La stilista marittima della California ha portato i suoi cappelli in tutti i red carpet con storie di teatralità come ex-drag queen e femminilità attuale che porta come donna trans.
Il sogno americano
Erik Charlotte è una stilista transgender che da almeno un anno, con il suo tripode, sfondo casalingo e un sogno, è apparsa in bocca a tutti. Salta subito all’occhio come un capo di alta moda e di una confezione impegnativa. Si è decisa a portare stravaganza e differenza in una città segnata dal fast fashion e dalle tendenze fugaci come la California.


“Ho imparato a cucire a 15 anni, quando mia nonna mi insegnò a usare la macchina da cucire. Otto anni dopo, trascorro ancora ore di fronte alla stessa macchina” dichiara Erik Charlotte nel suo sito web. Autodidatta e avventuriera crea i suoi capi tra il suo appartamento e il suo studio vestendo celebs come Emma Chamberlain, Marina e Conan Gray.
Vestiti notevoli che evocano tanta teatralità quasi customizzati. Non solo da un lato di confezione ma come si presentano sulla modella e il carattere che lei adotta indossando questi vestiti. Semplicemente stando fermi, danno un giro al corpo e alla propria personalità. Erik si ispira al mondo, all’architettura, ai cartoni, ai videogiochi, al genere e all’anatomia. Tanti dei suoi pezzi sono nati dall’esperienza e dal sezionamento di capi già fatti che venivano rintracciati creando modifiche in un eterno gioco di prova ed errore.
La nascita di una drag queen
Questa teatralità viene anche ispirata all’arte delle drag queens visto che Erik Charlotte aveva imparato da sua nonna per creare i suoi propri outfit. Avendo passato la sua adolescenza come drag queen ritrova quell’esagerazione delle silhouette (considerate) femminili come la vita snella e i fianchi ampi. Un altro aspetto del mondo drag che porta Erik nel suo brand è la non-conoscenza.

Ha imparato da sola mentre creava e sbagliava sia sul patronaggio che sulle cuciture; è molto comune che all’inizio di una carriera di drag queen si facciano dei vestiti con la colla a caldo o le tecniche di moulage che non richiedono cartamodelli o conoscenza di tecniche di cucitura. Prima di transizionare, faceva delle performance come drag queen e trovava la gioia non solo nell’arte dell’esibizione ma anche nel pensare e confezionare i look. Dopo aver transizionato ha capito che il suo mondo era quello della moda e non concepisce una vita in cui non si dedica a creare vestiti e plasmare la sua visione del mondo sui vestiti.
La coerenza di uno stile riconoscibile
Tessuti arricciati, corsetteria e strati infiniti che aiutano a creare le silhouette voluminose come quelle che ha portato Conan Gray sul red carpet degli VMA Awards. Gonne a palloncino, tulle, volant e il contrasto tra la durezza della corsetteria e la leggerezza ed esplosione dei materiali nominati precedentemente. Dietro ogni capo c’è una storia e un’atmosfera che si crea attorno a esso. Crea un’esperienza per chi lo indossa ancora prima di indossarlo!


Erik trova delle forme di continuare con un layering (stratificazione) che non è pesante agli occhi e in cui tutti i pezzi di ciò che si indossa si capiscono e si complementano. Molto lontano per esempio dal “trashcore” in cui si accumulano dei vestiti rotti o destrutturati per farli assomigliare a un look letteralmente “da spazzatura”. Ogni strato viene capito e voluto dalla stilista che dichiara di non usare mai Pinterest, le cose arrivano alla sua mente e qualsiasi forma che trova per creare uno sketch, la usa.
Soprattutto, la consapevolezza che non esistono mestieri o progetti “di donna” e “di uomo” ma che chi ha una passione deve venire accompagnato e supportato. Sicuramente non sia il primo brand a creare gonne a palloncino e corsetteria, però il suo stile diventa subito riconoscibile all’occhio di chi lo conosce e intrigante da chi no. Le silhouette sono sicuramente armoniose e compensate in vestiti che si parlano a se stessi dalla testa ai piedi dando una coerenza al brand. Con i suoi look sempre rifiniti da cappelli, non vediamo l’ora di vedere cosa ne esce fuori ancora.
Foto: Pinterest


