Bedroom Culture: simbolo d’identità femminile

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Le camere da letto sono gli spazi in cui gli adolescenti formano la propria identità. Oggi conquistano internet e l’immaginario pop

Prima di avere una camera tutta mia, ho condiviso lo spazio con mia sorella maggiore fino all’età di 18 anni. Credo che per ogni bambina il sogno sia avere una stanza da favola, come quelle viste nei film o nelle case delle star. Io immaginavo una cameretta alla Hannah Montana: un guardaroba infinito, tappeti morbidi e cuscini pelosi, pareti tinte di rosa e viola. E perchè no, anche un bel letto a baldacchino. Quel desiderio però non si è mai realizzato, forse perché non rispecchiava davvero chi ero. Al contrario, la mia stanza era piena di quadri, poster dei miei cantanti preferiti, disegni e vecchie polaroid attaccati sulle pareti e altri cimeli indispensabili simboli di femminilità adolescenziale. Ero felicissima nel mio piccolo spazio nel mondo. Un angolo tutto mio dove potevo essere libera di esprimermi.

La camera da letto diventa così più di un semplice luogo per dormire. È un rifugio, un luogo ideale per isolarsi dal mondo esterno e dove accrescere la propria personalità nella privacy adolescenziale.

Il rifugio sacro dell’adolescenza

La camera da letto è diventata il cuore pulsante dell’universo intimo degli adolescenti, in particolare delle ragazze. Oggi la cosiddetta bedroom culture occupa un posto centrale nello zeitgeist contemporaneo, sia a livello pratico che estetico, come sottolinea il magazine britannico i-D.

Un luogo di creatività ed espressione personale, dove le ragazze si sentono libere di sperimentare col trucco, ascoltare musica, leggere libri o riviste, chiacchierare, ridere e vedere film strappalacrime senza essere viste. 

Ma le ragazze adolescenti fanno anche di più: come scrivere poesie e diari, suonare strumenti, comporre canzoni e coltivare opinioni. Ed inevitabilmente, con l’avanzare della tecnologia, le possibilità di espressione si sono ampliate. La bedroom culture si è evoluta infatti in uno spazio ibrido, dove la creatività privata si intreccia con la condivisione digitale, permettendo alle ragazze di partecipare attivamente a comunità online e di diffondere le proprie idee ben oltre le quattro mura della propria stanza.

Bedroom culture - ADL Magazine

L’origine della Bedroom Culture

Etimologicamente parlando, il termine Bedroom Culture è stato coniato dalla sociologa britannica Angela McRobbie negli anni ’70 con l’obiettivo di descrivere nello specifico la cultura giovanile femminile. McRobbie ha osservato che le ragazze, a differenza dei ragazzi, trascorrono la maggior parte del proprio tempo libero nella loro camera da letto. Un topos centrale della girl culture, dove creare il proprio universo personale e la propria identità.

Tra peluche, locandine di film e concerti, oggetti apparentemente inutili e ricordi nascosti, non c’è luogo più pregno di significati, ispirazioni, e idee custodite gelosamente della camera da letto di un adolescente.

“È lo spazio in cui i giovani esprimono la loro separazione e indipendenza dai genitori” spiega Sonia Livingstone, professoressa di Media e Comunicazione presso la London School of Economics che ha studiato a fondo questa cultura.

Bedroom Culture Art: musica, arte e cinema

“Sono io quella che sta facendo il letto, tiro le lenzuola sopra la mia testa, facendo il letto” canta nostalgicamente Olivia Rodrigo nel suo secondo album GUTS (2023). Una pubblicazione accompagnata da un breve video su Instagram che la vede girovagare in una camera da letto iper-femminile, circondata da libri, tastiere, poster e vestiti gettati per terra.

Ma Olivia Rodrigo non è l’unica artista ad essersi fatta portavoce di questa sottocultura giovanile. Billie Eilish, ad esempio, ha iniziato a comporre e diffondere la sua musica proprio dalla tranquillità della sua stanza da letto, trasformandola in un vero laboratorio creativo. In Italia, Anna Pepe ha fatto un percorso simile. Partendo dalla sua cameretta, è arrivata a scalare le classifiche mondiali, conquistando persino la copertina di Billboard, simbolo di un successo nato in uno spazio intimo e personale.

Ma il potere simbolico della cameretta va oltre la musica. Serie tv recenti come Euphoria, The Summer I Turned Pretty e Sex Education mostrano le stanze private degli adolescenti come un mondo nascosto in cui può succedere di tutto, dove si riflettono le emozioni più complesse e le contraddizioni della vita quotidiana.

Anche nel mondo dell’arte, la cameretta ha avuto un ruolo cruciale. L’opera My Bed di Tracey Emin del 1998, che esponeva un letto sfatto e malmesso, frutto di un periodo di isolamento e crisi personale, ha scosso il pubblico mostrando il lato più crudo e vulnerabile di questo spazio privato. Bottiglie vuote, mozziconi di sigarette, condom usati, vecchie polaroid e così via.

Del resto la cameretta rappresenta, in positivo e in negativo, il primo luogo in cui ogni donna da giovanissima può esercitare il proprio controllo, il proprio potere e la propria libertà espressiva. Proprio lì, per la prima volta, può decidere chi vuole essere e cosa fare di sé.

Tracey Eminn – “My Bed” 1998

Anche Petra Collins, fotografa e regista canadese è salita alla ribalta. Nota per il suo stile onirico e femminile, esplora l’identità e la femminilità attraverso immagini intime e colori pastello. Il suo lavoro pone la cultura della camera da letto al centro di tutto, attraverso fotografie d’avanguardia. Da allora, Petra è diventata la regista di video musicali di riferimento di Olivia Rodrigo, contribuendo a un’estetica nostalgica e autentica dell’adolescenza.

Quella della camera è, del resto, un luogo feticcio anche e soprattutto per gli scenografi. Viene subito in mente la cameretta iper-femminile e camp di Regina George in Mean Girls. Un prototipo esasperato delle classiche stanze teen composte da un enorme letto a baldacchino con tanto di tende, mobili costosissimi e ovviamente il colore rosa a sottolineare la superficialità esibita di qualsiasi dettaglio.

Camera da letto – “Mean Girls” 2004

E poi, c’è Sofia Coppola: la reference cinematografica per eccellenza dell’estetica femminile. Si pensi ad esempio alla stanza da letto delle sorelle ne Il giardino delle vergini suicide. La regista statunitense riassume visivamente il lato più glamour delle ragazze, quello delle lenzuola di lino e dei pattern floreali. Inoltre, i suoi film sono anche simbolo delle tendenze della Bedroom culture maggiormente orientate al disordine e al caos. A conferma del fatto che una ragazza può essere quello che vuole: rivendicare uno stile culturalmente a lei associato, fatto di fiocchetti e nastrini rosa, oppure appropriarsi di quei dettagli codardamente relegati all’uso e al consumo esclusivo del maschile.

Sofia Coppola – “Il giardino delle vergini suicide” 1999

 

D’altronde, come cantava Phoebe Bridgers in I Know the End : “Non c’è posto come la mia stanza”

Foto: Pinterest