F*cking Tourist!

da | CULTURE

Il dito medio di Jolipunk contro il turismo esotizzante

“Vaff! Non voglio finire su una cartolina.” Con questa frase rilanciata su Instagram il fotografo Nicolas Demeersman, in arte Jolipunk, sintetizza tutto il senso del suo progetto fotografico Fcking Tourist. Un lavoro nato come gesto di ribellione ma che diventa ben presto un manifesto contro il turismo esotizzanteun tipo di turismo che guarda alle culture “altre” (soprattutto non occidentali) come curiosità affascinanti, esotiche, diverse, spesso semplificandole o stereotipandole.

Così, il dito medio che i soggetti delle fotografie mostrano all’obiettivo diventa molto di più di una mera provocazione. Si tratta di un rifiuto diretto, viscerale, ironico ma potente, da parte della popolazione locale stanca di essere trasformata in folklore per il turismo di massa.

F*cking Tourist si ribella agli stereotipi

E’ stato proprio mentre Nicolas Demeersman fotografava i locali che uno di loro l’ha osservato, dicendogli:  “Scusa, ma tutti i turisti ci fotografano come oggetti di folklore… E un giorno ci ritroviamo su una cartolina! Quindi niente foto per me!”

Da lì, Demeersman ha capito l’importanza dei ritratti, quelli veri, che non sarebbero mai finiti su una cartolina patinata e sorridente.

Fcking Tourist* non è solo un titolo provocatorio: è una dichiarazione di guerra ad un sistema che riduce culture e individui a stereotipi vendibili. Il progetto non vuole criticare il viaggio in sè ma trasformarlo in un’esperienza profonda e di consapevolezza. Invece di cercare la bellezza superficiale, apprezzare la realtà più autentica, bella o brutta che sia.

Le foto sono state scattate in varie parti del mondo (Cuba, Perù, India, Libano, Giordania…)  ma il messaggio è sempre lo stesso: non siamo qui per abbellire il tuo feed di Instagram. Inoltre, Jolipunk costruisce ogni scatto come un incontro reale: parla con i soggetti, spiega il progetto, chiede il consenso. Il dito medio non è imposto, ma scelto.

Spesso i soggetti ridono, prendono in giro il fotografo, sovvertono le aspettative. Così facendo, si rifiutano di essere “immagini da cartolina” e diventano complici di una messa in scena consapevole. L’opera funziona proprio perché mette a disagio. Il dito medio, per quanto universalmente riconoscibile, assume significati diversi in base al contesto culturale.

Jolipunk, attraverso questo progetto, ci invita a interrogarci sul modo in cui viaggiamo, su come raccontiamo ciò che vediamo, e soprattutto su cosa scegliamo di mostrare. È un invito a rallentare, a dialogare, a osservare senza possedere. Non più souvenir, ma relazioni. Non più “foto ricordo”, ma memoria consapevole.

E forse è proprio questo il lascito più potente del progetto: l’idea che ogni immagine possa essere anche un atto di responsabilità.

Faux Che, L’Avana, Cuba. 2010

Foto: Jolipunk Blog