Fare musica vestendo cool: Lucio Dalla e la nascita dello streetwear italiano

da | FASHION

Se l’unione tra moda e musica avesse un nome quello senza dubbio sarebbe Lucio Dalla: l’uomo che prima di altri ha fatto della sua musica un modo di vestire

Berretto, occhiali tondi, barba. Canotta, pantaloni a zampa, collana di perle. Knitwear, giacca a vento e utility vest. Non rispettava chissà quali canoni estetici: era basso, peloso e tozzo, ma è il cantautore più cool di sempre. Lucio Dalla, con il suo umorismo arguto, le sue melodie sognanti e l’amicizia con Massimo Osti, nella scena bolognese anni ’70 cambia la creatività italiana.

Massimo Osti: Il padre dello sportswear

Nato come grafico pubblicitario, Osti si affaccia al mondo dell’abbigliamento nei primi anni ’70 per rivoluzionarlo. Ideando il suo primo marchio diventa pioniere dello streetwear che oggi noi conosciamo e tanto amiamo.
Nel 1971 Osti fonda Chester Perry, in cui sperimenta con tessuti e trattamenti e si specializza in t-shirt grafiche. Qualche anno più tardi il brand cambia nome e diventa C.P. Company, dove lo stilista gioca con la sua creatività impiegando nuove forme e nuove applicazioni cromatiche. I capi si distinguono per la loro unicità e per la loro estetica funzionale.
Ma Osti non riesce a stare con le mani in mano e nel 1982 dà vita all’iconico marchio Stone Island, lavorando gomito a gomito con Carlo Rivetti. I due mettono al primo posto la funzionalità, l’innovazione e la relazione con la community, riuscendo a rispondere ai bisogni della nuova generazione.

Dalla e Osti: il connubio vincente

Il sodalizio artistico tra Lucio e Massimo origina una serie speciale di indumenti. Lucio indossa i capi di C.P. Company sul palco (iconica la maglia esclusiva per il Banana Republic) e Massimo crea le copertine per i suoi album. I capi non passano inosservati tra design distintivi, dettagli funzionali e materiali d’avanguardia. Dalla si innamora del guardaroba quotidiano e dei tessuti inediti, diventa così endorser dei due marchi e fautore dell’utility wear.
Così forte era il loro legame che nel 2021, per i cinquant’anni dalla nascita del marchio, la C.P. Company in collaborazione con la Fondazione Lucio Dalla hanno creato una capsule collection per immortalare la loro amicizia.

Bologna: centro di contaminazione tra musica, moda, arte e politica

Così diversi, eppure complementari: uno dalla personalità vulcanica, l’altro più introverso; Lucio e Massimo erano destinati a incontrarsi. La loro costante era Bologna, che tra gli anni ’60 e ’70 era uno dei più importanti centri culturali. Era il terreno fertile per le avanguardie di tutti i generi, influenzata da diverse correnti di arte e politica.
Per Lucio, poi, era tutto. Contaminato dall’epoca sia nel vestiario che nei testi delle sue canzoni, Dalla vive intensamente i moti artistici che nascono sotto le due torri. Scrive delle vere e proprie lettere d’amore per la sua Bologna, che ancora lo ricorda e lo acclama.

Foto: Pinterest, C.P. Company