Dire stop ad appuntamenti, frequentazioni e relazioni: perché le ragazze della Gen Z scelgono di restare “boysober”
Nel mese scorso i social – e, a dirla tutta, qualunque altro tipo di media – sono stati travolti da un articolo di Vogue che dichiarava una verità provocatoria: oggi avere un fidanzato è diventato imbarazzante. L’eco della notizia ha risuonato ovunque per settimane, e sebbene TikTok abbia fatto il suo solito lavoro di ridurre l’argomento ad una versione compressa e un po’ caricaturale del discorso, l’articolo era ben più sfaccettato di quanto il dibattito online abbia lasciato intendere. Semplificazioni a parte, quell’idea ha preparato il terreno per comprendere l’ultima tendenza (femminile) della Gen Z: essere boysober. Ovvero, prendersi una pausa di piena disintossicazione sentimentale dall’universo maschile.

Sobrietà dai ragazzi: mettere giù un bicchiere già mezzo vuoto
Nella giungla degli appuntamenti moderni convivono figure ormai iconiche: archetipi di uomini diventati prevedibili, quasi etichettabili. C’è chi non è mai pronto per una relazione, chi si fa sentire solo dopo la mezzanotte (chissà perché), chi proprio non ce la fa a non tenere il piede in due staffe. Ancora, chi non cerca una compagna di vita, ma una sostituta della madre, chi “non ci sono più le donne di una volta”, e chi ha quell’irrazionale ed inspiegabile paura di essere usato per soldi che… non ha. Concetto afferrato, vero? Meglio fermarsi qui. In tutto questo, come può non farsi strada un po’ di eterofatalismo? Non stupisce che sempre più ragazze della generazione Z scelgano di dire stop ad appuntamenti e relazioni sentimentali per concentrarsi su loro stesse, in favore di un individualismo a dir poco liberatorio.
Capita quindi che decidano – per seguire l’etimologia che lega il trend all’astinenza da alcol – di diventare “sobrie dai ragazzi”. Di mettere giù il bicchiere: sì, ma quello fatto di incontri, date e flirt. Che tanto, mezzo pieno non è mai stato.

Ubriache di false speranze, promesse vuote e pretese da parte di chi sembra non esser mai cresciuto abbastanza per accettare un no come risposta, le donne della Gen Z mettono il freno, e d’improvviso “Drunk in Love” (“ubriaca d’amore) di Beyoncé è l’unica sbronza amorosa che sono disposte a prendersi. Proclamarsi boysober non vuol dire rifiutare l’amore, ma prepararsi ad affrontarlo lucidamente. Ricalibrarsi, ascoltarsi, restituire la priorità ad altri aspetti della propria vita. Raccogliere le proprie energie per impiegarle nello studio, nel lavoro, nelle amicizie, nell’auto-conoscersi. Niente appuntamenti, niente situationship, niente flirt. Né dal vivo, né sui social. Niente uomini in orbita. Si alza l’asticella, non il gomito.
Non è rinunciare, ma ricalibrare
Per lungo tempo, avere un partner è stato per le donne indicatore di successo personale. Di rispettabilità. Oggi, il paradigma si è incrinato. La solitudine non è più vista come una mancanza da colmare – o peggio, come una sfortuna – , ma come una scelta consapevole, guidata da amor proprio e ricerca di benessere.
Diversi studi mostrano come le donne single tendano a riportare livelli più alti di soddisfazione e qualità della vita, mentre gli uomini single – soprattutto in seguito a una separazione – sembrano andare incontro all’esatto opposto, con un declino che ha effetti tangibili sia su piano emotivo, che pratico. Per gli uomini la relazione, e in particolare il matrimonio, ha storicamente significato maggiore stabilità, avanzamento di carriera e più tempo libero, spesso a discapito della controparte femminile sulle cui spalle continua a gravare gran parte del lavoro domestico e di cura. È anche per questo che l’unione, nella sua forma tradizionale, oggi non funziona più.


Dopo la conquista dell’indipendenza economica da parte delle donne, è venuto meno anche il presupposto che le spingeva a unirsi agli uomini per necessità. Il panorama sentimentale contemporaneo, poi, fa il suo gioco: popolato da figure che, comprensibilmente, vorrebbero tornare a vecchi equilibri ormai superati, non fa che accentuare la frattura. Così, mentre i ragazzi sui social parlano di male loneliness epidemic, l’“epidemia della solitudine maschile”, spesso puntando il dito contro le donne che, brutte e cattive, non li vogliono più, raramente il discorso si sposta su una domanda più scomoda: cosa sta rendendo gli uomini sempre meno appetibili come partner?

La risposta è meno ideologica di quanto sembri. Le donne continuano a progredire perché è vantaggioso, e molti uomini restano ancorati a sistemi culturali patriarcali perché… è vantaggioso. In questo scenario, la tendenza boysober appare come una via di mezzo sensata. Smette di essere una rinuncia, e diventa strategia: un periodo di detox fatto di meno caos emotivo e meno energie disperse. Una pausa che non chiude all’amore, ma lo rimette in prospettiva. Una più sana, possibilmente. Essere boysober è un atto di consapevolezza collettiva: significa interrompere un copione che non funziona. E soprattutto, smettere di bere da un bicchiere che non disseta più. Almeno per un po’.
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