Pistoletto alla Reggia di Monza

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UR RA e l’arte che unisce le regioni.

C’è una dimora, la Reggia di Monza, nata per ospitare i fasti di una dinastia imperiale e che oggi si apre a un dialogo ben più universale: quello fra arte e religioni. Fra le sue sale, dove l’eco del Settecento riecheggia nei marmi e negli stucchi di Giuseppe Piermarini, prende vita UR-RA – Unity of Religions – Responsibility of Art, la nuova sfida di Michelangelo Pistoletto, il maestro biellese che ha trasformato l’arte in responsabilità sociale e visione di futuro.

La mostra, curata da Francesco Monico, un susseguirsi di opere: ma, l’intenzione è altro, è un viaggio, un percorso che dal passato conduce all’oggi, chiamando il visitatore a diventare parte attiva, specchio vivente, coscienza partecipe.

Un maestro che ha cambiato lo sguardo

Chi incontra l’universo di Pistoletto non può restare indifferente. Dalla nascita a Biella nel 1933, fino al Leone d’Oro della Biennale e alla candidatura al Premio Nobel per la Pace 2025, la sua parabola ha seguito una traiettoria in cui arte e vita si intrecciano indissolubilmente. Con i Quadri specchianti degli anni ’60, l’artista ha fatto entrare lo spettatore dentro l’opera, trasformandolo da osservatore passivo a protagonista. La Venere degli stracci, ha svelato le contraddizioni di una società opulenta e fragile. Con il Terzo Paradiso, ha immaginato una nuova armonia possibile fra natura, tecnologia e spiritualità.

In UR-RA, tutto questo confluisce in una domanda urgente: può l’arte ricucire la frattura che ha separato religione e creatività moderna?

Il cammino dentro la Reggia

Il percorso prende avvio già dall’esterno: nell’avancorte, le bandiere delle religioni sventolano come preludio a un incontro di civiltà. Nell’Atrio degli Staffieri, la geometria ottagonale accoglie La Pietra dell’infinito e la Tavola interreligiosa per la pace preventiva, eco di quell’“infinito” che Pistoletto insegna a cercare nella finitezza del quotidiano.

Poi, nelle sale nobili, scorrono i lavori che segnano la sua ricerca: il SacerdoteAnnunciazioneLe trombe del Giudizio. Fino a giungere ai Giardini Reali, dove un Terzo Paradiso fatto di cento panchine riciclate diventa gesto concreto: arte che non solo parla di futuro, ma lo costruisce.

Arte come una responsabilità

“Religione significa religare, unire”, ricorda Pistoletto. È questa l’anima di UR-RA: riportare arte e fede a parlarsi, come accadeva agli albori dell’umanità, quando le mani dipinte nelle grotte del Paleolitico erano già segno di spiritualità.

Non è un’operazione estetica, ma un impegno civile: accanto alla mostra, quattro convegni internazionali affronteranno i nodi cruciali del presente – dal rapporto fra spiritualità e medicina, all’etica della finanza, dal valore della parola poetica fino alle sfide dell’educazione nell’epoca dell’intelligenza artificiale. A suggellare il progetto, la firma della Carta di Monza per l’Interreligiosità, patto fra induismo, buddismo, ebraismo, cristianesimo, islam e cultura laica.

Una Reggia che guarda al presente

Con UR-RA, la Reggia di Monza conferma la sua vocazione di crocevia culturale, capace di intrecciare la grande storia europea con le inquietudini e le domande del nostro tempo. Le sale nate per ospitare principi asburgici oggi diventano luogo di incontro fra fedi, culture e discipline diverse.

E se l’arte, come Pistoletto ricorda, è il territorio della responsabilità, allora questa mostra rappresenta non solo un tributo al genio di un maestro, ma anche un tassello fondamentale nel percorso della Reggia verso una nuova identità: non più soltanto custode del passato, ma laboratorio del futuro.

Photocredits: press kit Close to Media