
Questione di DNA
C’è un’immagine, sgranata come un vecchio nastro VHS dei primi anni ’90, che racconta tutto quello che dobbiamo sapere su questa collaborazione. È un frame che vive nella memoria collettiva della cultura skate europea: un giovane olandese che spinge su una tavola, le ruote che mordono il cemento di Amsterdam e, ai piedi, un paio di Vans. Quel ragazzo si chiamava Pieter Janssen, ma il mondo lo avrebbe conosciuto, ammirato e collezionato anni dopo con lo pseudonimo di Parra.
Oggi, quel ragazzino sponsorizzato che sognava trick impossibili è uno degli artisti più influenti della nostra epoca. I suoi uccelli antropomorfi, i suoi colori piatti che sembrano urlare e le sue linee sinuose hanno fatto il giro del mondo, finendo nelle stanze del MoMA di San Francisco. Ma la verità è che non puoi davvero sapere dove stai andando se non ti ricordi da dove sei partito.
Con la nuova OTW by Vans x Parra Old Skool 36, il cerchio non si chiude semplicemente: esplode in una sintesi perfetta tra arte e strada.



Dalle Gallerie al Marciapiede e ritorno
Spesso le collaborazioni tra brand di calzature e artisti contemporanei soffrono di un peccato originale: l’eccesso di “concetto” a discapito della funzione. Si creano oggetti da esposizione, troppo fragili per la strada e troppo carichi per lo stile quotidiano. Qui il discorso cambia. OTW by Vans è la divisione del brand dedicata a chi vuole spostare l’asticella un po’ più in là, e Parra ha interpretato questa missione con una lucidità disarmante.
La silhouette scelta è la Old Skool 36, un’icona che non ha bisogno di presentazioni. Ma nelle mani dell’artista olandese, la scarpa si trasforma in una tela stratificata. La pelle scamosciata di alta qualità incontra il caratteristico color block ondulato, quel movimento fluido che è diventato il marchio di fabbrica di Parra. Non è solo estetica; è una distorsione visiva che sembra dare movimento alla scarpa anche quando è ferma su una mensola.



L’anarchia organizzata di un’anomalia asimmetrica
In un mercato saturato da simmetrie industriali, tutte simili e un po’ prevedibili come un feed algoritmico, Parra sceglie di rompere lo specchio. Non c’è spazio per l’ordine chirurgico in questa Old Skool 36; c’è invece un gioco di asimmetrie volute, dove il dettaglio non è un ornamento ma una dichiarazione d’intenti.
È un’estetica che si svela per gradi: la typography giocosa trasforma le etichette sulla linguetta in pezzi di design grafico puro, mentre la soletta nasconde quello che è a tutti gli effetti un manifesto programmatico: “Don’t forget to skate in these”.
È un comando e una benedizione al tempo stesso, un promemoria brutale per ricordarci che la bellezza non deve mai diventare un limite al movimento. Perché sotto quella pelle scamosciata che sembra uscita da un atelier, pulsa un cuore decisamente meno astratto. Le solette Sola Foam ADC, unite alla suola vulcanizzata e all’immancabile struttura waffle, trasformano la visione surreale di Parra in un attrezzo di precisione pronto a mordere il griptape. Il foxing opaco e i rinforzi personalizzati sul tallone chiudono il cerchio di quello che potremmo definire un “minimalismo massimalista”: un oggetto che da lontano sembra parlare piano, ma che da vicino urla carattere in ogni singola cucitura.

Oltre l’oggetto: il processo creativo
Ad accompagnare il lancio della collezione c’è un video autoprodotto dallo stesso Parra. È qui che lo stile dell’artista prende vita davvero: la mano traccia linee decise sul foglio, i colori saturi iniziano a riempire i vuoti, e in un attimo quel disegno diventa tridimensionale.
Non è il classico spot patinato con droni e luci artificiali; è uno sguardo intimo, quasi surreale, sul suo processo creativo. È un’estensione della sua arte che ci ricorda come, per quanto un prodotto possa essere “premium”, la sua anima risiede sempre nell’idea che l’ha generato.
Parra ci sta dicendo che lo skateboarding non è una fase della vita da cui si guarisce crescendo, ma una lente attraverso cui guardare il mondo. Anche quando i tuoi quadri valgono migliaia di euro e le tue sculture sono nei musei, resti pur sempre quel ragazzo che cercava la linea perfetta sul marciapiede.

Perché questa collaborazione conta per noi
Siamo abituati a vedere drop ogni settimana. La connessione tra Vans e Parra, però, ha un sapore diverso. È sentita e percepita. Non è un matrimonio d’interesse celebrato in un ufficio marketing, ma un ritorno a casa.
È la dimostrazione che puoi evolvere, cambiare linguaggio, scalare le gerarchie dell’arte mondiale, senza perdere quel tocco di ironia e quell’attitudine off the wall che ti ha reso ciò che sei.
La OTW by Vans x Parra non è solo una scarpa per collezionisti: è un invito a non prendersi troppo sul serio, a sporcarsi le mani (e le suole) e a ricordare che l’arte più bella è quella che portiamo sotto i piedi ogni giorno.
Quindi, se riuscirete a prenderne un paio presso i partner selezionati o sul sito di Vans, date retta a Parra: non dimenticatevi di usarle. Magari non per chiudere un kickflip su una scalinata di dodici gradini, ma per camminare con la consapevolezza di chi sa che lo stile non è ciò che indossi, ma la storia che hai deciso di raccontare.
Foto: Vans Press Kit


