Troppo spesso ridotta a cliché, Paris Hilton è stata pioniera di un nuovo modo di costruire la fama e di gestire la propria identità pubblica, dando vita al modello contemporaneo di celebrità. Insomma: nell’era pre-influencing, Paris era l’influencing.
Alla domanda “Chi è Paris Hilton?”, la maggior parte delle persone risponderebbe – o meglio, inizierebbe con – la parola ereditiera. E per quanto la definizione possa esser considerata esatta, risulta al contempo anche tremendamente riduttiva. È vero, Paris Hilton è l’ ereditiera per eccellenza: nasce in un contesto aristocratico, circondata da lusso e sfarzo, nel cuore dell’impero degli hotel Hilton. Tuttavia, quel privilegio di nascita non sarebbe mai bastato a trasformarla in una delle icone più influenti della pop culture contemporanea. Eppure, lo è diventata.

Il personal branding è un’invenzione firmata Paris Hilton
Sulla pagina Wikipedia dedicata alla socialite newyorkese, la sezione dei casi giudiziari che la coinvolgono è più lunga di qualsiasi altra: in effetti, per un bel periodo ne ha fatte di tutti i colori. Quel mondo fatto di copertine patinate e grandi titoli scandalistici che, all’epoca, dettava le agende di ogni celebrità, trovava pane per i suoi denti ogni qual volta Paris varcava la soglia della sua mega villa. Da un certo punto in poi, però, qualcosa cambia. Paris Hilton smette di essere un semplice nome da gossip, e diventa un fenomeno mediatico. Il reality The Simple Life, insieme all’amica Nicole Richie, la consacra come protagonista e pioniera di un nuovo di tipo di fama: quella che trasforma la propria quotidianità in uno spettacolo. O, in altre parole, la propria persona in un brand.
Abiti rosa, Chihuahua in braccio (a volte, nella borsetta), voce volutamente infantile e l’ormai iconico “That’s hot” costruiscono un personaggio tanto riconoscibile quanto studiato, e… vendibile. Dietro la façade da bionda svampita, si nasconde una strategia precisa: fare di sé stessa un ruolo, e delle sue avventure uno storytelling continuo, capace di calamitare l’attenzione del pubblico e di guidarne desideri e bisogni ancor prima che esistessero i social network. Capace, quindi, di monetizzare. Chiunque la voglia emulare non si ferma ad imitarne lo stile, ma compra direttamente – o indirettamente – da lei e la sua immagine.


Dai profumi alle linee di moda, dai libri ai giochi per il cellulare, dai DJ set alle apparizioni pubbliche: ogni aspetto della sua vita diventa un prodotto commercializzabile. Prima che il personal brand o l’influencer marketing entrassero nel vocabolario comune, Paris già incarnava il concetto, monetizzando su sé stessa con risultati incredibili. Il business combinato di profumi e abbigliamento, ad esempio, ha generato un fatturato superiore al miliardo di dollari.
Cultura del sé e identità digitale: quando la fama diventa il prodotto
In un mondo pre-social, Paris era i social. Ha inventato la cultura del sé, mettendosi in vetrina e controllando la sua stessa narrazione, dando al suo pubblico quanto bastava di quell’illusione di intimità e vicinanza – obiettivo e ossessione di ogni influencer odierno. Oggi, viene riconosciuta – e si autoproclama – come OG influencer: da Kim Kardashian in poi, tutte hanno seguito, consapevolmente o meno, il modello che lei aveva già creato. Ha trasformato la sua fama in un prodotto, anticipando l’idea che la visibilità potesse diventare un mestiere. E che la propria personalità potesse influenzare quelle altrui.



Dal Vangelo secondo Paris
Al giorno d’oggi tutto viene chiamato “iconico”. Ma se qualcuno lo è per davvero, quella è Paris Hilton. Perché? Al di là della creazione di neologismi come sliving (fusione di slaying e living, ovvero “vivere la vita al massimo”), e di frasi diventate virali prima che la viralità esistesse, come “Cammina sempre come se indossassi una tiara invisibile”, a lei si attribuisce persino l’invenzione del selfie: era il novembre 2006, quando scattò alcune foto con Britney Spears, molto prima che l’autoscatto diventasse una pratica quotidiana. Per non parlare delle sue graphic t-shirts, manifesti pop capaci di dettare tendenze e linguaggio.


Icona pop e mente strategica: come direbbe Paris, that’s hot!
Foto: Pinterest


