Tra sperimentazione estetica, funzionalità e impegno sostenibile, la Copenhagen Fashion Week AW 26 racconta una moda consapevole e visionaria
La Copenhagen Fashion Week Autunno/Inverno 2026 si è appena conclusa lasciando dietro di sé un’ondata di energia, innovazione e nuove prospettive sul panorama internazionale della moda. Ormai ampiamente riconosciuta come “la quinta settimana della moda”, accanto a Parigi, Milano, Londra e New York, CPHFW ha rafforzato il suo ruolo di protagonista globale, attirando editor, influencer e creativi da tutto il mondo, pronti a immergersi in un calendario di eventi e sfilate dal carattere unico.
In programma dal 27 al 30 gennaio, questa edizione ha celebrato il ventesimo anniversario dell’evento, riaffermando Copenhagen come un hub creativo imprescindibile, capace di fondere sostenibilità, artigianalità e l’inconfondibile flair scandinavo. Nonostante le temperature rigide e la neve che hanno fatto da cornice all’intera settimana, passerelle e street style hanno raccontato una moda vibrante e sfaccettata, dove funzionalità, estetica e audacia dialogano in perfetto equilibrio.
Sciarpe e drappeggi


Tra le tendenze più incisive emerse in passerella spicca la rilettura della sciarpa. Il suo ruolo tradizionale di accessorio viene abbandonato per diventare parte integrante della silhouette. Designer come OpéraSPORT, Herskind, The Garment e Aiayu hanno proposto sciarpe e tessuti drappeggiati capaci di trasformarsi in gonne, abiti e sovrapposizioni dalla forte valenza scultorea. Indossate basse sui fianchi, stratificate sopra i pantaloni o elevate a elemento centrale del look, queste interpretazioni aggiungono un tocco sensuale e giocoso agli outfit. Nel caso di Anne Sofie Madsen, le sciarpe si arricchiscono di dettagli ironici e inattesi (artigli di mostri, nastri, fiocchi e fibbie da cintura) che accentuano il lato sperimentale della collezione.
Gonne rivisitate


La gonna torna protagonista con un’energia rinnovata, grazie a silhouette contemporanee che reinterpretano la sartoria classica attraverso tagli asimmetrici, stratificazioni dinamiche e materiali dalla finitura lucida. Le versioni in pelle sontuosa firmate Gestuz, così come le proposte di Anne Sofie Madsen, abbinate a cappucci o sovrapposizioni di tessuti fluidi, mettono in scena un raffinato gioco di contrasti tra struttura e movimento, rigidità e leggerezza.
Pelle e morbidezza


Un’altra tendenza trasversale è l’uso della pelle declinata in giacche, gonne, pantaloni e accessori. Il più delle volte, accostata a tessuti morbidi e fluttuanti. Questo equilibrio tra superfici robuste e materiali delicati dà vita a look che uniscono forza e sensualità, definendo un’estetica urbana ma al tempo stesso raffinata, capace di esprimere una nuova idea di femminilità contemporanea.
Faux fur accents


La pelliccia ecologica emerge come uno degli elementi chiave della stagione. Protagonista non solo nei cappotti ma anche in colletti, sciarpe e inserti strategici capaci di aggiungere texture e profondità senza appesantire l’insieme. Questo “pop di pelliccia”, che si discosta dalla più familiare logica del pop of color, introduce un accento giocoso e fortemente in sintonia con l’estetica invernale. La tendenza si riflette anche nello street style, dove teddy e shearling dominano l’outerwear, confermando la faux fur come una scelta imprescindibile per la stagione.
Practical layering


La stratificazione si afferma come uno dei leitmotiv più forti della settimana. Un layering pratico ma femminile, che gioca con trasparenze, volumi e texture diverse dando vita a outfit complessi ma armoniosi. Questa attitudine, al tempo stesso funzionale e giocosa, ha portato in passerella look pensati per essere vissuti, capaci di unire protezione dal freddo ed espressione stilistica, senza compromessi.
Power dressing e silhouette forti


Tra le influenze più marcate spicca il ritorno deciso agli anni ’80, espresso attraverso spalle ampie e strutturate, leggings con dettagli tecnici da Gestuz, giacche di pelle cropped con volumi pronunciati, fiocchi oversize firmati Caro Editions e spalle affilate persino su salopette da Herskind. Questo rinnovato power dressing trasmette un senso di autorità e teatralità consapevole: un omaggio al glamour del passato reinterpretato in chiave contemporanea e sofisticata. Ne emerge una “dualità intenzionale”, in cui una mascolinità netta si intreccia con elementi morbidi e femminili, dando forma a un’estetica forte ma equilibrata.
Street style e sostenibilità
Fuori dalle passerelle, lo street style ha rispecchiato con naturalezza l’energia delle collezioni, imponendo il concetto di statement coat. Capispalla iconici, capaci di definire l’intero look da soli. Combinazioni coordinate e audaci, come mini gonne in lana abbinate a trousers strutturati, raccontano una moda che bilancia praticità e forte espressione personale.
L’Autunno/Inverno 2026 di Copenhagen, però, non si è limitato a una ricerca puramente estetica. La CPHFW ha riaffermato con decisione il proprio impegno verso pratiche sostenibili e artigianali, ponendo al centro la comunità e la valorizzazione dei brand emergenti. Sei designer nordici sono stati messi in luce durante la settimana, incarnando una visione di moda consapevole e profondamente radicata nel territorio. L’upcycling è emerso come linguaggio progettuale chiave: i tessuti riutilizzati non sono più un dettaglio nascosto, ma diventano protagonisti visibili. Materiali innovativi, collezioni orientate alla performance e collaborazioni attente all’impatto sociale e ambientale delineano così un approccio responsabile.
Una visione che guarda oltre la passerella
La CPHFW AW 2026 si conferma come molto più di un semplice osservatorio sulle tendenze. È uno spazio di sperimentazione continua, in cui estetica e funzione convivono con una visione etica chiara e condivisa. Tra sciarpe drappeggiate, pellicce sintetiche, layering intelligente questa edizione lascia intravedere una direzione precisa per il futuro. Una moda che nasce dal dialogo tra creatività e comunità, capace di rispondere alle esigenze del presente senza perdere il desiderio di innovare. Copenhagen consolida così il suo ruolo di capitale creativa, non per imitazione, ma per visione.
Foto: James Cochrane – Cphfw website


