SuperShe Island: un’isola per sole donne

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In Finlandia esiste un arcipelago che ha ospitato la SuperShe Island, un’isola di sole donne che prevedeva percorsi benessere e continuo contatto con la natura.

Ultimamente vediamo sempre più realtà “Women-Only“. Spazi creati appositamente e solo per donne. Si tratta di palestre, bar e club privati che accettano solo ragazze. Questo tipo di realtà nascono per via del più alto senso di sicurezza che si prova a svolgere queste attività quotidiane senza la presenza maschile. Stanno arrivando anche delle serate in discoteca per solo donne e sui social tutti non vedono l’ora, a dimostrazione del fatto che c’è un’esigenza effettiva di spazi solo femminili.

Per quanto riguarda i bar un esempio famoso è il “The Allbright” a Londra, un club privato per solo donne, fondato per creare uno spazio di networking e supporto per donne professioniste e imprenditrici. Offriva spazi di lavoro, eventi e ristorazione promuovendo l’empowerment femminile.

C’è chi sostiene che ritirarsi in spazi “protetti” non risolva le problematiche di fondo che rendono questi spazi necessari, ma che crei solo una “bolla” temporanea. Ma se posso dire la mia, anche 5 minuti senza ipervigilanza non sono per nulla male.

I bar e le palestre non bastano più, arriva l’isola per sole donne: la SuperShe Island in Finlandia.

L’idea è venuta all’imprenditrice americano-tedesca Kristina Roth che dopo aver preso parte a diversi riti benessere ha notato che la presenza di uomini poteva distrarre le donne che seguivano il percorso. Questo impediva alle partecipanti di concentrarsi pienamente su se stesse e sul processo che stavano svolgendo. L’idea, quindi, è stata quella di creare uno spazio dove le donne potessero sentirsi a loro agio completamente, prive di distrazioni o giudizi esterni così da focalizzarsi sulla propria crescita personale, oltre che al relax e la connessione con altre donne.

Photo via Robb Report

Quest’isola geograficamente parlando si trova in un arcipelago paradisiaco sulla costa finlandese, a un’ora e mezza di motoscafo da Helsinki. Natura incontaminata, boschi di pini, rocce, muschio e acque cristalline. Una natura serena e rigenerante, perfetta per le attività all’aria aperta.

Sull’isola tutte le attività sono incentrare sul benessere di mente e corpo.

Sessioni di yoga e meditazione, escursioni, kayak. Si mangia solo in modo sano con ingredienti freschi e locali seguendo ricette ayurvediche e una filosofia “Farm-to-table” e “Ocean-to-table“. Si sono organizzate poi sessioni di gruppo, conversazioni motivazionali e attività per favorire il legame tra le partecipanti. L’idea rimane sempre la stessa: creare una comunità di donne che si supportano a vicenda.

Photo via Business Insider

Oltre al criterio principale di non presentare organi riproduttivi maschili, ci sono altri step di selezione da superare per poter entrare sull’isola. La SuperShe Island, infatti, non è aperta a tutti. Le partecipanti inizialmente dovevano superare un processo di selezione spesso tramite colloquio Skype, proprio con Kristina.

L’obbiettivo era selezionare donne con personalità positive e affini alla filosofia dell’isola. Inoltre, i posti erano limitati: si poteva ospitare un piccolo gruppo di donne in pochi chalet di lusso, fino a un numero di 10.

Inutile dire che questo progetto ha generato dibattitti e critiche, perchè se qualcuno ha visto un’iniziativa inclusiva per le donne, altri vedono un’idea esclusivista e potenzialmente problematica.

Il problema comunque non esiste più: la SuperShe Island è stata venduta alla fine del 2023. L’isola quindi non funziona più come un resort privato esclusivamente femminile, ma il concetto di “SuperShe community” esiste ancora. Tutt’ora rimane una rete globale di donne e l’idea di connessione femminile e benessere che ha ispirato l’esperimento rimane, anche se in altre forme.

Il sito della community risulta inattivo, ma il senso di condivisione, unione e empowerment femminile resta attivo dentro tutte noi, a prescindere dallo yoga e la natura incontaminata.

Photo via The Womb

La SuperShe Island è stato un esperimento interessante e perfino lussuoso per creare uno spazio di ritiro dedicato interamente al benessere femminile, lontano dalle dinamiche di genere tradizionali, immerso in un contesto naturale isolato.

Detto questo, il paradiso finlandese prevedeva alcune regole non scritte come il “No-Makeup” o quasi. L’atmosfera sull’isola tendeva a scoraggiare l’uso eccessivo di trucco in quanto essendo in un ambiente di sole donne con focus sul benessere interiore, non fosse necessario mettersi in mostra. Vero è che truccarsi per alcune donne è molto più di un “abbellirsi” e se molte ospiti hanno apprezzato la libertà di non doversi preoccupare dell’aspetto esteriore, il concetto di libertà forse si è così un po’ limitato.

Era presente anche un forte incoraggiamento a disconnettersi dalla tecnologia con l’invito a un limitato uso dei telefoni e dei computer per immergersi completamente nell’esperienza. Questo portava a momenti di profonde riflessioni e connessioni più autentiche tra le donne.

Quindi si riconferma che SuperShe Island fosse un esperimento sociale e di benessere che voleva offrire un’esperienza trasformativa attraverso l’isolamento, la disconnessione e la profonda interazione femminile.

Possiamo poi circumnavigare la problematica, ma in realtà la creazione di luoghi “Women-Only” non è casuale e una delle principali motivazioni è la sicurezza, assieme alla riduzione delle molestie. Molte donne percepiscono infatti spazi misti come potenzialmente meno sicuri, dove possono essere soggette a sguardi indesiderati, commenti inappropriati o anche molestie, nei casi peggiori.

Photo via Teca Fitness

Quindi un ambiente “Women-Only” vuole eliminare o ridurre drasticamente queste preoccupazioni permettendo alle donne di sentirsi più rilassate e protette. Ma oltre questa principale problematica (non da poco), c’è anche un forte desiderio di sentirsi a proprio agio senza la pressione di conformarsi a standard estetici o comportamenti che possono essere dettati dalla presenza di un possibile “sguardo maschile”.

Di nuovo torna però l’Empowerment e il senso di costruzione di una Comunità.

La creazione di reti di supporto e mentorship che si creano in questi spazi per sole donne, possono trovare terreno difficile in contesti misti. Il focus su esigenze specifiche permette un percorso di crescita mirato, soprattutto considerate le difficoltà che subentrano con le dinamiche di genere, comprensibilissime in un mondo totalmente femminile, meno comprese in un ambiente misto.

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Chi sostiene queste realtà solo donne affermano che questi spazi sono una risposta diretta a problemi reali di molestie, insicurezza e disuguaglianze di genere che persistono nella società. Quindi è normale che finché le donne non si sentiranno sicure e valorizzate negli spazi misti, quelli “Women-only” continueranno a essere necessari. Quindi, non un capriccio, ma un bisogno reale.

Ovviamente non si tratta di una soluzione definitiva, ma sicuramente è un qualcosa che ci dovrebbe far riflettere sulla gravità della situazione.