Dalle fiaccole del passato alle nostre illusioni moderne

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Da un’immagine, una domanda

Qualche settimana fa, mentre sfogliavo alcune immagini su Cosmos per pura curiosità e salvandone alcune , tra le varie, una che prima appariva solo bella esteticamente mi ha attirata in un modo più profondo.

Era una foto apparentemente semplice, in bianco e nero, con alcune donne degli anni del novecento che sfilavano fumando e una scritta: “Fiaccole della libertà”.

Questa dicotomia, all’interno di una foto, tra fumo e la parola libertà ha catturato la mia attenzione, così ho cercato il significato e ho scoperto una storia incredibile.

Il fascino del falso potere

E’ il 1929 e durante l’Easter Parade sulla Fifth Avenue di New York alcune donne stanno sfilando fumando una sigaretta con aria fiera e decisa. Non si tratta però di una sigaretta qualunque, si tratta di un manifesto di emancipazione. O meglio, la stampa ha ribattezzato tutto questo come ‘Fiaccole della libertà’.

Si pensa essere l’immagine perfetta del femminismo, di donne che rompono un tabù sociale e si appropriavano dello spazio pubblico. Un gesto che raccontato così può sembrare spontaneo, nato da un desiderio consapevole e di autodeterminazione, giusto? Eppure, quella scena non era frutto di una ribellione autentica e conscia, ma di una strategia di marketing ideata da Edward Bernays, nipote di Freud e uno dei principali teorici della manipolazione dell’opinione pubblica.

Strategia di marketing

Incaricato dalla American Tobacco Company per ampliare il mercato del tabacco, aveva trasformato la sigaretta stessa in un simbolo politico e psicologico , costruendo una narrazione che collegava l’atto del fumare, fino a quel momento proibito in pubblico per le donne, all’emancipazione femminile. E quelle donne, spinte da un bisogno intrinseco molto potente, credevano di accedere una fiaccola di libertà, quando in realtà stavano solo accendendo un prodotto cancerogeno pensato per renderle dipendenti e vulnerabili.

La cosa che mi ha colpito è che tutto questo funzionò e, tramite la manipolazione di un dolore che era comune a tutte le donne, sono riusciti a creare un link profondo e convincente tra due cose che in realtà sono molto distanti tra loro.

Tutto questo non è altro che un grande paradosso: quelle donne accendevano una sigaretta come gesto di emancipazione eppure la loro libertà era già mediata, orchestrata e intrinsecamente pericolosa. Stavano cercando autonomia, ma entravano in una gabbia più grande di quanto potessero mai immaginare.

Le nuove fiaccole: strumenti di espressione o catene moderne?

E tutto questo lo racconto per collegarmi ad un pensiero e una riflessione che voglio condividere. E’ possibile che ad oggi stiamo vivendo qualcosa di simile, senza rendercene conto? Social media, chirurgia estetica, identità digitali, intelligenza artificiale: strumenti che promettono libertà, espressione, connessione e ci fanno sentire più potenti, audaci, visibili. Ma come le sigarette di un secolo fa, tutto questo può imprigionarci in vincoli invisibili, aspettative e standard difficili da disattivare. Ogni gesto apparentemente autonomo può rafforzare una narrazione che in realtà è già stata costruita e orchestrata.

Sembra come se anche noi avessimo le nostre fiaccole della libertà, tutti strumenti che promettono indipendenza ma che forse in realtà ci stanno solo imprigionando in un vortice più stretto.

Differenze

La differenza rispetto al 1929 è sottile e un po’ inquietante: se allora fu una persona, Bernays, a influenzarne molte, oggi invece siamo immersi in un sistema interconnesso in cui tutti ci influenziamo a vicenda. Non c’è un singolo manipolatore, ma un vertice collettivo di influenza dove ogni comportamento ne alimenta altri, spesso senza che ce ne accorgiamo. Perché anche noi abbiamo le nostre ‘fiaccole della libertà’.

I social, la chirurgia estetica, l’intelligenza artificiale, tutti questi strumenti che ho nominato anche prima, insieme a tanti altri, sono tutti strumenti che nella società in cui viviamo ci promettono libertà, espressione, connessione e visibilità. È davvero così? E soprattutto, il confine tra ciò che scegliamo liberamente e ciò che ci viene suggerito, mascherato da scelta, è così definito?

La possibilità di mostrarsi online come vogliamo che si trasforma in dipendenza dall’approvazione, la libertà di essere sé stessi, che diventa necessità di scegliere un’identità riconoscibile, la possibilità di curare il corpo, che diventa bisogno compulsivo di modificarlo o ancora la libertà di mostrarlo online, che diventa una dipendenza dal consenso.

Illuminazione o accecamento?

Il risultato è un circuito potenzialmente distruttivo: la libertà percepita diventa sempre più illusoria, mentre le conseguenze reali, sociali, psicologiche e persino biologiche possono accumularsi senza limiti apparenti. Il desiderio individuale non nasce in modo autonomo, ma da un flusso di modelli che si moltiplicano a velocità algoritmica. La manipolazione non è più verticale, ma orizzontale e quasi impercettibile. Possiamo difenderci? Forse sì, almeno in parte. Credo che la consapevolezza non sia una barriera totale, ma possa aiutare nel riconoscimento del circolo in cui siamo finiti. E sopratutto domandarci: quanto ciò che stiamo facendo oggi, convinti che sia qualcosa di innocuo e benefico, potrebbe avere conseguenze gravi che non vediamo?

Questa vicenda mi ha profondamente toccata e mi ha fatto fare un viaggio nella mia introspezione, portandomi a pensare che una promessa di emancipazione o beneficio può essere anche una trappola e che magari ciò che crediamo essere simbolo di libertà è, in realtà, una nuova forma di condizionamento sociale.

Penso che dobbiamo tutti fare un viaggio di introspezione, fermare la velocità della vita per un istante, alzare gli occhi dal telefono e chiederci: quali sono le fiaccole moderne che vale davvero la pena accendere e quali invece rischiano solo di bruciarci lentamente?

Articolo di: Asia Villani

Photocredits: Pinterest