Chi l’avrebbe mai detto che il look da meccanico avrebbe fatto tendenza? Dal set di “Il diavolo veste Prada 2” arrivano già i primi trend
Da qualche giorno a questa parte non si parla d’altro. Il mondo della moda, e non solo, è in fermento per l’inizio delle riprese del sequel di “Il diavolo veste Prada”, il film che ha cresciuto generazioni di fashion lovers. Dal set arrivano le prime immagini dei look di Anne Hathaway e Meryl Streep. Andy e Miranda sono già pronte a farci sognare con i loro outfit da favola. Tra le scelte della costumista spicca un capo particolare indossato dalla Hathaway: una tuta da meccanico.

Panthea Bag di Valentino by Alessandro Michele e sandali neri firmati Chanel completano il look che fa storcere il naso. Una jumpsuit da meccanico con patch abbinate è la nuova Mecca dello stile secondo l’attrice. Non è certo la Hathaway la prima ad aver indossato una tuta da meccanico fuori dall’officina. Il mondo della moda ha sempre subito il fascino del workwear.
Workwear: I brand che ci hanno costruito una carriera
Da Dickies a Charrart, negli ultimi anni il workwear ha spesso destato l’interesse del fashion system. Complice l’impennata streetwear dello scorso decennio i pantaloni cargo e le giacche in stile utility sono entrate a gamba tesa nei guardaroba di chiunque. Per non parlare degli scarponcini Timberland, nati per i taglialegna, che sono ormai l’accessorio imprescindibile per ogni fashion addicted amante dello streetwear.

E ancora, nel 2025, il crescente interesse per la Formula 1 e la consacrazione di Lewis Hamilton ad icona glam hanno reso le jumpsuit sportive ancora più d’interesse. Le abbiamo viste perfino sul blue carpet del Met Gala 2025. A portarla, per una micro performance durante la sfilata, è stato l’attore britannico Damson Idris’s facendo riferimento al suo film “F1-Il film” con Brad Pitt.
Come nascono le jumpsuit?
L’invenzione della tuta intera, per la moda jumpsuit, ha più di 100 anni. Ad inventarla, negli anni ’20 del 1900, fu l’artista russo Thayaht. Il suo prototipo era un pezzo unico con maniche e pantaloni lunghi che presentava 4 tasche e 7 bottoni. Un capo pratico, adatto ai lavoratori, che presto fece innamorare tutti gli stilisti. E così dalla Russia arriva presto in occidente dove si trasforma in capo da sera. Tra le prime couturier a capirne il potenziale ci fu Elsa Schiaparelli. Negli anni ’50, invece, quelle più alla moda sono disegnate dalla designer statunitense Bonnie Cashin.

A consacrare, ufficialmente, la jumpsuit come must have del guardarono femminile sarà una copertina di Vogue del 1964. Irving Penn scatterà una tuta in jersey di lana firmata Guy Laroche. Da quel momento in poi le jumpsuit sono diventate un punto fermo dell’eleganza femminile. Mentre oggi, nel 2025, Anne Hathaway senza ufficialmente il ritorno della jumpsuit come la pensò Tayat alle origini. Pratica, comoda ed ispirata al mondo dei lavoratori. Un chiaro esempio di come la moda possa nascere anche dal basso. Nulla di nuovo, Paul Blumberg l’avrebbe definito un evidente caso di trickle-up.


