui non ha mai avuto bisogno di essere il più. Gli bastava essere se stesso e gli occhi delle donne si spostano automaticamente su di lui.

E poi la mossa che nessuno si aspettava davvero: padre. Ma ovviamente non a caso, non per errore, non per narrativa romantica. Quando ha deciso lui. Come ha deciso lui. Con chi ha deciso lui. E anche lì, zero sbavature. Non è il padre che si mette in vetrina, non è quello che costruisce il personaggio “papà perfetto”. È più sottile. Più distante. Ma presente nel modo che controlla lui. Sempre. Ha il controllo e questa qualità mette in difficoltà le donne di qualunque età rendendole deboli al suo fascino.

Fisicamente? Non ti travolge.
Ma è quello che ti resta in mente anche quando non lo guardi più.
Capelli grigi, sorriso calibrato, postura da uomo che sa esattamente quanto vale e non ha bisogno di ricordartelo.

Posto n° 5: Luca Argentero

Luca Argentero è quello che sottovaluti. Bello pulito, sì. Ma proprio pulito da fregarti. Lineamenti perfetti ma senza spocchia, fisico fatto bene ma senza quell’ansia da palestra che ti mette in soggezione. Sembra il classico bravo ragazzo italiano, quello che non ti crea problemi.

Perché Argentero ha quella sicurezza silenziosa, molto italiana, molto subdola. Non chiede attenzione, ma alla fine se la prende tutta. Senza fare niente. Che è la cosa più fastidiosa. Poi è diventato padre: si è ammorbidito. Più presente, più credibile, più uomo vero.

Ma ogni tanto gli scappa quella vena lì. Quella leggermente gelosa, quel modo di parlare della figlia e della compagna che tradisce un controllo più emotivo, più viscerale. Niente di plateale, niente scenate. Ma si sente. E a volte fa anche ridere. E quella cosa, diciamolo, sposta tutto.

Perché il “bravo ragazzo” improvvisamente non è più così neutro. Diventa uno che tiene, che protegge.

Posto n° 4: David Beckham

David Beckham è marketing puro. Ma di quello fatto bene, purtroppo.

Ogni foto con i figli è così perfetta che sembra uscita da una campagna e infatti probabilmente lo è.
E tu lo sai. Lo sai benissimo che c’è costruzione. Che dietro c’è un lavoro maniacale.

Beckham è riuscito a trasformare la paternità in un’estetica. Il papà cool, il papà presente, il papà che cucina, che accompagna, che abbraccia. Tutto perfettamente leggibile, tutto perfettamente vendibile.

Però sotto ci sarà mai qualcosa di vero? Perché non puoi fingere così bene per così tanto tempo. A un certo punto qualcosa deve cedere. E infatti quel qualcosa è caduto. Fisicamente però non gli si può dire nulla. Magari meno esplosivo di prima, ma più interessante. Difetto? È costruito. Tantissimo. Pregio? È costruito talmente bene che non riesci a smontarlo.

Posto n° 3: Aaron Taylor-Johnson

Aaron Taylor-Johnson è il primo che ti fa venire voglia di chiudere la classifica e dire: ok, basta abbiamo detto tutto. Perché è padre… ma tecnicamente anche no. Ha preso in mano una famiglia già avviata dalla sua compagna, figli non suoi, ruolo cucito addosso e portato con una sicurezza che fa quasi sospettare.
Fisicamente è troppo. Troppo bello, ma con quella crepa nello sguardo che mi fa dire chiaramente: non è uno tranquillo. Non è uno che mi darebbe stabilità. Ma diciamolo la stabilità è noiosa e quando tu non me la garantisci diventi automaticamente interessante hai miei occhi. Funziona per questo.

Posto n° 2: Chris Hemsworth

Chris Hemsworth è semplicemente scorretto.
Non è una persona, è un rendering fatto bene. Di quelli che dici “ok, questo non può esistere nella vita reale”.

Corpo perfetto, ma proprio fastidiosamente perfetto. Non un difetto, non una proporzione fuori posto. E non nel senso costruito da palestra ossessiva, no, proprio naturale. Che è ancora peggio.
Poi ci aggiungi la famiglia da copertina, tre figli, vita apparentemente serena… e a un certo punto smette di essere affascinante e diventa quasi irritante.

E il lato padre? Anche lì, tutto giusto. Presente, sorridente, rilassato. Sempre nel posto giusto, nel momento giusto. Nessuna sbavatura, nessuna uscita fuori copione.
Il papà perfetto. Troppo perfetto. E diciamolo: il papà perfetto non è sexy. È rassicurante. Che è diverso. E spesso molto meno interessante.

Rimane comunque una bellezza che un po’ ti infastidisce. Ma non abbastanza da smettere di guardarlo.

Posto n° 1: Stefano De Martino

E poi c’è Stefano De Martino. E si smette anche di fare la critica, perché si perde tempo..

Fisico asciutto, mai urlato. Lineamenti puliti, ma non freddi. Quel sorriso leggero, quasi distratto, che sembra innocuo… e invece è studiato meglio di quanto voglia far credere.E poi la cosa fastidiosa: il tempo gli ha fatto bene.
Ma bene davvero. Non si è rovinato, non si è appesantito, non si è perso. Si è messo a posto. Più sicuro, più centrato, più presente.

Col tempo è migliorato. E tanto. Ha perso quell’aria un po’ acerba, un po’ da ragazzo troppo consapevole di piacere, e si è sistemato. Più elegante, più centrato, più sicuro senza diventare rigido.
È cresciuto bene, senza strafare.

E la paternità gli ha fatto bene.
Non nel senso “da copertina”, ma proprio a livello di immagine: lo ha reso più completo, più credibile, più uomo. Oggi Stefano De Martino è il dilf che funziona perfettamente.
Ed è esattamente per questo che sta lì sopra a tutti a mio parere.

Il punto è questo: non vincono i più belli.
Vincono quelli che, anche da padri, non smettono di essere pericolosamente interessanti. Perché essere affascinanti con una vita perfetta è facile. Essere affascinanti con figli, responsabilità, realtà… è tutta un’altra storia. E sono proprio quelli che riescono in questo equilibrio, tra padre e uomo, a fregarti davvero.

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