Junya Watanabe: importabile prêt-à-porter

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Avanguardista e scultorea è la collezione ready to wear di Junya Watanabe che sfila alla settimana della moda di Parigi. L’abito incontra l’architettura e sfida il senso del vestire riportandolo all’origine.

Junya Watanabe

Perché l’essere umano comincia a vestirsi? Per puro senso di protezione. E’ l’uomo l’unico animale nudo della storia che deve cercare soluzioni alternative per proteggersi dagli agenti esterni. Da questa primordiale necessità di sopravvivenza nasce tutto quello che poi si trasformerà nel magico fashion system. Da qui parte la storia narrata dell’ultimo pret-a-porter firmato Junya Watanabe. Una collezione dall’appeal futurista e non convenzionale che, in realtà, torna a vestire l’essere umano per proteggerlo. Sembra assurdo considerare primordiale una collezione che fonde moda e architettura in uno scenario avanguardista, ma i capi spigolosi, le imbottiture e le forme contundenti non suggeriscono altro se non armature. Protezioni innaturali ad un mondo avverso a cui bisogna stare attenti.

Junya Watanabe

La donna di Watanabe è forte e distaccata. Non sembra appartenere a questo mondo e non vuole venire a contatto con chi la circonda, rimane diffidente e calca la passerella sicura che nulla potrà ferirla. A subire questa metamorfosi da abbigliamento ad armatura sono principalmente i capispalla. Le forme perdono di senso, non vestono, ma avvolgono il corpo. Lo inglobano e lo escludono dalla realtà circostante. A fare da protagonista in questa opera di decostruzione è la pelle. Uno tra i primi materiali utilizzati dall’uomo per coprirsi diventa attore in un teatro d’avanguardia.

Junya Watanabe

L’abbigliamento torna ad essere esclusiva funzionalità. Non c’è spazio nella collezione di Watanabe alla decorazione, che si intravede solo in poche uscite dalla stampa floreale. Per il resto il bello è ridotto all’osso e subordinato al funzionale e al total black. Una collezione così avanguardista che torna indietro nel tempo. Un pret a porter, forse, importabile per forme e volumi che, in realtà, non è altro che l’origine di tutto ciò che oggi chiamiamo moda.

Junya Watanabe

Foto: Vogue