Per la prima volta, dopo cinquant’anni di storia e successi, Stone Island debutterà alla Milano Fashion Week Uomo. Ma come ha fatto a passare dai paninari milanesi degli anni ’80 ai guardaroba più cool di star come Drake? Per poi arrivare alle passerelle milanesi…
Il 12 gennaio il marchio più innovativo di tutti sarà il protagonista assoluto con uno show mozzafiato senza precedenti. Quello di Stone Island infatti non sarà solo un semplice show. Carlo Capasa, presidente di Cnmi, ha anticipato che lo spettacolo del brand sarà molto più di una sfilata, poiché trasformerà La Cattedrale nel Certosa District, in un palcoscenico unico ed emozionante. Qui, la collezione autunno-inverno 2024/2025 prenderà vita insieme al tanto atteso Manifesto del marchio.
Stone Island, da sempre pioniere nell’innovazione e nell’eccellenza tecnica dei tessuti, ha ridefinito il concetto di outerwear, trasformandolo in un’espressione di sofisticata innovazione. L’iconica compass patch sul braccio è il segno distintivo di una qualità artigianale e di un approccio sperimentale che sono diventati marchi di fabbrica del brand.
La Milano Fashion Week Men’s sarà la cornice perfetta per presentare il nostro nuovo Manifesto, che incarna l’essenza dell’heritage, i valori e la missione di Stone Island.
Sicuramente questa Fashion Week sarà per il brand l’inizio di un nuovo capitolo, un’opportunità per Stone Island di riaffermare la sua identità, coinvolgendo la sua community in un viaggio fatto di storia, autenticità e una visione futuristica.

Ma facciamo un passo indietro: simbolo della mascolinità bianca e britannica, Stone Island oggi è uno dei brand più cool in circolazione. Ma come è successo?
La leggenda narra che i primi ad indossare con assidua frequenza i capi Stone, facendone un loro indelebile marchio di fabbrica, furono i paninari milanesi degli anni ‘80. Quei gruppi di fighetti che stazionavano fuori le bancarelle degli stadi, delle fabbriche e delle discoteche. Si dice infatti che siano stati proprio loro a lanciare la moda che piano piano si spostò in Inghilterra come una vera e propria epidemia.
I tifosi inglesi, in trasferta in Italia per seguire le loro squadre nelle coppe continentali contro Inter e Milan, iniziarono a chiedere a quegli uomini che li sfamavano prima e dopo le partite quale fosse il nome di quella marca di vestiti.
Così caratteristica e unica nel suo genere, Stone Island subito fece brecce nel cuore dei britannici che si appropriarono di quel look nuovo e originale. Ben presto, molto presto, Stoney, così la chiamano gli inglesi, diventa un simbolo indissolubile del movimento ultras mondiale.

Il cambio d’immagine nel corso degli anni
Ma definire Stone Island solo come il brand dei paninari milanesi sarebbe alquanto limitante. Negli anni il brand ha cambiato più volti, si è trasformato ed adattato ai periodi storici. Stone Island è tante cose quanto nessuna. È l’uniforme per i lads – i ragazzi che trovi al pub e nelle curve degli stadi. È anche un brand incredibilmente innovativo, con capi di ottima fattura, che non fa affidamento su espedienti o trucchi di marketing per vendere le sue creazioni contorte e utilitarie. È allo stesso tempo cool e profondamente non cool.
Negli ultimi anni, Stone Island ha guadagnato molta attenzione, forse grazie alla collaborazione con il numero 1 dello streetwear, Supreme, e ad artisti del calibro di Drake e Travis Scott che scelgono di indossarlo. E questo perché Stone Island da sempre ha dimostrato la sua natura street.
“Ci cercano perché in un momento in cui tutto si sposta verso lo streetwear, noi siamo percepiti come quelli che l’hanno sempre fatto, e a un certo livello. È un fatto di credibilità. Non siamo gente che arriva adesso e cavalca l’onda. Siamo sempre stati lì ad aspettarla come in Un mercoledì da leoni”. Disse una volta Carlo Rivetti. E infondo come dargli torto.

Cosa rappresenta Stone Island?
Ma quindi, esattamente cos’è Stone Island? E’ tutte queste cose. E probabilmente anche di più. E questo perché è stato adottato da varie scene – trash, rap, trap, paninari milanesi. Fa parte di quasi tutte le sottoculture, eppure c’è qualcosa di intrinsecamente britannico. Il fatto che spesso vedi gruppi di giovani vestiti Stone Island che inclinano sempre il loro corpo in foto per essere sicuri che si veda che giacca indossano, è un testamento al suo status nel Regno Unito. Il logo di Stone Island connota una certa consapevolezza culturale o un prestigio. È come un simbolo per un certo stile di atteggiamento.
Un marchio può significare cose diverse per persone diverse. E Stone Island è esattamente questo. Racchiude appieno la semiotica della moda e tutti i significati che si possono nascondere anche dietro un semplice capo d’abbigliamento come un maglione.
Un marchio nato più quasi per caso e come più una sfida sperimentale che con l’intenzione di diventare un fenomeno di massa, grazie alla genialità e la lungimiranza di Massimo Osti e Carlo Rivetti. Gli abiti Stone Island dovevano vestire gli avventurieri del 21esimo secolo. E possiamo dire che sono riusciti alla grande nel loro intento.

Foto: stonedislandpatch


