Like come tradimento: in Turchia è legge

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In Turchia è passata una legge che definisce il like continuativo sotto il post di qualcuno come tradimento, contestabile perfino nei processi di divorzio.

Avete presente quando quell’amica vi racconta di aver visto il like del ragazzo con cui si sente sotto la foto di un’altra? E avete presente quando poi la sentite sfogare e le piacerebbe poter far qualcosa a riguardo? Aldilà del blitz e del “niente” come risposta al “cos’hai?”, purtroppo non potrebbe fare molto di più.

Se si trovasse in Turchia però le cose potrebbero andare in modo diverso.

In Turchia la Corte di Cassazione ha stabilito un precedente legale significativo riguardo l’uso dei social media e il diritto di famiglia.

Non si tratta di una legge vera e propria approvata dal Parlamento nel senso tradizionale, ma di una sentenza giurisprudenziale che fa stato nei processi di divorzio.

Ma andiamo nel vivo della cosa. Di che cosa si tratta?

Secondo i giudici della Seconda Sezione Civile della Cassazione T urca il like diventa una prova.

Mettere dei mi piace o commentare in modo ammiccante i post di una persona del sesso opposto può essere considerato un comportamento infedele.

Photo via Psicologia Online

Anche in assenza di un tradimento fisico l’interazione costante e affettuosa sui social viene interpretata come una vera e propria violazione dell’impegno della fedeltà coniugale. Inoltre, questo comportamento può essere usato come prova per stabilire la colpa nel fallimento del matrimonio. Quindi il like sotto a un post può arrivare a influenzare persino le decisioni su alimenti e risarcimenti.

Si tratta di un momento importante che riassume come le istituzioni stiano cercando di codificare i nuovi confini della sfera privata e pubblica nell’era del digitale.

L’infedeltà in questo caso viene dematerializzata. Non si tratta più di adulterio solo nel caso di una comprovata relazione fisica e sentimentale, ma anche in una situazione simbolica. Il like prende valore di atto sociale pieno di significato intenzionale. E no, qui la scusa del “mi è scappato” o “metto like a tutto” non regge.

O meglio, potrebbe anche funzionare. Eh sì, perché la sentenza specifica che non deve essere un qualcosa di casuale, ma ci deve essere una certa continuità e un’intenzionalità chiara che dimostri un interesso emotivo e sessuale verso terzo. Questo rappresenterebbe quindi un chiaro segno di tradimento della fiducia del partner. E questo credo che valga in qualsiasi cultura, non solo in quella turca..

Photo via Federica Vitale

Guardando oltre: le istituzioni stanno cercando di adattarsi dalla liquidità digitale dove le relazioni sono più fluide e labili.

Volendo proteggere il suo aspetto conservatore in ambito di famiglia e matrimonio, la Turchia sta mettendo le basi per proteggersi da tutto ciò che l’era digitale ha causato in termini di relazioni e affetti. I comportamenti digitali per loro natura sono liquidi, interpretabili. La magistratura turca con questa sentenza cerca proprio di inserire questi concetti astratti in qualcosa di normativo e quindi concreto.

Se la guardassimo in un’ottica funzionalista, la famiglia è vista come l’istituzione fondamentale per la stabilità del sistema sociale. In questa prospettiva i social vengono percepiti come una minaccia proprio alla stabilità dell’unità familiare.

Nel contesto turco questo rappresenta un contrasto che c’è da molto: la digitalizzazione massiccia e la tradizione conservatrice.

Photo via Federica Vitale

Qui nasce lo spunto di riflessione. Ci fa sorridere, è simpatica, ma come si dice in questi casi “fa ridere, ma anche riflettere”. Infatti non si tratta solo di gelosia o di like, ma di come il Potere, sia giuridico che statale, cerca di mantenere il controllo su forme di interazione sociale nuove e per questo difficili da mappare.

Detto questo, potete sempre dire alla vostra amica di farsi un giro ad Instabul e chiamare il suo avvocato da lì. Poi si sa, gli infedeli sono tutti stempiati, magari con la scusa di un trapianto a Instabul potrebbe incontrarlo davvero!

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