I nomi strambi in Italia

da | CULTURE

Strade che sembrano battute, profumi che raccontano bugie e oggetti con crisi d’identità, i nomi più assurdi che l’Italia abbia mai partorito.

Diciamolo. In Italia c’è un’arte sopraffina che nessuno osa studiare seriamente perché fa troppo ridere: “l’arte di dare i nomi”. Vie, profumi, panettoni artigianali da 65€, balsami labbra “al fico e tentazione”… tutto ha un nome che ti fa sentire dentro un romanzo rosa scritto da un geometra.

E no, non parlo solo di “Via delle Zoccolette”, che esiste davvero, e non è una leggenda metropolitana come il fidanzato fedele o l’olio extravergine “vero”.

Le vie che parlano (forse troppo)

Chi decide i nomi delle strade? Nessuno lo sa. Si dice siano commissioni comunali, ma io sospetto fortemente il gioco della bottiglia, seguito da un aperitivo abbondante.

Cose come “Via delle Forche” (che esiste, più d’una), “Salita Inferno”, “Via dei Malcontenti”, sono molto comuni. Evidentemente, nel Medioevo avevano voglia di essere sinceri. Tu entravi nel quartiere e sapevi già che non sarebbe finita bene.

Poi ci sono i casi opposti: “Via della Speranza”, “Via del Sorriso”, “Via dell’Amore”. Illusione urbanistica. Non c’è niente di più triste di un cassonetto in Via del Sorriso.

E naturalmente, la mia preferita: “Via dello Zuccherificio” (vero nome, reale, provincia di Ferrara). Non sai se cercare un pasticcere o una puntata di Breaking Bad.

I profumi e la mitologia olfattiva

In profumeria le cose peggiorano. Là dentro, ogni boccetta è un romanzo russo e ogni spray una dichiarazione d’amore passivo-aggressiva. Nessun profumo in Italia ha il coraggio di dire “sa di pulito”. No. Deve evocare emozioni che nemmeno senti sotto Xanax. Tipo Ambra Mistica d’Oriente Segreto, sì ma… segreto di chi? Di quale oriente? E l’ambra mistica è una resina o una ragazza in Erasmus? O Cuore di Pepe Nero e Cedro Selvaggio, pare un piatto di MasterChef. Invece è un profumo da 160€, che ti fa odorare come il cassetto delle spezie di tua zia.

Poi arriva Fico di Amalfi, che è fresco, è mediterraneo, è solare. Sì. Ma è anche fico. E lo sappiamo tutti che quella parola, in Italia, non è mai solo un frutto. Se poi gli metti “di Amalfi” accanto, diventa automaticamente qualcosa che tua zia si metterebbe dietro le orecchie per andare a messa.

E se pensi che siano solo casi isolati, aspetta di leggere etichette come Zagara Nobile, Oud Immortale, Muschio Sacro, Stercus, o ancora Narcotic V , che sembra una droga ma in realtà è solo un profumo di nicchia che costa come una bolletta del gas.

Ogni nome è una piccola sceneggiatura, una bugia a fin di narice. Nessuno direbbe mai “odore buono”. Noi italiani diciamo “scia di passione al crepuscolo”, “essenza di bosco dimenticato da Dio”, “respiro d’ambra sulle onde”, e tutto questo per dire: deodorante. Siamo drammatici, siamo lirici, siamo condannati a non annusare mai senza sentire anche un’emozione repressa.

E questo ci rende bellissimi. E totalmente inadatti alla logistica.

L’oggetto che sogna: dalla ciabatta emotiva al panettone erotico

C’è poi una categoria di oggetti che hanno deciso di avere **una seconda vita semantica**.

Hai presente le ciabatte da farmacia?

Si chiamano “Relax anatomico con bio-schiuma e anima flessibile”.

Cioè, hanno più autostima di me. E io ho fatto due anni di psicoterapia.

Oppure il cuscino “Postura & Benessere” – che, attenzione, non è un cuscino, è un compagno spirituale. Ti corregge la schiena, l’umore, forse anche il karma.

Infine c’è il panettone.

Una volta era “panettone”.

Ora trovi: “Panettone soffice d’Amore con gocce di Passione e arancia stregata”.È un dolce o una setta?

Perché ci piace complicarci la vita (e i nomi)

Diamo questi nomi perché abbiamo un bisogno disperato di raccontare storie, anche quando non servono. Anche quando sono palesemente assurde. Una strada non è solo una strada, un profumo non è solo odore, un paio di ciabatte non sono solo plastica e sughero: sono **esperienze interiori** con un branding esistenziale.

E così, mentre cammini per “Via della Zoccola” con ai piedi le tue “Ciabatte Essenza d’Equilibrio Zen”, profumata di “Fico sensuale del Vesuvio”, ti chiedi: “Ma io… dove sto andando?” E la risposta è una sola: “Verso l’infinito. E molto probabilmente, in circonvallazione.”

Foto: Pinterest

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