Jovanotti è il primo “Maranza”

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Jovanotti: “Io sono un maranza”. Il termine è oggi di uso comune, ma la sua prima attestazione risale al 1989

“Mi chiamo Jovanotti e sono in questo ambiente
di matti di maranza e di malati di mente
fissati con le moto e coi vestiti americani
facciamo tutto ora o al massimo domani.”

1988, Il capo della banda – Jovanotti

Etimologia Maranza secondo Jovanotti

Jovanotti Maranza

Durante un’intervista a Serata d’onore su Rai 2, Jovanotti dichiara: “Io sono un maranza”. Era il 1989 e gli italiani stavano assistendo ad una simpatica chiacchierata tra Pippo Baudo, Adriano Celentano e il giovane Lorenzo.

Legittima la domanda di Pippo Baudo “Allora, cosa significa maranza?”. A cui il cantante risponde: “Il maranza è quello che si impunta, io porto il 44 di scarpe, però mi piace stare col 46, va bene? Forse anche Celentano lo è, ma non è una brutta cosa, eh.”

Insomma, per Jovanotti, il maranza non era tanto un “ragazzetto cringe e rumoroso”, ma piuttosto un personaggio che si faceva notare senza paura del giudizio altrui. 

Il conduttore non perde l’occasione per coinvolgere un Celentano un po’ confuso : “Ma tu che scarpe porti, Adriano?. 43 e mezzo. Non il 45 e mezzo? Allora non è maranza.”

Jova aveva già usato il termine nell’album “La mia moto”, e nel pezzo Bella storia con il verso: “Andare in giro, andare in vacanza, vestirsi da scemi e fare i maranza.” Quello che sembrava essere uno slang giovanile dalla connotazione leggera e ironica, oggi assume un significato completamente diverso.

L’evoluzione della parola: dai Funkytarro ai Maranza

Oggi, secondo l’accademia della crusca, maranza è sinonimo di: ragazzo o ragazza, che appartiene a gruppi di giovani (baby gang) che condividono e ostentano atteggiamenti da strada. Possiede particolari gusti musicali (trap e drill), capi d’abbigliamento e accessori appariscenti (tute in acetato, marsupio, scarpe logate), un linguaggio spesso volgare e spesso atteggiamenti aggressivi.

Jovanotti è il primo "Maranza"

L’etimologia della parola, però, rimane incerta. Alcuni linguisti ipotizzano che derivi dal meridionale maranza, che significa “melanzana”, un termine che potrebbe essere stato influenzato anche da parole come marakesch o Marocco, riferimenti ai “sudisti” nel gergo giovanile.

Tedua, in “La divina commedia”, canta: “Sarai un’esca per la stampa della destra che vorrebbe che un maranza non ci riesca“. La citazione testimonia come la parola, pur mantenendo la sua connotazione di appartenenza a una certa “subcultura”, sia ora legata anche a problematiche sociali e politiche.

Questo nuovo significato ha reso la parola sempre più diffusa e spesso usata con toni peggiorativi. Da quello che era il “funkytarro” degli Articolo 31 negli anni ’90, oggi è il “maranza” delle periferie.

Illustrazioni : Aurora Longo