La Foundation Louis Vuitton presenta la nuova mostra “Do remember they can’t cancel the spring” di David Hockney
C’è una promessa sospesa nell’aria primaverile di Parigi, una promessa che parla di colore, di memoria e di rinascita. Dal 9 aprile al 31 agosto 2025, la Fondation Louis Vuitton apre le sue porte a uno degli eventi più intensi ed emozionanti della stagione culturale europea: Do Remember They Can’t Cancel the Spring. Una mostra monumentale dedicata a David Hockney, artista inglese visionario e instancabile, che da oltre settant’anni dipinge la vita come fosse un atto d’amore.
Sono oltre 400 le opere che abitano l’architettura della Fondation. Un percorso che attraversa il tempo e le tecniche, dalla pittura ad olio ai disegni su iPad, passando per schizzi a carbone, fotografie ritoccate e video installazioni. Ma non è solo una retrospettiva: è una dichiarazione d’intenti. Un diario visivo che racconta la fame di bellezza di un artista che ha sempre saputo guardare oltre. “Questa mostra ha un importante significato per me, perché è la più grande che abbia mai avuto”, ha detto Hockney con sorriso. “Undici stanze. Saranno incluse alcune delle opere più recenti su cui ho lavorato, e penso che sarà molto bella.”

Il titolo stesso, Do Remember They Can’t Cancel the Spring, evoca un sentimento di speranza: la luce tornerà sempre. È un messaggio nato durante la pandemia, ma che oggi si carica di nuovi significati. In un mondo che cambia, che dimentica e cancella, Hockney ci ricorda che ci sono cose che nessuno può portarci via: la natura, la creatività, la possibilità di meravigliarsi.
Camminando tra le sale, si ha la sensazione di attraversare la vita di un uomo che ha amato profondamente ciò che ha visto: i corpi, i paesaggi, le stagioni, la luce. Si comincia con le opere degli anni ’50, nate tra i banchi del Royal College of Art, e si arriva alle creazioni più recenti realizzate in Normandia, dove l’artista oggi vive e lavora. Ogni stanza è un capitolo, ogni quadro una pagina di un racconto visivo che non smette mai di stupire.

Una delle stanze accoglie i disegni su iPhone e iPad: piccole opere digitali, frammenti quotidiani di fiori sul tavolo, cieli che cambiano colore, luce che entra dalle finestre. “La tecnologia non mi ha mai spaventato,” ha detto Hockney in una delle interviste rilasciate in occasione della mostra. “Anzi, è solo un altro modo di disegnare. E io amo disegnare. Se posso farlo con il dito, su uno schermo, è ancora disegno, è ancora emozione.”
Tra le opere più toccanti, c’è la grande installazione immersiva che riproduce, in scala gigantesca, il susseguirsi delle stagioni in un bosco normanno. Ci si ritrova circondati da alberi che fioriscono, cadono, rinascono. Il tempo si dilata, il respiro si fa più lento. “La primavera non si può cancellare,” ha ripetuto Hockney, “e nemmeno la nostra voglia di vedere.”
In un’epoca in cui tutto sembra accelerare, questa mostra è un invito a fermarsi, a guardare, a sentire. È un viaggio attraverso l’occhio di un artista che ha scelto di credere nella bellezza anche quando sembrava scomparire. E che oggi, a quasi novant’anni, ci ricorda che la primavera — dentro e fuori di noi — non smette mai di tornare.


