Come si festeggia il Natale nel resto del mondo?

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Da un po’ di anni, puntuale a dicembre, mi riaffiora una domanda, ma, presa dal vortice delle cose da fare – i regali, le cene da organizzare e le corse per far quadrare ogni cosa e concludere tutto nel migliore dei modi- non mi sono mai fermata davvero a pensarci.
Come vivono il Natale negli altri Paesi dove è una festa? 


Quest’anno ho deciso di informarmi perchè tante erano le domande che mi frullavano in testa. È una festa sentita come la sentiamo noi? Le case sono addobbate allo stesso modo? E cosa succede invece nei posti dove dicembre non significa freddo?In Italia so bene com’è: è un momento che si prepara con anticipo, che vive nelle cucine e nei salotti, tra tradizioni tramandate, rituali e spesso un senso diffuso di ritorno a casa. Quando ho iniziato ad informarmi però, tra racconti, viaggi altrui e ricerche, ho scoperto che il Natale è una festa unica solo nel nome. Nel resto del mondo cambia forma, durata e persino significato.

Lapponia, dove le luci illuminano il buio del Nord

Ho deciso di raccontare di cinque Paesi in particolare che mi sono rimasti impressi per la loro reciproca diversità. 


Considerata dalla maggior parte la ‘casa di Babbo Natale’ ho deciso di iniziare la mia ricerca dalla Lapponia. Qui il Natale ha un peso storico e simbolico reale, soprattutto dato che il periodo invernale è stato da sempre un momento delicatissimo: poche ore di luce, isolamento, freddo estremo. Le celebrazioni legate al solstizio d’inverno, infatti, esistevano ben prima del Cristianesimo con lo scopo unico di resistere al buio e creare comunità quando la natura sembrava ostile. Ad oggi il Natale, forse anche per questi motivi, è molto essenziale. Poche decorazioni, spesso fatte di materiali naturali e candele accese più per necessità che per estetica. Il cibo è caldo e nutriente; come piatto principale hanno lo stufato di renna, detto Poronkäristys, e consiste in straccetti di carne di renna cotti nel burro e serviti con purè di patate e mirtilli rossi. 
I regali ci sono, ma sono legati alla natura e alla tradizione locale, troviamo infatti oggetti artigianali in legno come le tazze Kuksa, caldi maglioni in lana, articoli a tema e prodotti Sami.
Babbo Natale qui non è una mascotte, ma un personaggio che nasce dal bisogno umano di rendere il buio meno spaventoso.


E se il Natale fosse sole, mare e calore?

È curioso come, spostandosi a migliaia di chilometri, quell’idea di Natale cambi completamente volto. In Argentina, per esempio, dicembre è luce piena, caldo, finestre aperte e persone che aspettano la mezzanotte come un momento simbolico più che religioso.
Qui il Natale si vive all’aperto, con tavolate lunghe, dove la carne alla griglia diventa protagonista, insieme a piatti condivisi e brindisi rumorosi. Il panettone, arrivato con le migrazioni europee, è rimasto come traccia culturale, quasi come un ponte tra continenti. Le decorazioni esistono e sono presenti, ma senza invadere lo spazio perchè qua non servono necessariamente al fine di creare l’atmosfera, perché questa viene creata dalle persone stesse. Il Natale sembra durare poche ore, ma è densissimo di presenza e Babbo Natale c’è, sì, ma non è centrale. Sembra essere una figura quasi folcloristica, importata, che convive con una festa molto più concreta e sociale.


Un momento che dura mesi

Se in Argentina il natale dura qualche giorno, nelle Filippine accade l’opposto: si allunga a dismisura. Non inizia a dicembre, ma già da settembre. Ed è interessante chiedersi perchè. La risposta sta nel capire il ruolo che questa festività ha nella costruzione dell’identità collettiva. 
Le parol, lanterne a forma di stella che decorano case e strade, non sono semplici addobbi, ma rappresentano la guida, la speranza e l’idea di orientamento spirituale. 
Il lechon, il maiale arrostito, è uno dei piatti simbolo delle grandi occasioni, proprio perchè pensato per essere condiviso. Le canzoni iniziano a suonare già da settembre, creando un’atmosfera unica che accompagna riti religiosi come le nove messe all’alba o i grandi banchetti con piatti tipici come il Bibingka. 
La mattina del giorno di Natale è caratterizzata da visite e familiari che si incontrano per lo scambio di regali e per ricevere benedizioni e doni.
In un Paese segnato da una storia complessa, il Natale diventa uno spazio di coesione sociale, una lunga parentesi di comunità.


Quante forme può avere un’unica festa?

Ed è proprio quando si pensa che il Natale debba avere una dimensione religiosa o familiare che il Giappone sorprende. Qui il Natale è stato completamente reinventato perchè non si tratta di una festa tradizionale e neanche spirituale. È una festa prevalentemente commerciale e romantica, non religiosa, che si celebra solitamente la Vigilia e in un modo un po’ particolare. Infatti si tratta di un momento vissuto principalmente in cene di coppia e luminarie.
Le città si trasformano infatti in scenografie luminose, con installazioni spettacolari che attirano più per l’estetica che per il loro significato simbolico.
Il cibo protagonista di questo momento è il pollo fritto, un’usanza nata da una campagna pubblicitaria più che da un’antica tradizione. Questa campagna degli anni settanta ha avuto un successo tale da diventare un rituale nazionale. La torta alle fragole e panna è il dolce tipico di questo momento e Babbo Natale è ovunque, ma senza avere una una funzione emotiva, piuttosto un simbolo grafico che dimostra quanto una festa possa essere adottata, smontata e ricostruita.


Un Natale da film

Infine non potevo non citare New York. Lo ammetto, fare un Natale e un Capodanno in questa città è uno dei sogni della me bambina. 
Alberi enormi, vetrine che diventano installazioni artistiche, luci che sembrano non finire mai, oltre alle bellissime e grandi piste di pattinaggio, gli show e spettacoli luminari, i mercatini natalizi nelle piazze più famose. Tutto questo, riportato anche nei numerosi film a riguardo, mi ha sempre affascinato tantissimo e sfido chiunque a non sapere come si festeggia lì questa festa. Penso che per un turista trascorrere questo momento a New York rappresenti uno spettacolo totale e un’esperienza immersiva.
Qui il natale dura settimane, i regali sono centrali e Babbo Natale è ovunque.

E alla fine dei conti, questo viaggio di conoscenza mi ha portato a pensare quanto questa festività sia uno specchio. Racconta infatti il clima, la storia, i desideri e le priorità di ogni cultura; cambiano i piatti, le luci e i simboli ma ovunque resta lo stesso bisogno: sentirsi parte di qualcosa, anche solo per un istante.

Foto: Pinterest