Cosa succede quando il corpo di una donna disturba più delle sue idee?
Gabriella Greison e l’ennesimo caso di sessismo nella comunicazione scientifica
Gabriella Greison, fisica, scrittrice e divulgatrice scientifica, è stata recentemente travolta da una tempesta mediatica sui social dopo la pubblicazione di un video in cui, indossando un vestito estivo, parlava di fisica quantistica. L’occasione era la cerimonia di laurea all’Università di Catania, dove Greison era stata invitata come madrina accademica. Ma invece di celebrare la sua presenza e le sue parole, una parte del pubblico ha scelto di concentrarsi sulla sua scollatura.

Le critiche non sono arrivate solo da uomini, ma — fatto ancora più emblematico — anche da molte donne. Commenti come “che poppe quantistiche” e insinuazioni di puro sessismo hanno invaso i social, dimostrando quanto sia ancora fragile la percezione pubblica del ruolo della donna nella scienza.
Greison ha reagito con fermezza e ironia, sottolineando che ciò che ha turbato non è stato il suo abito, ma il fatto che una donna potesse parlare di fisica quantistica senza invocare un’autorità maschile e senza chiedere il permesso. La sua dichiarazione — divenuta virale — è emblematica:
“Quello che vi ha turbato non è il vestito. È il fatto che una donna possa parlare di fisica quantistica senza ricordare un uomo e quindi senza chiedere il permesso. Che possa salire su un palco, spiegare la funzione d’onda e intanto avere le tette.”
Quando il sessismo colpisce la scienza: altri casi noti
Il caso di Gabriella Greison non è isolato. Episodi simili si sono verificati in tutto il mondo, dimostrando quanto sia radicata una cultura che giudica le scienziate non solo per ciò che dicono, ma per come appaiono.
1. Katie Bouman e l’immagine del buco nero
Nel 2019, la giovane informatica Katie Bouman divenne celebre per il suo ruolo nella creazione del primo algoritmo che ha permesso di “fotografare” un buco nero. Anche lei fu travolta da messaggi che minimizzavano il suo contributo, insinuando che fosse solo “la ragazza nella foto”. L’aspetto fisico finì, incredibilmente, al centro del dibattito più della portata storica della scoperta.

2. Maryam Mirzakhani, la matematica velata
Nel 2014, Maryam Mirzakhani fu la prima donna a vincere la prestigiosa Medaglia Fields, il Nobel della matematica. Alcuni media iraniani si rifiutarono di pubblicare la sua foto senza il velo, riducendo la portata storica del riconoscimento a un dibattito sull’apparenza e non sul merito.

3. Samantha Cristoforetti e le critiche sul look
Anche l’astronauta italiana Samantha Cristoforetti è stata più volte oggetto di giudizi sull’aspetto fisico, sui capelli, sulla voce o sulla sua “freddezza”. Tutto tranne che sul suo talento straordinario come pilota e ingegnere.

Libertà intellettuale sì, ma solo se ben vestita
Questi episodi evidenziano un paradosso culturale: alle donne viene chiesto di essere competenti, preparate, brillanti — ma senza mai sfiorare la sensualità. La scollatura disturba, distrae, “non è consona”. Eppure, non c’è nulla di più moderno del concetto che una donna possa essere autorevole, competente e femminile allo stesso tempo, senza dover “neutralizzare” il proprio corpo per essere presa sul serio.
L’intersezione tra sesso, scienza e percezione pubblica è oggi una delle sfide più rilevanti nel campo della divulgazione e dell’equità di genere. Il corpo femminile è ancora oggetto di scrutinio, anche nei contesti che dovrebbero essere più illuminati, come quello universitario o scientifico.

Perché è importante parlarne
Parlare di questi episodi non significa soffermarsi sul gossip, ma evidenziare una resistenza culturale ancora fortissima all’autonomia femminile, soprattutto quando avviene in contesti di potere e sapere. La scienza non è (o non dovrebbe essere) un club elitario né tantomeno sessista. Eppure, il sessismo scientifico esiste, ed è sistemico.
Per cambiare davvero, non basta che le donne “siano brave”: devono poterlo essere liberamente, senza dover chiedere scusa per come si vestono, si pettinano o si muovono sul palco.

Non è il vestito. È la libertà
Gabriella Greison non ha indossato solamente un vestito verde. Ha indossato la libertà di essere donna, scienziata, e protagonista del proprio sapere. E questo — non la scollatura — è ciò che ha realmente turbato.
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