Come Ilaria gift planner sta cambiando l’universo dei regali tra dono, esperienza e unicità. In un periodo in cui tutti corrono alla ricerca del regalo perfetto Ilaria Gift planner trasforma questo rituale in esperienza .
«Il regalo giusto non è un oggetto, ma un’esperienza capace di parlare alle persone.»
— Ilaria Apolloni
Questa affermazione racchiude il cuore del lavoro di Ilaria Apolloni, prima Gift Planner in Italia. Per Ilaria, il regalo è un linguaggio emotivo che comunica relazioni, valori e identità. Che sia destinato a un privato o a un’azienda, il punto di partenza resta sempre la persona, con le sue storie e i suoi desideri. Durante l’incontro con gli studenti di Accademia del Lusso, ha raccontato una professione ancora poco codificata ma profondamente attuale, basata su cura, tempo, artigianalità e attenzione al dettaglio, elementi essenziali per restituire significato al gesto del dono.

L’intervista
Quanto conta l’ascolto nel tuo lavoro e come fai a “leggere” una persona che non conosci?
ILaria Apolloni:
L’ascolto è tutto. Anche quando una persona non sa raccontarsi bene, ci sono sempre segnali, dettagli, parole chiave. Serve tempo, attenzione e la capacità di fare le domande giuste. Il regalo giusto nasce quasi sempre da ciò che viene detto tra le righe.
Se potessi fare un regalo alla Ilaria bambina, cosa le doneresti oggi?
Ilaria Apolloni:
Forse le regalerei strumenti per esprimersi ancora di più: tempo, libertà, stimoli creativi. Da bambina ero molto indipendente, giocavo da sola, immaginavo molto. In fondo, quella solitudine creativa è diventata la base del mio lavoro.
Nel tuo lavoro ti immedesimi anche in chi fa il regalo, non solo in chi lo riceve?
Ilaria Apolloni:
Sì, sempre. Capire chi regala è fondamentale quanto capire chi riceve. Spesso il regalo è un tentativo di dire qualcosa che a parole non si riesce a esprimere. Il mio compito è fare da ponte tra queste due parti.
Ti capita di immaginare storie, motivazioni emotive dietro una richiesta importante?
Ilaria Apolloni:
Assolutamente sì. Fa parte del processo. Mi piace l’attesa del risultato, il momento in cui il regalo viene consegnato. L’emozione finale è una delle parti più belle di questo lavoro.

Come gestisci le situazioni in cui il gusto del cliente non coincide con il tuo?
Ilaria Apolloni:
È una delle parti più difficili. Serve mediazione, rispetto e chiarezza. Il progetto deve funzionare per il cliente, ma senza perdere sensibilità e coerenza. A volte bisogna accompagnare le persone verso scelte più consapevoli.
Un regalo progettato da un Gift Planner rischia di sembrare meno autentico?
Ilaria Apolloni:
No, se il lavoro è fatto bene. Il regalo resta della persona che lo fa, io sono solo un mezzo. L’autenticità nasce dall’intenzione e dalla cura, non dal “fare da soli”.
Quanto conta l’artigianalità nel valore di un regalo oggi?
Ilaria Apolloni:
È fondamentale. Viviamo in un’epoca molto digitale e tornare al fare manuale, all’oggetto unico, dà valore al tempo e all’esperienza. L’artigianalità rende il dono irripetibile.
Qual è stata la richiesta più particolare che ti è capitata?
Ilaria Apolloni:
Ogni progetto è diverso. Spesso la vera difficoltà non è l’idea, ma la relazione tra le persone coinvolte. Quando il regalo diventa un mezzo per ricucire o raccontare qualcosa di complesso, il lavoro si fa molto delicato.

Come sorprendere una persona che “ha già tutto”?
Ilaria Apolloni:
Con l’esperienza e la personalizzazione. Anche un oggetto semplice può diventare unico se legato a un momento, a una data, a una storia precisa.
Qual è la regola fondamentale del regalo, quella che tutti dovrebbero conoscere?
Ilaria Apolloni:
Pensare all’altro, non a sé stessi. Il regalo non parla di chi lo fa, ma di chi lo riceve. Questa è la prima e più importante regola.
Quando un regalo arriva a destinazione, cosa ti resta?
Ilaria Apolloni:
L’emozione. È ciò che mi dà la forza di continuare a fare questo lavoro.
Se la tua professione fosse un supereroe, quale sarebbe il suo potere?
Ilaria Apolloni:
Riaccendere le emozioni tra le persone.
In un mondo sempre più veloce, il dono torna così a essere un atto di presenza, attenzione e relazione. Un’esperienza capace, ancora una volta, di riaccendere le emozioni.


