Effetto Her: stiamo esagerando?

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Se non avete visto il film “Her” potreste viverlo a breve: OpenAI ha presentato un modello di AI quasi identico a quello del film, ma non solo..

Nel maggio dell’anno scorso, OpenAI presenta un nuovo modello di intelligenza artificiale, lasciando intendere, per nulla velatamente, che l’ispirazione arrivava dal film “Her”.
Facciamo un passo indietro.

Her è un film scritto, diretto e co-prodotto da Spike Jonze, che ha concepito la storia dopo aver letto un articolo online sul chattare con un programma di intelligenza artificiale. Tutto questo nel 2013.

Il film mette in scena la storia di questo scrittore, Theodore, che divorziato da poco, inizia una relazione decisamente intima con Samantha, un sistema operativo con intelligenza artificiale e voce femminile. La relazione si evolve fino a quando Samantha rivela di interagire simultaneamente con tantissimi altri utenti, ovviamente. Theodore quindi si scontra con la dura realtà della sua situazione.

Il significato più intrinseco è legato alla crescente dipendenza dalla tecnologia e di come sia semplice isolarsi nelle società moderne. Aldilà dei temi dell’amore e dell’intimità, notiamo sicuramente questa possibilità di creare connessioni significative con entità decisamente non umane. Ricordiamoci che correva l’anno 2013.

L’uomo ha la necessità di connettersi, ma il problema si crea quando non siamo in grado di dividere il digitale dal reale.


Ora, nella presentazione dell’anno scorso, OpenAI parlava di come GPT-4o sarebbe stato dotato di una voce colloquiale che tenta al mille per mille di assomigliare a un essere umano vero e proprio. Sarà in grado di ridere, scherzare e addirittura flirtare.

Andando oltre la prima somiglianza, la conferma della presa d’ispirazione è arrivata nel momento in cui è stata fatta sentire la nuova voce: era incredibilmente simile a quella di Scarlett Johansson, la voce di “Her”.

Uno potrebbe comunque considerare una coincidenza molto tirata, se non che a margine dell’evento di presentazione viene pubblicato un post su X. Una sola parola: Her.

Ora, il film di Spike Jonze è decisamente un bel film. E’ accattivante e ti tiene attaccato allo schermo. Ma…negli uffici hanno davvero visto e capito interamente la storia? Non so, magari è stato stoppato prima della rovinosa fine o magari si è solo fatto finta di nulla, ma possiamo davvero fare finta di nulla? Saremmo in grado di gestirlo?

L’assistente AI, Samantha, non è di per sé cattiva, non vuole rimpiazzare l’umanità e tantomeno conquistare il mondo: nel futuro creato da Jonze, le relazioni con AI sono totalmente normalizzate.

Succederà anche a noi?

Attualmente esistono diversi programmi di AI che permettono di creare veri e propri personaggi con cui interagire, il più umanamente possibile. Replika è una delle piattaforme più note nell’offerta di compagni AI personalizzabili. Si può impostare la propria relazione con l’AI anche come “partner romantico” arrivando fino a sbloccare interazioni esplicitamente romantiche e addirittura di flirt.


Un altro ha perfino vinto più di una volta il Loebner Prize, un premio dato in una competizione annuale di intelligenza artificiale. Si chiama Kuki (ex Mitsuku) e i suoi premi arrivano dalla sua capacità di sostenere conversazioni simili a quelle umane, mostrando perfino un umorismo arguto.

Anche nelle app di dating vengono utilizzate le AI, in vario modo.

Tinder, ad esempio, ha lanciato una funzione temporanea che permette agli utenti di poter esercitare le proprie capacità di flirting con un avatar AI in alcuni scenari simulati. L’AI fornisce anche un feedback su quanto l’approccio sia effettivamente “caldo”, “coinvolgente” e “interessato”.

FlirtAI, invece, è un app che si propone di aiutare gli utenti a creare risposte flirtanti analizzando i profili e le conversazioni dei loro match, suggerendo delle frasi bomba per lasciare il proprio partner impressionato. Un po’ come quando troviamo delle risposte suggerite dopo aver fatto “match”, anche lì c’è lo zampino dell’intelligenza artificiale.

Insomma, per chi si aspettava un futuro con l’intelligenza artificiale eccoci qua, per Spike Jonze: siamo andati troppo oltre?