A Parigi sfila la moda inumana di Rick Owens, un viaggio nei 24 anni di storia del brand tra forme architettoniche e silhouette da museo.

Parigi, capitale dell’eleganza e della moda con la M maiuscola, quella di Christian Dior e Mademoiselle Chanel, ospita l’arte punk di Rick Ownes. Non esattamente il primo nome che viene da associare all’eleganza senza tempo della città dell’amore quello di Rick Owens. Il romanticismo di Parigi viene, infatti, spezzato dalle forme del designer statunitense. Le proporzioni sono completamente ribaltate. Il senso del vestire perde di significato sulla passerella di Rick Owens. Le forme sembrano appartenere ad un’altra realtà. Un mondo parallelo, forse una terra aliena o forse un futuro post-apocalittico.

La palette di colori è dominata dal nero, spezzato da pochi tocchi di bianco e accenni, qua e là, di rosa, giallo e bordeaux. A parlare in passerella sono le forme d’avanguardia tipiche del mondo Rick Owens. Maxi piumini imbottiti con spalle che svettano verso il cielo ed enormi coperte avvolte ad arte sul corpo dei modelli costituiscono gran parte delle uscite. Tra i dettagli più d’impatto ci sono, senza dubbio i gambali simili a palloncini gonfiabili. Presenti in quasi tutte le uscite gli accessori sono il vero focus point dello show. Realizzato in un materiale che pare essere lattice il dettaglio al fondo della gamba contribuisce a distruggere la grazia della figura umana. È la disarmonia la chiave dello stile di Rick Owens che, con la sua moda, di certo non vuole rassicurare gli animi, ma fare l’esatto contrario.

Una sfilata che è stata definita, sui social: “perfetta per un museo”, in senso per lo più, dispregiativo. Certo è che non vedremo nessuno indossare i panni dei modelli Rick Owens in giro per le strade. E quando una moda non arriva al grande pubblico, forse, non può essere definita come tale. Ma quello di Owens è un linguaggio più alto che parla di una dimensione che viaggia al di là dei trend e delle logiche comuni. Perfetta e la definizione di “moda da museo” per la creatività del designer di Porteville (scritta che si legge anche su alcune uscite di passerella) perché non è di abiti che si parla, ma di un sentire il tempo ed interpretarlo con la propria firma.

Non sta a noi dire se questa sfilata sia bella o brutta perché, al di là dei gusti personali, non si tratta di pura estetica. Questo show è Rick Owens e non c’é altro da aggiungere. È l’essenza di un brand che non ha bisogno di nulla, se non di se stesso, per creare qualcosa di unico ed insostituibile: uno stile che rimarrà nel tempo e difficilmente verrà dimenticato.

Foto: Vogue Runway


