Collini Milano AW 2026: Il nuovo ruggito Urban Jungle

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Gianluca Capannolo rilegge l’identità storica della maison tra upcycling d’autore, icone del cinema e un’estetica animale che diventa il nuovo codice della giungla urbana.

C’è qualcosa di profondamente magnetico nel modo in cui un archivio storico decide di smettere di essere un museo per tornare a essere un corpo vivo, pulsante, quasi sfacciato. È esattamente quello che succede guardando la collezione Autunno/Inverno 2026–2027 di Collini Milano 1937. Sotto la direzione creativa di Gianluca Capannolo e la visione di Carmine Rotondaro, il brand non si limita a “fare moda”, ma mette in scena una vera e propria semantica del lusso meneghino che parla sia a chi la storia l’ha vissuta, sia a noi che oggi cerchiamo quella main character energy in ogni outfit. Non è solo un ritorno alle origini, è una rivendicazione di appartenenza: quella pellicceria d’eccellenza nata quasi un secolo fa si spoglia della polvere del tempo per vestirsi di un’energia elettrica, trasformando i codici del passato in un linguaggio che capiamo benissimo, fatto di audacia e consapevolezza.

L’istinto animale come nuova divisa metropolitana

Dimenticate l’animalier didascalico o, peggio ancora, quello banale. La collezione “Urban Jungle” è un viaggio sensoriale dove la fauna selvatica colonizza i tessuti più nobili con una raffinatezza che lascia senza fiato. Tigri, giraffe e zebre non sono semplici stampe, ma creature che prendono vita su sete preziose e velluti in viscosa che sembrano scivolare addosso come una seconda pelle. È quel tipo di guardaroba che vibra di un’allure primordiale ma che si sente perfettamente a casa tra i grattacieli di vetro e acciaio. Capannolo è riuscito a bilanciare l’istinto più puro con una sartorialità impeccabile, creando silhouette che urlano carattere senza bisogno di alzare la voce. È una femminilità che non chiede permesso, che abita la città con la sicurezza di chi sa che lo stile è, prima di tutto, una questione di attitudine e di pelle.

Artigianalità 4.0 e il fascino dell’upcycling responsabile

Se scaviamo sotto la superficie estetica, troviamo il vero cuore pulsante di Collini: una maestria artigianale che fa quasi commuovere per precisione. Parliamo di reti ricamate di paillettes che, come un segreto sussurrato, svelano fodere stampate con disegni zoomorfi. Ma il vero colpo di genio, quello che ci fa dire “okay, questo è il futuro”, è l’approccio al lusso circolare. Vedere capi in pelliccia upcycled — pezzi d’archivio rigenerati, tinti e trasformati — ci ricorda che la vera eleganza oggi non può prescindere dalla responsabilità. È un lusso evoluto, dove l’eco-pelliccia convive con la storia recuperata, dando vita a creazioni che hanno un’anima e, soprattutto, un futuro. Le macro paillettes geometriche color cacao poi, aggiungono quel tocco di luce calda che trasforma ogni abito in un pezzo da collezione, unendo suggestioni africane e rigore milanese in un mix pazzesco.

Dive di ieri per le icone di oggi: un ponte cinematografico

L’intera narrazione della collezione è attraversata da un filo rosso che porta dritto ai tempi d’oro del cinema. Impossibile non vedere tra le pieghe dei plissé o nella lucentezza dei jacquard il riflesso di icone come Ava Gardner, Elizabeth Taylor o la nostra Sophia Loren. Sono loro che hanno reso l’animalier un simbolo di potere e fascino senza tempo, e Collini oggi riprende quel magnetismo traslandolo nella nostra contemporaneità. Le texture sono decise, i volumi strutturati ma mai rigidi, grazie a un jersey in lurex che avvolge il corpo con una fluidità quasi liquida. È un omaggio a una bellezza che non teme di essere notata, un inno al Made in Italy che sa ancora come farci sognare. In fondo, questa collezione ci dice che non dobbiamo scegliere tra essere sofisticate o selvagge: possiamo essere entrambe, ed è proprio questo il bello.

Foto: Collini Press Kit