Matthieu Blazy debutta alla guida di Chanel e sceglie Charvet. In passerella le camicie simbolo dello spirito di Coco Chanel: la storia dell’antica camiceria Parigina
C’è qualcosa di profondamente simbolico nella scelta di Matthieu Blazy, di portare in passerella camicie firmate Charvet per la sua collezione di debutto alla guida di Chanel. Un gesto di fedeltà alla tradizione, ma anche di libertà creativa, un ritorno alle origini della forse più celebre maison della moda francese. Tutto questo raccontato attraverso il capo più puro e universale: la camicia bianca.
L’antica camiceria Parigina
Prima del debutto, Blazy ha trascorso settimane tra archivi e memorie, cercando di comprendere non soltanto la storia del marchio, ma lo spirito di una donna, che trasformò il suo amore per Boy Capel in una rivoluzione estetica. Parlando con Jean-Claude e Anne-Marie Colban, fratello e sorella che oggi dirigono la storica camiceria parigina Charvet, Blazy si accorse che “Sapevano cose che io ignoravo, ad esempio che Coco comprava regali per il suo fidanzato in quel negozio”. E proprio in quella bottega di Place Vendôme aveva ordinato le sue prime camicie firmate Chanel.
La camiceria Charvet è un tempio di eleganza. Fondata nel 1838 da Joseph-Christophe Charvet, divenne presto una delle istituzioni più rispettate di Parigi. Tra scaffali colmi di rotoli di popeline, lino, twill e piqué, lì, ogni camicia è costruita come un’opera d’arte. Si contano oltre cento passaggi manuali per realizzarne una, trenta dei quali dedicati solo al colletto. Più di ventisei sono le misure che vengono prese al cliente, registrate e custodite come un piccolo segreto sartoriale. È un rituale che si ripete da quasi due secoli, nello stesso indirizzo di Place Vendôme, dove ancora oggi Jean-Claude e Anne-Marie Colban portano avanti la tradizione di famiglia.
I clienti abituali sono stati artisti e scrittori, persino re e presidenti: Edoardo VIII, John F. Kennedy, Oscar Wilde, Baudelaire, Cocteau, Monet, Matisse. E poi Yves Saint Laurent e Coco Chanel, che trovava nelle camicie maschili di Charvet la perfezione architettonica che avrebbe fatto propria. Coco amava la loro cura del taglio e la morbidezza del tessuto, che sapeva modellarsi sul corpo come una seconda pelle.

Lo spirito di Coco nelle camicie di Blazy
Blazy immagina Coco in un pomeriggio d’inizio Novecento, mentre osserva le camicie maschili di Charvet, tocca i tessuti, studia le abbottonature, le spalle, le proporzioni. Ha pensato a lei che si veste dei capi del suo amato non per compiacerlo, ma per sentirsi libera, padrona del proprio corpo e della propria identità. Il fidanzato era Arthur Boy Capel, un affascinante giocatore di polo inglese appartenente all’alta borghesia, di cui Gabrielle restò follemente innamorata dal 1909 fino alla sua tragica morte, avvenuta un decennio dopo.
Blazy dichiara “Tutte le mie amiche indossano i capi dei loro fidanzati, anch’io indosso i vestiti del mio ragazzo quando sono innamorato, solo perché voglio essergli vicino, capisci?». È da questa intuizione che nasce la sua lettura più personale della libertà di Coco: “Non voleva sembrare una donna che si fa comprare tutto dagli uomini”, spiega. “Le piaceva andare a cavallo, era sempre in movimento”. La sua moda, dunque, era prima di tutto una risposta a esigenze pratiche e una forma di eleganza funzionale.
Quello spirito ribelle è lo stesso che Blazy vuole restituire oggi alla donna Chanel. Riporta perciò Charvet in passerella, non come omaggio nostalgico, ma come gesto di continuità. Lineari, semplici e perfette, le camicie Charvet raccontano una femminilità che non ha bisogno di altro per esprimersi.


Foto: soldoutservice, vogue


